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Nessuno uscirà vivo di qui . Jim Morrison & Doors


€ 70,00

  Nessuno uscirà vivo di qui . Jim Morrison & Doors
 
di Jerry Hopkins , Daniel SugermanPrima edizione Italiana – Marzo 1983Gammalibri - Milano
MUSICA, POESIA, ROCK PSICHEDELICO, JIM MORRISON, INQUIETUDINE GIOVANILE, PRIME EDIZIONI, LIBRI RARI

’’Diciamo che ho sperimentato i confini della realtà. Ero curioso di vedere cosa sarebbe successo. E tutto qui: solo curiosità.’’ (Jim Morrison )
«La musica dei Doors conduce la gente a un orgasmo emotivo attraverso la mediazione di parole e note.» (Jim Morrison)
Gli autori : Jerry Hopkins e Daniel Sugerman conobbero personalmente Jim Morrison e i Doors e ’’Nessuno uscirà vivo di qui’’ scaturisce proprio da questa intima conoscenza. Questa è la storia di un genio che passò come un razzo attraverso l’orizzonte musicale e che finì in frammenti brucianti quando la vita gli sfuggì di mano. Una storia vera , nata consumata e conclusa nell’America degli anni Sessanta. Protagonista : Jim Morrison, cantante , filosofo, poeta, ribelle , delinquente. Lo smagliante, provocatorio , carismatico discepolo dell’oscurità, l’esploratore che sondò i confini della realtà per vedere cosa sarebbe successo. Jim Morrison stava diventando un eroe mitico quando era ancora in vita , era una leggenda vivente. La sua morte, velata di mistero e soggetta a una costante speculazione, ha completato la consacrazione, assicurandogli un posto nel pantheon degli artisti ’’maledetti’’ che sentirono troppo intensamente la vita per sopportare di viverla: Arthur Rimbaud, Charles Baudelaire, Lenny Bruce, Dylan Thomas, James Dean, Jimi Hendrix, e via dicendo. Questo libro non accresce né diminuisce il mito di Morrison. E semplicemente una testimonianza per ricordare che è più ’’vero’’ Jim Morrison (e i Doors) della leggenda; che la leggenda è fondata sui fatto reali. A volte il contenuto del gruppo è in deciso contrasto con il mito, a volte inscindibile da esso. Così era l’uomo. Fino ad ora abbiamo saputo poco dell’uomo. Il suo lavoro come membro dei Doors continua a raggiungere nuove fasce di pubblico, mentre il vero talento dell’uomo e le sue fonti d’ispirazione sono quasi sconosciuti. Le storie degli arresti e delle illustri azioni circolano più insistenti che mai, mentre la nostra immagine dell’uomo si fa sempre più vaga. La verità è che Jim Morrison ha cambiato molte vite — non solo quelle che si trovavano nella sua immediata orbita, ma quelle che ha raggiunto come polemico cantante-poeta dei Doors. Questo libro ricopre la vita di Jim, non il suo pensiero. Ma si riesce comunque a vedere in fondo all’uomo guardando semplicemente da dove è venuto e come è arrivato, dove si era diretto.
Brossura morbida a filo illustrata in b/n e colori, formato in 16° cm. 14 x 21, pagine 290 + 26 n.n. catalogo della Gammalibri (2), numerose tavole fotografiche in b/n intercalate n/t. Condizioni usato, normali segni del tempo, opera in ottime condizioni, eccellente esemplare da collezione. Rara Prima edizione Italiana. Titolo originale : ’’No one here gets out alive’’.
’James Douglas Morrison’ , detto Jim (Melbourne, 8 dicembre 1943 – Parigi, 3 luglio 1971), è stato un cantautore e poeta statunitense. Fu il leader carismatico e frontman della band statunitense ’’The Doors’’, dal 1965 al 1971. Cavalcando la rivoluzione culturale degli anni Sessanta, fu tra i più grandi cantanti di rock psichedelico. Impetuoso ’’profeta della libertà’’ e poeta maledetto, è ricordato come una delle figure di maggior potere seduttivo nella storia della musica e uno dei massimi simboli dell’inquietudine giovanile. Nel 2008, Morrison fu posizionato al 47º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone e, l’anno successivo, al 22º posto nella classifica dei ’’50 più Grandi Cantanti del Rock’’ stilata dalla rivista britannica Classic Rock. Morrison dichiarò: «Ci sono cose che si conoscono e altre che non si conoscono. Esiste il noto e l’ignoto, e in mezzo ci sono ’Le Porte’ (The Doors). I Doors sono i sacerdoti del regno dell’ignoto che interagisce con la realtà fisica, perché l’uomo non è soltanto spirito, ma anche sensualità. La sensualità e il male sono immagini molto attraenti, ma dobbiamo pensare a esse come alla pelle di un serpente di cui ci si libererà.»
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.


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In vendita da giovedì 13 dicembre 2018 alle 13:58 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Il libro delle Peonie. Le Peonie Arboree


€ 140,00

  Il libro delle Peonie. Le Peonie Arboree
 
di Gian Lupo OstiPrima edizione Maggio 1997Umberto Allemandi & C. – Torino
BOTANICA, PIANTE, GIARDINAGGIO, PEONIE , GIAN LUPO OSTI, LIBRI RARI, LIBRI CULT

«Una vera bibbia per gli appassionati dello splendido fiore di seta».
In questa famosissima opera di Gian Lupo Osti sono illustrate 152 varietà di peonie arboree, oltre una vasta scelta delle peonie ibridate o selezionate in Giappone, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Sono pubblicate anche foto e descrizioni delle peonie arboree spontanee sulle montagne cinesi che l’autore, sulle orme dei grandi cacciatori di piante dell’epoca vittoriana, ha ritrovato nel loro habitat naturale. La peonia arborea è in Estremo Oriente il fiore all’apice della gerarchia floreale ed è parte importante del patrimonio culturale cinese e giapponese: nelle lacche, nei dipinti, nei tessuti, nelle porcellane, ma anche nelle poesie, ricorre con grande frequenza. Per un poeta anonimo del III secolo avanti Cristo, è la ’’regina del mondo vegetale’’.
Elegante cartonato verdino con titoli in nero al dorso, sovraccoperta figurata a colori, foto dell’autore al risguardo. Formato in 4° grande cm. 21,5 x 31,5 , sguardie di colore verde acqua , pagine 126 (2), insuperabile ed unico apparato iconografico : circa 250 tavole fotografiche a colori , anche a doppia e tutta pagina intercalate nei testi , di cui 152 tavole numerate con esaustive didascalie. Dall’indice : Introduzione alla Peonia Arborea - La Peonia nella cultura e nella storia - Le Peonie in natura e la prima spedizione - La seconda spedizione in Cina e la nuova classificazione delle peonie - Cenni sulla coltivazione e cura delle Peonie arboree. Catalogo : Le peonie più belle - Varietà cinesi - Varietà giapponesi - Varietà francesi - Varietà inglesi - Varietà nord americane - Il ciclo della peonia arborea : dal seme alla pianta. Condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione. Rarissima prima edizione , opera molto conosciuta e ricercata.
Gian Lupo Osti (1920-2012) è stato protagonista nel dopoguerra della riorganizzazione dell’industria italiana e, dopo essersi ritirato da ogni attività industriale, si è dedicato alla natura e in particolare alla ricerca delle peonie arboree nel loro habitat naturale in Cina; a una specie nuova, trovata in queste spedizioni, i botanici cinesi hanno dato il suo nome, Paeonia ostii. Appassionato di natura, della montagna, di alberi, ha scritto vari libri e articoli su questi argomenti. Assieme ad altre persone e istituzioni italiane e britanniche ha fondato e presieduto per vari anni l’Associazione degli Amici dei Giardini Botanici Hanbury, per il rilancio di questo giardino botanico al confine occidentale della Riviera ligure. La Royal Horticultural Society britannica gli ha assegnato, unico italiano, la Medaglia d’Oro per il contributo dato al progresso della botanica e dell’orticultura. Specializzatosi nello studio delle peonie, ha organizzato spedizioni alla ricerca delle peonie arboree nelle catene montuose della Cina.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.


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In vendita da mercoledì 12 dicembre 2018 alle 13:14 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Nelle terre della conquista. Donne e costumi di Tripoli e Cirene


€ 84,00

  Nelle terre della conquista. Donne e costumi di Tripoli e Cirene
 
di Giacinto Cottini1912 – Prima rarissina ed unica edizione ( I° Migliaio)Libreria Editrice Internazionale Il Prisma’– Torino
GUERRA COLONIALE, COLONIALISMO, TRUPPE COLONIALI, LIBIA , LIBRI RARI, PRIME EDIZIONI

Bella brossura con titoli in nero e disegno di Golia (Eugenio Colmo, detto ’’Golia’’ (Torino, 29 ottobre 1885 – Torino, 15 settembre 1967, pittore, illustratore grafico, disegnatore di moda, caricaturista e ceramista), tavola fotografica in b/n intitolata ’’nell’Harem’’. Formato in 8° cm. 17,5 x 25,5, spillato, pagine 40 , tavola in b/n in antiporta, numerose tavole fotografiche in b/n f/t anche a tutta pagina , al solo recto. Titoli dei capitoli : Genti e vicende della nuova colonia Italiana – Le figlie della stella del mattino – La Ilah Il Allah. Alla fine Bibliografia di riferimento. Condizioni usato, normali segni del tempo e d’uso, leggeri segni di umidità alla quarta di copertina, opera completamente originale , nel complesso ottimo esemplare da collezione. Rarissima opera relativa al primo colonialismo Italiano , nessuna citazione in rete , veramente un pezzo introvabile.
La conquista italiana della Libia prese il via tra il 4 e il 5 ottobre 1911 con gli sbarchi delle truppe italiane, rispettivamente a Tobruk e Tripoli, inviate da Giolitti contro l’Impero Ottomano. Il corpo di spedizione, al comando del generale Carlo Caneva, era forte di 35.000 uomini, saliti poi a 100.000 nei mesi successivi. Con il Trattato di Losanna (o di Ouchy) del 18 ottobre 1912 la Turchia conservava la sovranità formale sulla Libia ma demandava all’amministrazione italiana il controllo, anche militare, della fascia costiera tra Zuara e Tobruk. L’occupazione e il controllo del territorio si rivelarono più difficoltose del previsto, a causa della fiera opposizione dell’esercito turco prima e delle formazioni irregolari libiche poi. Tra il 1913 e il 1914 la presenza del regio esercito si estese alla Tripolitania settentrionale e il colonnello Miani guidò una colonna di ascari eritrei fino al Fezzan. Ma alcune sconfitte nell’inverno 1914-15 e lo scoppio della prima guerra mondiale costrinsero gli italiani a ripiegare sulla costa, tenendo saldamente alcune località come Tripoli, Zuara e Homs in Tripolitania, Bengasi, Derna e Tobruk in Cirenaica. I territori interni, invece, vennero, di fatto, governati da alcuni notabili locali in Tripolitania e dalla Senussia (organizzazione religiosa e politica mussulmana) in Cirenaica. Terminato il primo conflitto mondiale, in Italia fu adottata la politica delle concessioni che portò, con gli ’’Statuti libici’’ accordati a Tripolitania e Cirenaica e l’accordo con i senussiti, a un periodo di sostanziale pacificazione del Paese africano. Con il capo dei senussiti, Mohammed Idris, infatti, furono conclusi i patti di Acroma (aprile 1917) e di Regima (ottobre 1920), in base ai quali Idris riconobbe la sovranità italiana sulla Cirenaica e il possesso della costa, avendo in cambio, dal governo italiano, il riconoscimento del titolo di ’’emiro’’, nonché l’amministrazione delle zone interne e il diritto di tenere forze armate. L’anno prima, nel 1919, era stato concesso lo statuto alle due colonie, con la previsione dell’elezione di due parlamenti locali e di alcuni diritti alle popolazioni. A Tripoli, però, il parlamento non venne mai eletto mentre quello in Cirenaica funzionò per poco tempo e senza alcun risultato rilevante. La situazione in quest’ultima colonia, tuttavia, restò alquanto migliore rispetto alla prima. Il controllo dei senussiti, infatti, contribuì a garantire l’ordine, almeno per un certo periodo di tempo, cosa che invece non accadde in Tripolitania dove le lotte tra i capi locali e il contrasto tra arabi e berberi impedirono il funzionamento di quella repubblica tripolitana, proclamata dai ribelli nel novembre del 1919, creando incertezza e confusione. Nel 1921 fu istituito il Governatorato della Tripolitania e nominato governatore Giuseppe Volpe, industriale e futuro Ministro delle Finanze, che riprese l’avanzata militare occupando, tra gennaio e febbraio 1922, il porto di Misurata Marina. Tra aprile e maggio, grazie anche all’azione dell’allora colonnello Rodolfo Graziani, le forze arabe vennero respinte. Mentre in Italia, si svolge la marcia su Roma le truppe italiane occupavano Jefren.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale



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In vendita da martedì 11 dicembre 2018 alle 13:37 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Le donne che leggono sono pericolose


€ 100,00

  Le donne che leggono sono pericolose
 
di Di Stefan Bollmann (autore), Elke Heidenreich (autore), Ida Bonali (traduttore), Prefazione Di Daria Bignardi.Novembre 2007Rizzoli Editore – Milano
ARTE VISIVA , PITTURA, EMANCIPAZIONE FEMMINILE, SOCIOLOGIA , LIBRI ILLUSTRATI, OPERE NON COMUNI

’’Le donne che leggono sono pericolose soprattutto per se stesse. Ci sarà un motivo se la storia dell’umanità ha ritardato la lettura alle donne: la natura sapeva che avrebbe complicato loro la vita. Comunque sia, pazienza: leggere è meraviglioso, è forse l’esperienza più emozionante della vita, quella che ti accompagna più a lungo, dall’infanzia alla morte’’.
Le donne e i libri sono state passioni talmente divoranti e proibite da aver sedotto pittori e fotografi di ogni epoca. Tra le immagini proposte in Le donne che leggono sono pericolose non ci sono uomini. Ci sono solo donne che leggono. Donne, vecchie e giovani, in giardino, sul divano o a letto, con i volti sognanti o concentrati, nude, in déshabillé o magnificamente vestite, di cui vediamo le braccia, i capelli, il capo chino, ma raramente scorgiamo gli occhi: solo quando hanno appena finito di leggere e alzano per un istante lo sguardo riusciamo a intravederne l’espressione ancora sognante. Da Simone Martini a Rembrandt, Vermeer e Fragonard, da Matisse, Heckel e Hopper fino alla famosa fotografia di Eve Arnold con Marilyn Monroe che legge l’Ulisse: questo libro mette in scena una galleria di figure affascinate e affascinanti. Attraverso dipinti, disegni e fotografie, questo volume racconta la storia appassionante, piena di bellezza, grazia ed espressività, della lettura femminile dal XIII al XXI secolo.Se è vero che le donne in politica sono meno degli uomini, che hanno meno voce in capitolo per quanto riguarda il lavoro e che godono di meno considerazione rispetto ai maschi nella società, è anche vero che le donne leggono molto di più degli uomini. Nel corso dei secoli, le donne lettrici hanno sempre fatto paura agli uomini comuni che vedevano nella lettura un modo per la donna di emanciparsi. Le donne sono state lungo la storia ’’ le piccole mosche’’ che cadevano nella rete della parola scritta, scrive Dubravka Ugrešic nel suo libro ’’Vietato leggere’’. E lo sono tuttora: ancora oggi cadono nella rete delle storie, entusiaste, attente, avide di passione per le parole. Sanno ancora innamorarsi se qualcuno scrive una bella lettera, anzi sperano, in cuor loro, che qualcuno la scriva perché l’amore vive di parole, chiede di essere scritto a caratteri maiuscoli. Sui roghi dell’Inquisizione andavano in cenere soprattutto donne e libri. E oggi che non si bruciano più né libri né streghe? Com’è cambiata la situazione? È quello che si chiedono gli autori di questo libro proponendoci una splendida carrellata di dipinti e fotografie artistiche : Le donne che leggono sono pericolose perché, sostengono Stefan Bollmann e Elke Heidenreich, in questo modo si sono appropriate di conoscenze ed esperienze originariamente non destinate a loro. La logica è banale: chi legge, riflette e chi riflette si fa un’opinione, chi ha una sua opinione si differenzia e, di conseguenza, è un nemico del ’’sistema’’. Questa riflessione fa subito correre il pensiero a ’’Fahrenheit 451’’ di Ray Bradbury in cui i pompieri, invece di spegnere gli incendi, li appiccano bruciando proprio i libri, che sono così temuti perché ’’rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, senza pori, senza peli, inespressive’’. Se i libri sono sempre stati un pericolo per il loro potere di suscitare il pensiero, di procurare piacere, per la loro capacità di trasportare in mondi lontani, addirittura di far dimenticare spazio e tempo, ci si può facilmente immaginare quanto sia stato lento e tortuoso il cammino per le appassionate di lettura. Sono stati necessari molti secoli, infatti, perché alle donne venisse permesso di leggere ciò che volevano: se prima potevano ricamare, pregare, allevare bambini e cucinare, nel momento in cui hanno capito che grazie alla lettura avrebbero avuto la possibilità di sostituire l’angusto mondo della loro casa con quello sconfinato del pensiero, della fantasia e del sapere, sono in qualche modo diventate una minaccia. Le donne che leggono sono pericolose perché non si annoiano mai e qualunque cosa accada hanno sempre un via di fuga: se ne infischiano se le fai troppo soffrire perché loro s’innamorano di un altro libro, di un’altra storia, e ti abbandonano , scrive Daria Bignardi nella sua divertente prefazione. E ancora: Le donne che leggono sono pericolose perché nutrono i loro sogni e non c’è nulla di più rivoluzionario di una donna che sogna di cambiare la propria vita: se lo fa, farà la rivoluzione, se non lo fa seminerà il terrore.
Cartonato editoriale color rosso con titoli in bianco al dorso, sovraccoperta figurata a colori ( dipinto ’’Après le bal di Ramon Casas y Carbo . 1895’’) , formato in 4° piccola cm. 17,5 x 25, sguardie figurate a doppia pagina, pagine 152, edizione illustrata, numerosissime tavole, disegni, illustrazioni, foto ed opere a colori e b/n , anche a doppia paginA, intercalate nei testi. Condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione. Opera esaurita, fuori catalogo, rara e ricercata.
(....)Probabilmente è vero, le donne che leggono lo fanno notare più di quanto non facciano gli uomini, ma forse è soltanto perché sono fatte così: dissotterrano i tesori custoditi tra le pagine e li condividono; nutrono gli altri (loro, soprattutto, gli uomini che continuano a temerle tanto) con i cibi più pregiati che hanno , amano quello che leggono così come amano coloro che leggono. Chissà se gli uomini capirebbero di più le donne se leggessero Sylvia Plath, Virginia Woolf, Carson McCullers o Dorothy Parker così come noi leggiamo Hemingway, Faulkner, Roth, Flaubert e Balzac; magari non cambierebbe niente, ma così, forse, potrebbe succedere anche a loro di rimanere imprigionati in un libro. E a quel punto sì che l’amore diventerebbe pericoloso!
Il presente volume fa parte della mia colelzione personale.






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In vendita da lunedì 10 dicembre 2018 alle 15:15 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Il numero delle bestie


€ 250,00

  Il numero delle bestie
 
di Ericailcane2008Logos – Modena
ARTE MODERNA, STREET ART, ODDITY, COMUNICAZIONE VISIVA, LIBRI RARI, LIBRI CULT

’’Straordinari animali, padroni incontrastati di un mondo senza umani’’.
’Il numero delle bestie’ è un volume realizzato in occasione della mostra personale di Ericailcane, presentata alla galleria D406 di Modena nel 2008. L’Opera contiene una ricca e significativa selezione di disegni su carta realizzati dall’artista in due anni, fra i quali non potevano mancare quelli realizzati appositamente per la campagna promozionale della stagione di Emilia Romagna Teatro, oltre alle più recenti pitture su tela. Provate a immaginare gli animali protagonisti dei libri di favole per la vostra infanzia e a proiettarli in un’atmosfera post-umana, dolorosamente costretti a sopravvivere alle contraddizioni e alle ipocrisie della realtà. Poi prendete l’angosciante rappresentazione umana di Bosch e la minuziosa perfezione delle incisioni di Dürer e unitele all’aspra satira sociale di Banksy e Blu. Eccovi l’intuizione e l’opera di Ericailcane. Un illustratore che parla attraverso gli animali, un fumettista senza vignette, un cantastorie senza parole, un artista senza nome e cognome. Non ne ha bisogno, del resto: i suoi personaggi parlano da sé, in una lingua a tratti noir che ricorda Edward Gorey (Adelphi) o Tim Burton (Einaudi) e che attua un registro comprensibile ad apprezzabile non solo dagli adulti ma anche da ragazzini e ai giovani.
Il numero delle bestie è dunque una narrazione senza parole, ma non per questo muta: basta osservare dettagli, tratti e particolari, basta perdersi nelle sfumature e nelle ombre per sentir affiorare il brulicare di molteplici e ibride umanità, seppur zoomorfe. Due topolini che danzano abbracciati, in pose umanizzate, ci fanno sorridere di tutte quelle volte che, magari, siamo stati come dei topolini, o ci siamo sentiti tali, schiacciati dalle mostruosità o dalle disgrazie di questa vita, o da un datore di lavoro che, in fondo, anch’egli non è che un fragile, insignificante topolino. In questa insignificanza, in questa fragilità, sta forse tutta la grandezza dell’uomo, e Nietzsche ce lo insegna. Non vi è testo. Solo immagini, eloquenti di quanto poesia e immaginazione possano unirsi in un’opera capace di elevarsi al di sopra del linguaggio, per trasmettere concetti umani e universali, di amore, comprensione, ironia, rispetto, in preciso stile mitteleuropeo.
Raffinato ed elegante volume in tutta tela editoriale di color marrone con titoli in nero e bianco ai piatti e dorso, tavole dell’artista in b/n alla prima e quarta di copertina. Formato in 4° cm. 17,5 x 29, pagine (4) 106 n.n. (2), unico e superlativo apparato iconografico : circa 200 affettuosissime opere ( disegni ed incisioni ) su carta in b/n e colori a tutta pagina, anche a doppia pagina. Condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione. Rarissimo e ricercato catalogo del famoso artista di Street Art , il ’’Banksy’’ della Via Emilia.
Ericailcane è un artista italiano. Street artist, illustratore, disegnatore e scultore, ha realizzato graffiti e installazioni in tutto il mondo. Secondo l’Istituto di Cultura Italiana di Chicago, Ericailcane appartiene a quella generazione europea di nuovi artisti di strada che hanno rivoluzionato il modo di concepire lo spazio pubblico. Ha iniziato a farsi conoscere all’inizio del nuovo millennio con i graffiti nei muri e nei centri sociali bolognesi, così come in alcuni eventi di videoarte organizzati dall’Accademia di Belle Arti di Bologna, presso la quale si è formato. Molto importante è la sua collaborazione con lo street artist Blu, con cui condivide fin dagli esordi la creazione di numerosi murales a più mani, quasi sempre di enormi dimensioni. I lavori di Ericailcane sono caratterizzati da una precisione scientifica con cui l’artista delinea inquietanti animali dalle movenze umane, inseriti in contesti estraneanti, talvolta carichi di un significato sociale o ecologico. L’Autore attinge dunque a un serbatoio d’immagini onirico e surreale, che fa riferimento a un passato culturale colto, trasportandone i fantasmi nel caos visivo contemporaneo. Narrando a modo suo, con poesia e disincanto, la triste quanto bieca condizione umana. Servendosi di raffigurazioni metaforiche che vivono di vita propria, in balia dell’osservatore e del proprio vissuto, e che raccontano con un sorriso le debolezze, le angosce e le tristezze dell’animo umano. Di gran classe pure i disegni realizzati per il libretto della stagione teatrale dell’Ert - Emilia Romagna Teatro, dove cervi, galline, orsi ed elefanti elegantemente vestiti, descritti con una punta ironica e deliziosamente irriverente, si ritrovano insieme sulle poltrone del teatro. Raffinato altresì il volume pubblicato in occasione della mostra, edito da Logos e distribuito in libreria, che permette di dare un ulteriore sguardo all’affascinante universo del gruppo. La stessa iconografia ricorre anche nei suoi raffinati disegni, nei libri d’artista, nei video e nelle installazioni, realizzati spesso su commissione pubblica, dall’enorme pupazzo-scolaretto allestito nel 2009 su incarico del Comune di Bologna per il tradizionale Vecchione, in piazza Maggiore, fino alla decorazione murale nel 2013 della facciata del Museo d’arte Contemporanea di Bogotà, in Colombia. Nel corso degli anni la sua fama è cresciuta e, vincendo il disinteresse per il mercato dell’arte, ha cominciato a collaborare saltuariamente anche per alcune gallerie, come la Biagiotti Progetto Arte di Firenze, la D406 di Modena, la Squadro di Bologna o la famosa Pictures On The Walls, declinazione della galleria londinese Lazarides, che gestisce anche opere di Banksy, Stanley Donwood e 3D. Tuttavia, più che le mostre, alle quali partecipa in maniera infrequente, sono soprattutto i suoi murales ad averlo fatto conoscere in ogni angolo del mondo. Oltre che in Italia, è stato attivo in Gran Bretagna, Stati Uniti, Spagna, Messico, Ecuador, Colombia, Guatemala, Marocco, Palestina, Francia e Germania.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.








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In vendita da venerdì 7 dicembre 2018 alle 13:52 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Piloti che gente ……


€ 250,00

  Piloti che gente ……
 
di Enzo FerrariNovembre 1983 - Prima rara edizione in edizione limitataIndustrie Grafiche Arbre
AUTOMOBILISMO, FERRARI , MOTORI , FORMULA UNO, PRIME EDIZIONI, LIBRI CULT, LIBRI RARI

’’Piloti, che gente... Maestri del calcolo, campioni di cinismo, primatisti della sconsideratezza o soltanto uomini, che cercano nell’esaltante fremito della vittoria il senso della loro vita’’.
(…)«C’è stato un periodo nella storia dell’automobile - scriveva Enzo Ferrari nel suo libro Piloti, che gente - nel quale molto spesso, e particolarmente nelle polemiche conseguenti agli incidenti delle corse, si discuteva sull’utilità dell’agonismo automobilistico, sulle sue ragioni d’essere… Occorreva spiegare con molta comprensiva pazienza che le ragioni per le quali si corre sono molteplici: la ricerca tecnica evolutiva e poi concreti interessi sportivi, politici, organizzativi, sociali e motivazioni umane». Ma che cosa spinge un uomo a correre in auto o in moto, oggi come allora, ad affidare la vita ad aleatorie incognite? «I piloti hanno un modo di trattare il rischio completamente diverso dal nostro. Non possiamo comprenderli fino in fondo. Il fascino delle corse sta anche in questo. Nel vedere persone che vanno oltre il limite del comune sentire. Sì, si può morire, dobbiamo metterlo in conto sempre. È un attimo.... (…).
Classico da collezione e fuori catalogo della saggistica dedicata alla Ferrari, si tratta di una divertentissima carellata di ricordi filtrati dalla lucida e ironica memoria dell’autore, il quale con passione e con una punta di commozione rievoca tutti i piloti (comprese le meteore) che hanno corso per la sua scuderia (e non solo) regalando per molti di essi curiosi aneddoti e il giudizio personale sulla loro persona e sul loro talento sportivo.Traspare anche una vena comica che Ferrari non perde l’occasione di far emergere, talvolta con proporzioni ai limiti del grottesco. Non si risparmia neppure qualche polemica a distanza, soprattutto parlando di Fangio, Regazzoni e Lauda. La parte dedicata ai piloti ante-guerra è molto più curata rispetto ai successivi, forse perché Ferrari si sentiva più legato a quella epoca che lo aveva visto lui stesso pilota. Così parla spesso di Targa Florio, GP di Montenero, Mille Miglia e 24 ore di Le Mans.Oltre agli episodi, l’autore cerca anche di tracciare un rapido profilo della personalità di un pilota, sottolineandone i distinti prototipi e le diverse motivazioni che possono spingere a indossare casco e guanti e salire sui siluri su quattro ruote. Interessante anche la teoria sulla parabola discendente cui tende ad andare incontro un pilota appagato dai successi e sempre meno disposto a rischiare. ’’Il campione nasce, si forma, cresce fino a quando l’ansia di superamento umano gli vieta di valutare compiutamente i rischi e i vantaggi economici connessi alla professione scelta. E’ concentrato, determinato a vincere, fino a supplire con il suo apporto totale a eventuali deficenze meccaniche e a possibili contrarietà contingenti. Solo la vittoria vale per lui. L’applauso della folla è il più bel premio. Raggiunto l’apice, il campione incontra nuove necessità: prende corpo l’uomo di relazioni pubbliche, il titolare di imprese non sportive, l’ospite d’onore di tanti impegni mondani. Il campione non riesce più a vincere in pista e tende a riversarne il motivo su persone e situazioni diverse. E’ cessato il combattente, il campione è ormai un comprimario, sempre più sofferto, e soltanto la sua intelligenza può risparmiargli code patetiche’’. Risponde poi alla fatidica domanda ’’Quale è stato il pilota più forte di tutti i tempi’’ in modo estremamente intelligente dicendo che ’’le graduatorie si possono fare solo in base ai confronti diretti’’ e che pertanto non è possibile rispondere a una simile domanda. Il volume presenta la pecularità di dare per scontati una serie di aspetti con la certezza, forse giusta, di esser destinato e letto solo dagli estremi appassionati di formula Uno, chiaramente immancabile nella biblioteca di un fanatico delle corse.
Cartonato editoriale rigido figurato a colori, formato in 4° cm. 24, 5 x 29,5 , sguardie figurate ( cavallino rampante in parziale rilievo ) , pagine 360. Imponente ed esaustivo apparato iconografico formato da numerose immagini, manifesti, documenti d’epoca, autografi, disegni, pubblicità in b/n e colori intercalate n/t , anche a tutta pagina. Condizioni usato usato, normali segni del tempo , dedica e firma ( da studiare) al frontespizio, legatura solida, nel complesso ottimo esemplare da collezione. Opera in lingia italiana, prima rara edizione in edizione limitata di soli 2500 esemplari.
La Scuderia Ferrari è una squadra corse italiana, sezione sportiva della casa automobilistica Ferrari. Fondata da Enzo Ferrari nel 1929 come reparto corse dell’Alfa Romeo e diventata indipendente nel 1939, nel corso dei decenni si è imposta come una delle più note e titolate squadre nel panorama dell’automobilismo sportivo mondiale.[2][3] Ha principalmente legato il suo nome al Campionato del Mondo di Formula 1, in cui è presente fin dalla sua istituzione e in cui ha conquistato 15 volte il Titolo Piloti e 16 quello Costruttori (record assoluto di entrambe le categorie).[4] Ha inoltre riportato numerosi successi nelle competizioni per vetture Sport Prototipo e Gran Turismo come il Campionato del Mondo Sport Prototipi, dove ha vinto 12 Titoli Costruttori, e gare di durata come la 24 Ore di Le Mans, la 24 Ore di Daytona e la 12 Ore di Sebring. Tra i suoi trionfi più prestigiosi annovera vittorie nelle tre maggiori competizioni mondiali su tracciato stradale ovvero la Targa Florio, la Mille Miglia e la Carrera Panamericana. Dal 1929 al 1937 è stata allestita dalla S.A. Scuderia Ferrari, che correva con automobili fornite esclusivamente dalla Alfa Romeo, rappresentando il reparto corse della casa automobilistica del biscione. Nel 1939, dopo due anni di sospensione dell’attività agonistica, la squadra è rinata, questa volta indipendente, sotto il nome di Auto Avio Costruzioni e dal 1947 ha ripreso la denominazione Scuderia Ferrari. La divisione della Ferrari a cui è delegato l’allestimento della Scuderia Ferrari è la Gestione Sportiva (GES); il supporto a team e clienti che competono con vetture Ferrari proprie è delegato invece al dipartimento Ferrari Corse Clienti. La Scuderia Ferrari è stata impegnata in vari tipi di competizioni automobilistiche, in particolar modo in quelle per vetture monoposto, dove svetta il Campionato mondiale di Formula 1, e per vetture Sport Prototipo e Gran Turismo, la cui massima espressione fino al 1992 è stata il Campionato del mondo sportprototipi. Nei suoi primi anni di vita, inoltre, la Scuderia Ferrari si è impegnata anche nel motociclismo.La Scuderia Ferrari è l’unica squadra ad aver partecipato a tutte le stagioni di Formula 1 ed è quella che detiene il maggior numero di record, tra cui quindici titoli piloti (il primo conquistato nel 1952 con Alberto Ascari e l’ultimo conseguito nel 2007 con Kimi Räikkönen) e sedici titoli costruttori (il primo nel 1961 e l’ultimo nel 2008). Inoltre è quella che ha messo a segno più successi in un singolo Gran Premio, 235.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.




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Infinito


€ 300,00

  Infinito
 
di Luigi GhirriNovenbre 2001 , prima ed unica edizioneBiblioteca Meltemi – Roma
FOTOGRAFIA, LUIGI GHIRRI, SCUOLA DI PAESAGGIO, LIBRI CULT, LIBRI RARI

Cieli uniformi, nuvole dense di pioggia, nuvole sottili e contorte. Spazi azzurri, blu notte, pennellate rossastre. Intrecci di figure fantastiche, squarci di luce, effetti drammatici, effetti pittorici. Grigio intenso, sfumature cromatiche, una luna velata. Un aereo rosso solca il cielo, un deltaplano (forse) veleggia nel vuoto. Trecentosessantacinque possibili definizioni, per altrettante immagini. Un progetto creativo unico e profondissimo, geniale e di una semplicità quasi sublime. Un discorso sulla visione e sulla rappresentazione dello spazio naturale diverso e emozionante. Luigi Ghirri è stato senza dubbio uno dei maggiori fotografi italiani. La sua ricerca, libera, autonoma, curiosa e particolare è stata di fatto una delle realtà espressive più alte della produzione contemporanea.
L’Opera, intitolata ’’∞ Infinito’’propone uno dei lavori di Ghirri più arditi e forse meno noti e frequentati. Per un anno intero l’artista emiliano ha catturato con l’obiettivo fotografico il cielo. La sequenza temporale di un anno per un totale di 365 fotografie è anch’essa insufficiente per dare un’immagine del cielo. Neanche un linguaggio fotografico, iterazione, ripetizione progettata, sequenza temporale è sufficiente a fissare l’immagine di un aspetto naturale. Eppure è in questa non possibile delimitazione del mondo fisico, della natura, dell’uomo che la fotografia trova validità e senso. In questo suo non essere linguaggio assoluto, e nel farci riconoscere la non delimitabilità del reale, trova la sua naturalità e la sua autonomia. Dunque, in questo modo, il suo sguardo finisce per diventare il nostro sguardo, per assumere il ruolo di strumento di connessione tra l’insostenibile bellezza del creato di stampo pasoliniano (Che cosa sono le nuvole - 1967) e l’incapacità dell’essere umano di vedere e guardare il mondo. Non c’ è in questa sua serie fotografica l’intento di rappresentare freddamente la natura. Ghirri è stato sempre lontano da questo meccanismo banale di mera raffigurazione ’’realistica’’. Si avverte invece una sensibilità poetica di una purezza quasi indescrivibile e di una straordinaria leggerezza, leggerezza densa però di una forte sostanza filosofica. Ogni pagina di questo libro è dunque un’emozione, anzi il suggerimento di un’emozione. Tutto questo senza il bisogno di esprimersi attraverso costruzioni estetizzanti e schemi concettuali. ’’∞ Infinito’’ è un libro essenziale, elegante e raffinato, privo di orpelli e di note critiche che ha il merito di mettere in diretto contatto il mondo poetico di un artista con l’animo del lettore senza l’ingombrante e superflua incombenza di mediazioni ed interpretazioni culturali ed ideologiche.
Tutta tela editoriale blu , sovraccoperta illustrata a colori. Formato in 8° cm. 15 x 22, pagine XVII (3) di testi in diverse lingue di Luigi Ghirri e numero 370 pagine numerate con 365 tavole fotografiche a colori f/t a tutta pagina. Alla fine biografia del grande fotografo reggiano e indice ’’Biblioteca Meltemi’’. Condizioni usato, minimi segni alla sovraccoperta , interno perfetto allo stato del nuovo, nel complesso eccellente esemplare da collezione. Raro volume del celeberrimo fotografo emiliano.
Luigi Ghirri (Scandiano, 5 gennaio 1943 – Reggio Emilia, 14 febbraio 1992) è stato un fotografo italiano. Nato a Fellegara di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, inizia a fotografare nel 1969, collaborando e confrontandosi con artisti concettuali . Per tutti gli Anni settanta procede componendo serie evocative dei vari temi della visione: l’immagine naturale e quella artificiale, l’ambiguità del paesaggio contemporaneo, la citazione della storia, l’immaginario del consumo. In quegli anni entra in contatto con Massimo Mussini e Arturo Carlo Quintavalle, inizia una proficua collaborazione con lo CSAC – che conserva ora la più ampia raccolta di suoi vintage prints - a cui dona periodicamente aggiornamenti della sua opera, con cui collabora anche come membro del comitato scientifico della Sezione Fotografia, suggerendo e indicando materiali storici da acquisire. Nel 1979 CSAC gli dedica un’ampia rassegna che antologizza tutta l’opera precedente e costituisce un punto di svolta per la sua vicenda. Prosegue poi con ricerche orientate al paesaggio, all’architettura (sollecitato in questo da Aldo Rossi), collabora e stringe amicizia con scrittori e musicisti (tra cui Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni, Antonio Tabucchi, Lucio Dalla) ed organizza imprese collettive, coinvolgendo altri fotografi attivi sugli stessi temi, di descrizione del paesaggio italiano, tra cui vanno ricordati Viaggio in Italia (1984) e Esplorazioni sulla Via Emilia (1986) . Il progetto di Viaggio in Italia in particolare, ideato da Ghirri e curato oltre che da lui stesso da Gianni Leone ed Enzo Velati, è una pietra miliare per la fotografia italiana, costituendo un manifesto non ufficiale della scuola di paesaggio italiana nata in quegli anni. Si tratta di un libro (Luigi Ghirri, Gianni Leone, Enzo Velati, a cura di, Viaggio in Italia - Il Quadrante, Alessandria 1984) e di una mostra itinerante che raccoglieva immagini di molti autori sia italiani che, in misura minore, stranieri, come Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Giannantonio Battistella, Vincenzo Castella, Andrea Cavazzuti, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Vittore Fossati, Carlo Garzia, Guido Guidi, Luigi Ghirri, Shelley Hill, Mimmo Jodice, Gianni Leone, Claude Nori, Umberto Sartorello, Mario Tinelli, Ernesto Tuliozi, Fulvio Ventura, Cuchi White. Dal 1983 al 1985 tiene corsi di Storia della fotografia all’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Parma. Dal 1980, sollecitato da Vittorio Savi, si confronta con la fotografia di architettura nel territorio. In particolare fotograferà per lo stesso Savi, per Aldo Rossi e Paolo Zermani. Negli stessi anni stringerà amicizia con lo scrittore Gianni Celati. I suoi paesaggi sono sospesi, non realistici, per certi versi metafisici, spesso privi di figure umane ma mai privi dell’intervento dell’uomo sul paesaggio. L’uso di colori delicati e non saturi è fondamentale nella sua poetica e nasce dalla stretta collaborazione con il suo stampatore Arrigo Ghi. Di notevole spessore gli scatti dello studio bolognese di via Fondazza del pittore Giorgio Morandi. Autore di copertine di numerosi album per la RCA sia di musica classica che di artisti italiani come Lucio Dalla, Gianni Morandi, Luca Carboni, CCCP Fedeli alla linea (Epica Etica Etnica Pathos), Stadio, Ciao Fellini, Robert & Cara e altri. Viene improvvisamente a mancare a causa di un infarto nel 1992, all’età di 49 anni. Come lo ha definito Massimo Mussini, è stato certamente uno dei maggiori e più influenti fotografi italiani del novecento.
Il presente volume fa parte della collezione personale.








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Vitellini di città


€ 50,00

  Vitellini di città
 
di Barbieri RenzoFebbraio 1954 Prima edizione, II ristampa.Cesare Maccari - Parma
SATIRA , MILANO BENE , SNOBISMO, VIA MONTENAPOLEONE, BARBIERI RENZO, GIORNALISMO POPOLARE , PANINARI

’’ Dedicato all’odiosa cagnetta della Pussy perchè tra un flirt e l’altro se lo legga e tralasci di accompagnare in Monte la sua padroncina tutte le volte che quella ha un puntello con me. P.S. :Ai carissimi che scorreranno queste mie memorie voglio girare un voluttuoso e raffinato consiglio : leggere usando l’erre moscia ; è molto più chic e in tono. Poi , vedrete , dona maledettamente al testo’’.
Satira dello snobismo della gioventù italiana postbellica, segnatamente quella milanese che usava ritrovarsi in via Montenapoleone. Si tratta dell’opera prima di Barbieri, destinato poi a diventare uno dei più noti fumettisti italiani che, incredibilmente, aveva allora appena 14 anni.
Brossura morbida con titoli e fregio in nero al piatto, sovraccoperta con bandelle figurata a colori (raffigurazione di tipi milanesi in via Montenapoleone) . Formato in 16° cm. 13 x 18, pagine 158 (2) , larga marginatura, alcuni disegni in nero intercalati n/t, condizioni usato, normali segni del tempo e d’uso, nessuna mancanza, nel complesso eccellente esemplare da collezione, opera non comune, di difficile reperibilità.
Renzo Barbieri, lo ’’squaletto’’ del fumetto. Quella di Renzo Barbieri è stata una presenza davvero importante nell’ambitodi quella cultura popolare che, soprattutto nella seconda parte del Novecento, ha raccontato e accompagnato la trasformazione della società italiana meglio di tanta politica e di tanta accademia. Figlio del capitano Mario Barbieri, che comandava quei ’’caimani del Piave’’ i quali nell’offensiva del 4 luglio 1918 attraversarono per primi il fiume, Renzo è stato stato orgoglioso della medaglia al valor militare di suo padre. Lui, cronista e scrittore sin da ragazzo, negli anni Cinquanta, inizia a pubblicare romanzi e nel ’54 dà alle stampe, per le edizioni di Mino Maccari, ’’Vitellini di città’’, una satira della gioventù dorata dell’epoca. Poi è la volta delle sceneggaiture per i fumetti: per il Piccolo sceriffo, per Il Coyote, per Il Giaguaro... Contemporaneamente giornalista, al quotidiano La Patria, al Corriere Lombardo e, infine, in pianta stabile, a La Notte di Nino Nutrizio, maestro del giornalismo popolare di destra. Famosa e straletta per anni la sua rubrica ’’L’angolo dello snob’’, poi diventata ’’Milano bene’’. Dopo undici anni Barbieri passa al Corriere della Sera, con la rubrica ’’Colonna mondana’’. E alla fine del ’65 decide di cambiare e di darsi a tempo pieno all’editoria. Con la nascita dell’Editrice 66 – diventata poi ErreGi e, infine e per lungo tempo, la popolarissima EdiFumetto simboleggiata dall’inconfondibile ’’squaletto’’ – apriva una nuova era per il fumetto italiano: con le prime due testate, Goldrake, l’agente playboy e Isabella, duchessa dei diavoli, Barbieri avviava la stagione d’oro dei ’’giornaletti’’ per adulti che per almeno due decenni, veicoleranno una sorta di via italiana alla liberalizzazione dei costumi. Del resto, che il mondo stesse cambiando, a metà degli anni Sessanta, lo si percepiva nell’aria: «Il fumetto – ha ricordato Luciano Secchi, altro grande sceneggiatore di strips con lo pseudonimo di Max Bunker – prima di allora presentava eroi buoni, senza difetti, che non mangiavano mai né facevano l’amore. La sintesi può essere rappresentata dal sottotitolo del settimanale cattolico Il Vittorioso: ’’sano, forte, leale, generoso’’. Era il prototipo dell’epoca in cui l’ipocrisia giocava un ruolo fondamentale. Si avvertiva la necessità di cambiare, di rompere gli schemi... e vennero i nuovi fumetti». Bunker lanciava i noir Kriminal e Satanik. Le sorelle Giussani mandavano in edicola Diabolik. E Renzo Barbieri tutte le ’’sue testate’’. Quei pocket che avrebbero rivoluzionato il mondo dei fumetti. Renzo, direttore responsabile delle pubblicazioni, si beccò 33 processi da cui uscirà sempre assolto tra i sorrisi dei giudici. «Se quegli albi – disse una volta Barbieri- vendevano 80-100mila copie a settimana qualcosa voleva pur dire...». Ed effettivamente quei fumetti circolavano ovunque. Nel ’74, registrando il fenomeno, la rivista Eureka arrivava a titolare «Il fascismo indiscreto del pornofumetto» una preoccupata inchiesta di Cesare Medali sulla popolarità di quegli albi: Il Tromba, Lando, Messalina, Il Montatore... E quando gli indici di vendita di quelle testate arrivarono a superare le centinaia di migliaia di copie, la sinistra cominciò ad accorgersi di un fenomeno che non riusciva a comprendere e che – come si legge sull’Agenda rossa 1977 di Lotta Continua curata da Goffredo Fofi e Luigi Manconi – sarà liquidato tout court come «sessualfascista». Negli stessi anni sempre Barbieri manderà in stampa un libro, Il manuale del play boy, che diventerà un long seller, stravenduto fino alla fine degli anni Ottanta: oltre quindici edizioni a partire dalla prima del 1967. Ancora nel 1986 viene edito prima dalla Sonzogno e, infine, dalla Bompiani. Splendide le pagine di satira sui “calza corta” di sinistra o democristiani. Per non dire, infine, dei suoi tanti romanzi di successo (pubblicati da Sonzogno), ambientati nel mondo della moda, a cominciare dal famoso La sfilata. Nel 1985, infine, Barbieri continua a intercettare la società checambia: a Milano nascevano i “paninari”, i ragazzi post-ideologici in Moncler e Timberland che inizialmente bivaccavano davanti al Panino di piazza Liberty, nel cuore di Milano. Barbieri con il suo settimanale e con la Guida al paninaro doc offrì un’estetica a quei ragazzi, trasformandoli nel fenomeno generazionale degli anni Ottanta. «Il fumetto – dichiaro Barbieri in un’intervista a Roberto Renzi – è immortale. Perde colpi, perderà colpi, però ci sarà sempre un manipolo di appassionati a tenerlo in vita». E, parlando dei nostri giorni, volle precisare: «È un’epoca volgare, sottoculturata, egoista. La maleducazione imperversa. La gente non sa più vestire né comportarsi...». Aggiungendo, in conclusione, che solo lo “stile” e la “classe” possono salvarci: «Parafrasando D’Annunzio, mi sono necessari come il respiro...».
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.




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San Marco... San Marco   Storia di una Divisione


€ 250,00

  San Marco... San Marco Storia di una Divisione
 
di Pieramedeo Baldrati1989 - Prima ed unica edizione, mai più ristampatoAssociazione Divisione Fanteria Di Marina San Marco’
GUERRA - SECONDA GUERRA MONDIALE, DIVISIONE SAN MARCO, FANTI DI MARINA , FASCISMO, MILITARI , REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, GUERRA CIVILE, MILITARIA

Questa imponente opera in tre volumi, a cura dell’Associazione creata dopo il termine del conflitto dai reduci della Divisione ’’San Marco’’ della Repubblica Sociale Italiana, ripercorre con dovizia di documenti e foto storiche la riproposizione del diario storico dell’unità, le vicende militari che videro protagonista una delle 4 divisioni addestrate in Germania per poi essere schierate in Italia contro gli Alleati. L’addestramento dell’unità in Germania fu duro e rigoroso, ad opera degli istruttori tedeschi che seppero forgiare un’unità di ottimo livello, forse, un poco sovradimensionata per il contesto in cui ebbe ad operare dopo il rientro in Patria. La divisione, al comando del Generale Farina, operò nel contesto della Linea Gotica, nella riviera ligure ed alcuni reparti anche sul fronte alpino francese. Nonostante un certo numero di diserzioni, cronico per ogni unità militare in quel contesto operativo a fine conflitto, grazie particolarmente al suo comandante ed ad alcuni ufficiali comandanti intemedi, come il Tenente-Colonnello Vito Marcianò che comandava il battaglione dedito alle operazioni controbanda (Marcianò proveniva dai reparti arditi) la grande unità della RSI seppe destreggiarsi egreggiamente anche nel duro contesto della guerra civile. Il diario della ’’San Marco’’, è l’unico delle quattro divisioni repubblicane, arrivato per intero dopo il conflitto. Gli altri diari storici furono distrutti prima della resa.
Tutta tela di colore blu con titoli e fregio in oro al piatto e dorso, formato in 8° cm. 15 x 22. Opera completa in tre volumi per un totale di 2027 pagine , esaustivo e completo apparato iconografico formato da alcune tavole fotografiche e disegni a colori ( mostrine varie) f/t. e da migliaia di fotografie ed illustrazioni in b/n intercalate n/t , riproduzioni di documenti , cartine ed ordini del giorni. In appendice ’’elenco dei caduti e dispersi noti’’’, elenco ’’ dei camerati germanici caduti’’’ e ’’personale della Divisione fucilato dopo giudizio’’. Corposo diario storico della divisione San Marco arrivato fortunosamente intatto al termine del conflitto , fondamentale e rara opera di riferimento sull’argomento, molto ricercato da appassionati e collezionisti.
La 3ª divisione di fanteria di marina ’’San Marco’’ fu una delle quattro divisioni dell’Esercito Nazionale Repubblicano; inizialmente denominata 3ª Divisione di fanteria, nel gennaio 1944 fu ridenominata 3ª Divisione granatieri e infine nel marzo 1944 assunse la qualifica di 3ª divisione di fanteria di marina ’’San Marco’’. La Marina Nazionale Repubblicana istituì invece la Divisione fanteria di marina Xª. Un primo nucleo di istruttori perviene a Grafenwöhr, sede del campo di addestramento nel dicembre 1943. La divisione fu indicata dai tedeschi con la denominazione ’’3° Italienische Infanterie Division’’. I quadri vengono completati all’inizio di febbraio, con l’apporto dei ’volontari’ circa 1.800, provenienti da reparti della Xª Flottiglia MAS e dalla ’’1ª Divisione di marina italiana’’ proveniente, in massima parte, da Bordeaux. Un centinaio di volontari provenienti dal disciolto Battaglione ’’Caorle’’. ll grosso della forza venne fornito dalla leva delle classi 1924 e 1925, e inviati al campo d’addestramento di Grafenwöhr. È la prima unità ad avere i ranghi al completo e la prima a iniziare l’addestramento. Alcuni reparti vengono addestrati nel campo di Heuberg. Rientrata in Italia nel luglio 1944 la Divisione fu schierata a difesa delle coste della Liguria occidentale, ebbe alcune diserzioni ed il comandante Aldo Princivalle entrò in contrasto con gli ufficiali di collegamento tedeschi e fu sostituito. La Divisione continuò ad operare fino all’aprile 1945. Comandanti : Gen. Aldo Princivalle 28 novembre 1943 - 23 agosto 1944 - Gen. Amilcare Farina 23 agosto 1944 - 30 aprile 1945.
La presente opera fa parte della collezione personale.





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FUTURISMO & FUTURISMI


€ 65,00

  FUTURISMO & FUTURISMI
 
di Hulten Pontus (a Cura Di)1986 MaggioBompiani Editore – Milano
FUTURISMO, ARCHITETTURA, POESIA, FOTOGRAFIA, LETTERATURA, SCULTURA, PITTURA , CATALOGHI, NOVECENTO

Catalogo della mostra che nel 1986 ha inaugurato la stagione delle grandi rassegne di Palazzo Grassi a Venezia, sede prestigiosa di manifestazioni artistiche e culturali di livello internazionale. Per la prima volta il Futurismo viene visto nella sua intenzione totalizzante di fenomeno culturale internazionale (quindi non solo italiano), capace di coinvolgere ogni aspetto della cultura: pittura, scultura, letteratura, architettura, musica, fotografia, tipografia, cinema, moda e arredamento. Il Futurismo è illustrato come ’’arte totale’’, come espressione culturale globale, capace di fornire risposte ad ogni interrogativo, e l’eccezionale fenomeno di rottura culturale, rappresentata dal futurismo viene affrontato nella sua globalità. Nella rassegna figurera duecentocinquanta fra dipinti e sculture - molti dei quali mai esposti in pubblico -, ma anche progetti di architettura, fotografie d’ arte, bozzetti teatrali e cinematografici, disegni e costumi di moda, ecc.: in tutto circa un migliaio di pezzi e documenti che illustrano il tentativo dei futuristi di ricreare ’’un’ arte totale’’. La mostra si è aperta con quattro salette dedicate ad alcuni grandi artisti che hanno ispirato il movimento - quali Picasso, Braque, Seurat, Larionov e Gaudì - nonchè alle opere di Balla, Boccioni, Russolo ed altri anteriori al 1909. Il piano nobile è stato consacrato consacrato al futurismo italiano; il secondo piano alle varie estrazioni del futurismo in Russia, in Inghilterra, in Germania, nelle due Americhe, in Giappone, e ai rapporti tra futurismo e cubismo. Numerosi musei del mondo, nonchè molti collezionisri privati, hanno prestato i loro tesori. Si possono citare fra i primi, il Louvre, il Centro Beaubourg, la Tate Gallery di Londra, la Moderna Museet di Stoccolma, la Pinacoteca di Brera, la Galleria Nazionale di Roma e soprattutto il Museo d’ Arte Moderna di New York, che ha dato l’ esempio impegnandosi ad inviare a Venezia la totalità della sua collezione di futuristi. Laboriose trattative sono state portate a termine col governo di Mosca per ottenere il prestito di alcuni capolavori del futurismo russo, che l’ idealismo socialista aveva condannato
Splendida brossura morbida a filo figurata a colori ( grafica futuristica su fondo argenteo) , formato in 4° cm. 21 x 29,5 , pagine 638 (2), insuperabile e unico apparato iconografico : centinaia di foto , disegni, opere, sculture, illustrazioni , anche a tutta pagina, f/t in b/n e la maggior parte a colori, con esaustive didascalie. L’opera è composta di tre sezioni: ’’Verso il futurismo 1880-1909’’ - ’’Futurismo 1909-1918’’ - ’’Futurismi 1909-1930’’.In appendice, un eccellente ’’Dizionario del Futurismo’’ illustrato, composto da oltre 350 voci al quale hanno collaborato oltre trenta studiosi , ed una Cronologia e Bibliografia di riferimento. Condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione. Probabilmente la più esaustiva e completa opera di riferimento sull’argomento.
Il Futurismo è stato un movimento artistico e culturale Italiano dell’inizio del XX secolo, nonché la prima avanguardia europea. Ebbe influenza su movimenti affini che si svilupparono in altri paesi dell’Europa (in particolare in Russia e Francia), negli Stati Uniti d’America e in Asia. I futuristi esplorarono ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, alla letteratura (poesia e teatro), la musica, l’architettura, la danza, la fotografia, il cinema e persino la gastronomia. La denominazione ufficiale del movimento si deve al poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti. Il Futurismo nasce all’inizio del Novecento, in un periodo di notevole fase evolutiva dove tutto il mondo dell’arte e della cultura era stimolato da numerosi fattori determinanti: le guerre, la trasformazione sociale dei popoli, i grandi cambiamenti politici e le nuove scoperte tecnologiche e di comunicazione, come il telegrafo senza fili, la radio, gli aeroplani e le prime cineprese; tutti fattori che arrivarono a cambiare completamente la percezione delle distanze e del tempo, ’’avvicinando’’ fra loro i continenti. Il XX secolo era quindi invaso da un nuovo vento, che portava una nuova realtà: la velocità. I futuristi intendevano idealmente ’’bruciare i musei e le biblioteche’’ in modo da non avere più rapporti con il passato e concentrarsi così sul dinamico presente; tutto questo, come è ovvio, in senso ideologico. Le catene di montaggio abbattevano i tempi di produzione, le automobili aumentavano ogni giorno, le strade iniziarono a riempirsi di luce artificiale, si avvertiva questa nuova sensazione di futuro e velocità sia nel tempo impiegato per produrre o arrivare ad una destinazione, sia nei nuovi spazi che potevano essere percorsi, sia nelle nuove possibilità di comunicazione. Questo movimento nacque inizialmente in Italia e successivamente si diffuse in tutta Europa. Nelle opere futuriste è quasi sempre costante la ricerca del dinamismo; cioè il soggetto non appare mai fermo, ma in movimento: ad esempio, per loro un cavallo in movimento non ha quattro gambe, ne ha venti. Così la simultaneità della visione diventa il tratto principale dei quadri futuristi; lo spettatore non guarda passivamente l’oggetto statico, ma ne è come avvolto, testimone di un’azione rappresentata durante il suo svolgimento. Per rendere l’idea del moto nelle arti visive tradizionali, immobili per costituzione, il Futurismo si serve, nella pittura e nella scultura, principalmente delle ’’linee-forza’’; poiché la linea agisce psicologicamente sull’osservatore con significato direzionale, essa, collocandosi in varie posizioni, supera la sua essenza di semplice segmento e diventa “forza” centrifuga e centripeta, mentre oggetti, colori e piani si sospingono in una catena di “contrasti simultanei”, determinando la resa del ’’dinamismo universale’’.
Hulten Pontus : Storico dell’arte e amministratore svedese, la cui carriera internazionale ebbe molto a che fare con la fondazione delle più importanti collezioni d’arte moderna. Nel 1958 fu nominato direttore del Moderna Museet di Stoccolma e nel 1973 direttore del Musée National d’Art Moderne a Parigi, ruolo nel quale fu supervisore dell’inaugurazione del Centre Pompidou. Dal 1980 al 1982 fu primo direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Los Angeles, e dal 1981 al 1993 fu primo direttore di Palazzo Grassi a Venezia, un centro di mostre temporanee ampiamente sponsorizzato dalla casa automobilistica Fiat. Hulten organizzò diverse mostre importanti in queste sedi e in altre, tra le quali ‘Parigi-New York’ (1977), la prima di una serie di successi al Centre Pompidou in cui Parigi era legata ad altri grandi centri d’arte, e ‘Futurismo e Futurismi’ (1986), mostra inaugurale di Palazzo Grassi e la più vasta mostra futurista mai realizzata.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.


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Negozi storici in Lombardia. Il commercio di qualità promosso dal tempo. Brescia e la sua provincia


€ 38,00

  Negozi storici in Lombardia. Il commercio di qualità promosso dal tempo. Brescia e la sua provincia
 
di Franco Robecchi2007La Compagnia Della Stampa
STORIA LOCALE, BRESCIA, TRADIZIONE, CULTURA, COMMERCIO

Il negozio storico è tale perché ha saputo scavalcare i tempi e vincerne le tempeste, economiche, familiari, esistenziali. Il suo persistere attraverso i decenni, in qualche caso attraverso i secoli, è un segno della credibilità che ha meritato al negozio la fiducia della clientela e quindi il successo negli affari. Il mantenimento dell’attivo economico implica spesso la capacità di adattamento e di aggiornamento, il che contrasta con la conservazione dei beni e delle forme iniziali. Pur considerando le variazioni subentrate nel passo dell’innovazione, con l’accelerazione dal dopoguerra ad oggi, nei negozi storici è la garanzia del gradimento collaudato dal tempo a prevalere. La conservazione degli arredi stessi non era segno di un’incapacità imprenditoriale ed economica a modernizzare, ma era l’emblema di una tradizione che certificava la professionalità, tramandata di padre in figlio. Il severo crivello del tempo lascia passare solo i meritevoli che hanno potuto coltivare il denominatore comune di una prestazione, che scavalca le mode per attingere a categorie costanti: la qualità, la serietà, la capacità di rapporto personale con il cliente, l’aggiornamento temperato alle nuove esigenze, il mantenimento di un carattere. Quest’ultimo aspetto è sempre più pagante, poiché il pubblico spesso stanco di un commercio aggressivo, sospinto da conformismi di costume, da un’assillante pubblicità e da sprechi, ha in sé spazio di apprezzamento per chi non insegue la fatuità, per chi non si omologa al chiasso di sottofondo, che rende indifferenziato il panorama, per chi denota un attaccamento ai valori tradizionali, anche negli arredi, il che si concretizza anche in un apprezzamento per gli aspetti di antiquariato, o anche di modernariato, che rendono singolare e attraente il negozio. Su questi aspetti si innesta infine la valenza culturale. Se il commercio non fosse da decenni sotto discredito per una campagna ideologica pressante, la cultura di cui esso è portatore sarebbe emersa con serena evidenza e sarebbe tranquillo patrimonio dell’opinione pubblica. Vi è qualche dimensione della cultura occidentale che possa prescindere dalla logica e dalla pratica dell’interesse economico del mercato? La cultura della polivalenza immagazzinatrice dei meriti, costituita dal denaro, la cultura del lavoro e del guadagno, la cultura dello scambio delle prestazioni, la cultura degli scambi delle merci, che moltiplica conoscenze e ricerche, la cultura dell’istruzione, che modifica la realtà e potenzia il progresso, la cultura delle invenzioni tecnologiche, dei viaggi, della meritocrazia, del successo del migliore sul peggiore, dell’urbanistica funzionale e della razionalità organizzativa, della proprietà privata, la cultura della medesima democrazia, basata sulla libera concorrenza, e la libertà stessa affondano radici e motivazioni nel mercato.
Elegante tutta tela editoriale rigida color creme con titoli in marrone al piatto , sovraccoperta a colori , sguardie colorate, bella tavola storica a colori in antiporta ( ’’ L’emporio’’ , opera del pittore bresciano Achille Glisenti). Formato in 4° cm. 22 x 30,5 , pagine 125 (3) , Centinaia di affettuose tavole , disegni e fotografie in b/n e colori intercalate n/t., alla fine interessante indice dei Negozi pubblicati nel territorio Bresciano. Condizioni usato allo stato del nuovo , eccellente esemplare da collezione, perfetto.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

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Ubriacarsi con l’acqua


€ 60,00

  Ubriacarsi con l’acqua
 
di Armando FoppianiPrima ed unica edizione Maggio 1949Edizioni O.e.t. – Roma
FASCISMO, REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, PATRIA, GUERRA CIVILE, LIBRI RARI, FOPPIANI.

«Credere, obbedire, combattere», «Il duce ha sempre ragione», «Libro e moschetto fascista perfetto». Tutto appariva giusto e perfetto.
La lettura del libro di Foppiani , ’’Ubriacarsi con l’acqua’’, dove l’autore manifesta la sua esperienza di vita vissuta durante la prima e la seconda guerra mondiale, riaccende i ricordi degli anni vissuti nel periodo 1940/ 1945, anni che trasformarono le certezze di gloria, di giustizia sociale, di civiltà in ecatombe di vite, di ferocia, tale da mutare gli ideali in situazioni barbare ed inumane. Per poter capire i fatti bisogna analizzare le conseguenze lasciate dalla prima guerra che, seppur vinta, lasciarono nel paese una gran povertà con un inflazione che decurtava i salari. Da qui sfociò il biennio rosso (1919-1929) in cui si scatenarono una lunga serie di scioperi e di manifestazioni anche con le occupazioni di molte fabbriche. La situazione divenne tanto grave da far temere che sfociasse in una guerra civile visto anche l’allargarsi di questa protesta alla quale si erano uniti i contadini ed in particolare i braccianti del Centro-Nord. L’autore giunge alla maturità , conservando dell’’’Amor di Patria’’ la concezione ingenua e passionale dei banchi di scuola. In un racconto episodico l’autore ci mostra una realtà dolente , le vicende personali sono inserite nei grandi eventi nazionali e mondiali , ed acquistano carattere esemplificativo di singolare evidenza. Logica,e sentimento, aspresse e nostalgie si fondono in una narrazione scorrevole e incisva, che suscita interesse sempre crescente. E’ un libro sincero, nato dal dolore di una delusione: può lasciare dissenzienti ma costringe a rileggerlo.
Brossura morbida a filo di colore verde con titoli in verde al piatto e dorso, sovraccoperta opaca a colori, formato in 16° cm. 12 x 19,5, pagine 285, condizioni usato, nessuna mancanza, opera completamente originale, nel complesso eccellente esemplare da collezione, perfetto. Opera estremamente rara e ricercata.
Armando Foppiani nasce a Bobbio allora in Provincia di Pavia oggi di Piacenza il 7 luglio 1900 e muore a Roma il 15 gennaio 1960. Quando termina la Prima Guerra Mondiale è A.U. A Torino all’Accademia di Artiglieria e Genio e il 15 novembre 1919 ottiene il congedo quale Sottotenente del Genio. Nel 1920 è Volontario in Albania fino al definitivo ritiro delle Truppe italiane del 28 luglio e dopo è di guarnigione a Trieste e Pola dove soccorre Legionari Fiumani in difficoltà quando il 24 dicembre le Truppe del regio Enrico Caviglia attaccano Fiume e durante il ’’Natale di sangue’’. Nel 1928 si iscrive al PNF ed, essendo stato gratificato del brevetto ’’Legionario Fiumano’’, ottiene la qualifica di ’’Squadrista’’. Nel 1929 trova occupazione nelle Officine Galileo di Campi Bisenzio (FI).Il 26 luglio 1943 lo coglie nella sua abitazione fiorentina e considera la data ’’il giorno della viltà ufficiale’’. Abbandona per il Veneto la città e il posto di lavoro dove è subito platealmente sottoposte a minacce alla pari di tutti i Dirigente . Torna a Firenze il 13 settembre 1943 dopo lo sfascio militare e a fine mese accetto l’offerta di Pavolini di dirigere la locale Unione Industrtali e nel Febbraio quella di Vice Commissario, con sede a Bergamo, della Confederazione Generale del Lavoro, della Tecnica e delle Arti – C.G.L.T.A. costituita con Decreto Legislativo n.853 del 20 dicembre 1943 su proposta del Segretario PFR, Decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale soltanto il 2 febbraio 1944 e poi modificato. La nomina resta sospesa per cinque mesi e poi ignorata. L’Ordinamento sindacale viene varato con Decreto n.3 del18 gennaio 1945 (G.U. n.21 del 26 gennaio 1945), in sostituzione del Commissario Ernesto Marchiandi, con la nomina di Enrico Margara e di due nuovi Vice Commissari. Ma intanto dal 27 luglio 1944 gli viene affidato il SAI e come il suo predecessore Marcello Vaccari è anche Delegato della Croce Rossa della RSI in Germania.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.





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Poesie scelte


€ 48,00

  Poesie scelte
 
di Paolo Buzzi , A Cura Di Emilio Marino Con Studio Critico Di Francesco Flora1961 GennaioCeschina Edtrice - Milano
POESIA , FUTURISMO , AVANGUARDIE , LETTERATURA ITALIANA, PAOLO BUZZI

«Forse è la vita vera.Il carro dipinto,i cavalli selvatici e docili, ebbri di vento,le belle figlie in cenci,la mensa a bivacco furtiva sotto gli astri,la strada bianca del mondo»(da Aeroplani ).
Brossura editoriale con titoli rossi al piatto, titoli in nero al dorso bandelle, formato in 8° cm. 14,5 x 21,5, tavola fotografica in b/n dell’autore in antiporta , pagine CXXXV + 330, condizioni usato, normali segni del tempo e d’uso ai piatti e dorso, interno perfetto allo stato del nuovo. Nel complesso eccellente esemplare da collezione. Bella Antologia di poesie di Paolo Buzzi, noto poeta ed artista italiano del 900 legato per molti aspetti al futurismo e alle avanguardie artistiche. Accanto e assieme al contributo futurista, l’autore sviluppò un discorso, in prosa e in poesia, chiaramente celebrativo delle virtù eroiche e tradizionali. Se la partecipazione del Buzzi al futurismo non è stata i totale ed esclusiva in questi anni che preludono all’avvento del fascismo, l’autore però non si discostò dal programma politico che l’avanguardia veniva elaborando: collaborò alla fondazione di Roma futurista, alla formazione dei Fasci politici futuristi, che si trasformarono ben presto nei Fasci di combattimento dei quali fu responsabile per la sezione milanese, e infine fondò nel 1920 il giornale Testa di ferro.
Paolo Buzzi (Milano, 15 febbraio 1874 – Milano, 18 febbraio 1956) è stato un poeta e scrittore italiano di impronta futurista. Ricco di interessi letterari iniziò presto l’attività di scrittore con una commedia nel 1886 e con un libretto d’opera (Crevalcore, per Anna Radius Zuccari, alias Neera) nel 1907. Si cimentò con una raccolta di poesie dialettali dal titolo ’’Cuna voeuia’’ (Culla vuota) e concluse con le liriche ’’Rapsodie leopardiane’’ questo suo primo periodo di noviziato. Dopo aver conosciuto Marinetti, il giovane poeta aderì con entusiasmo al movimento futurista che era sorto da poco e nel 1905 fu tra coloro che contribuirono a fondare la rivista Poesia. Per Poesia , che aveva indetto il primo concorso letterario, scrisse un lungo poema in prosa, dal titolo L’esilio, che gli valse la vittoria. Il poema venne poi dato alla stampa nel 1906. ’’Aeroplani’’ sarà la sua prima opera di versi di stampo futurista e verrà pubblicata a Milano da Edizioni di ’’Poesia’’ nel 1909. Nel 1912, nell’antologia ’’I poeti futuristi’’, il poeta pubblicò molte sue poesie oltre ad un saggio sul verso libero. Seguirà, nel 1915, il romanzo ’’L’ellisse e la spirale. Film + parole in libertà’’, dai contenuti fantascientifici e dalle tecniche sperimentali (l’ultima sezione del testo è costituita da tavole parolibere, per la prima volta usate all’interno di un romanzo). Negli anni successivi Buzzi compose ’’Conflagrazione’’ (Epopea parolibera, 1915-1918), un vero e proprio diario della prima guerra mondiale in parole in libertà, con un uso frequente di collages. L’opera rimase inedita e fu pubblicata postuma soltanto nel 1963. Le opere che seguiranno, pur mantenendo alcune caratteristiche del modello futurista, sembrano ispirate a modelli più tradizionali e moderati. Tra i libri di poesia sono da ricordare il ’’Bel canto’’ del 1916, ’’Popolo, canta così!’’ del 1920, ’’Poema dei quarantanni’’ del 1922, ’’Canti per le chiese vuote’’ del 1930. Buzzi si avvicina molto al fascismo, scrisse la prefazione per ’’Il volto della rivoluzione’’, una splendida opera composta da 4 volumi di storia e dottrina del fascismo di Alfredo Acito (Milano, G. Morreale, 1930). La posizione di Buzzi tra i poeti della prima fase futurista è, come ha sottolineato Flora, più letteraria ed eclettica priva pertanto di esagerazione e contaminazione. Formatosi sui classici si dimostra presto poeta di notevoli capacità formali e costruttive consolidate senza dubbio dalla assidua frequentazione della musica. Estremamente legato alla tradizione culturale milanese, sensibile ai problemi civili e democratici, Buzzi si aggancia alla scapigliatura come si rileva dalla lettura del testo tardo-scapigliato contenuto nei ’’Poeti futuristi’’ dal titolo ’’La donna della corazza d’acciaio’’. Aderendo al futurismo e accogliendo come preferito il verso libero, Buzzi poté esprimere senza limitazioni quella ’’incontinenza verbale’’, che appartiene ai bravi narratori e ai cantastorie di fatti popolari. L’ampissima produzione letteraria di Buzzi comprende, oltre alle poesie, opere di teatro e di narrativa, saggi e traduzioni.
Il presente volume fa parte della collezione personale.

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Il senso dell’ordine. Studio sulla psicologia dell’arte decorativa


€ 48,00

  Il senso dell’ordine. Studio sulla psicologia dell’arte decorativa
 
di Ernst Hans Gombrich2000Leonardo Arte, - Milano
PSICOLOGIA, ARTE VISIVA , COGNITIVISNO, ERNST GOMBRICH ,

In questo saggio di importanza capitale per la storia, la teoria e la psicologia dell’arte, Gombrich analizza in maniera approfondita lo studio di opere e manufatti nei quali la dimensione decorativa è preminente, realizzati nelle più diverse civiltà ed epoche. Dai rigogliosi decori architettonici del gotico europeo ai fini intrecci scultorei dell’architettura araba, dalle pagine miniate dei manoscritti anglosassoni agli oggetti dell’artigianato tribale, dai pattern ornamentali di tessuti e tappeti orientali, fino all’astrattismo geometrico dell’arte contemporanea, tutti gli esempi presi in considerazione dall’autore attestano il piacere dell’uomo nell’esercitare il suo senso dell’ordine osservando e creando forme semplici senza riguardo al loro riferimento al mondo naturale.’’Il senso dell’ordine’’ affronta la dimensione del ’disegno puro’. Con la pubblicazione nel 1979 di ’’The Sense of Order’’ , l’autore offre quella che è , nelle sue intenzioni, una ricerca complementare a quella svolta venti anni prima con ’’Art and Illusion’’ . Il passaggio dallo studio della rappresentazione all’analisi dell’ornamento risponde ad un progetto complessivo di analisi dell’immagine artistica che si concentra nella comprensione dei meccanismi fruitivi. La riflessione sull’immagine divoene quindi una riflessione sulla sua ’’potenza’’ psicologica, ovvero sulla sua capacità di evocare nello spettatore delle risposte, che andavano indagate attraverso l’apertura della ricerca storico-artistica agli strumenti offerti dalla psicologia della percezione. Lo studio approfondito delle tematiche percettive si concilia con l’’’epistemologia popperian’’a, altro suo punto di riferimento fondamentale: così come Popper, nella Logica della scoperta scientifica , considerava l’evoluzione della scienza come un processo di falsificazione di ipotesi, così Gombrich mette in crisi la nozione tradizionale di rappresentazione attraverso un ripensamento del concetto di verosimiglianza, adottando il metodo del ’trial and error’ popperiano e declinandolo nei termini dell’analisi della visione. In questa riuscita combinazione, la considerazione della percezione come un processo indiretto di formulazione di ipotesi e controprove diventava il mezzo per costruire non solo un’analisi dei processi fruitivi ma anche di quelli creativi. Attraverso la comprensione della complessità e dell’opacità dell’atto visivo, Gombrich spiega l’evolvere della rappresentazione nella storia dell’arte occidentale ribaltando il pregiudizio mimetico. La rappresentazione, frutto di un processo di selezione basato sull’alternarsi di schema e correzione, era tale non tanto in virtù della sua verosimiglianza, ma sulla base della sua potenzialità di suscitare nello spettatore una reazione di carattere percettivo equivalente a quella provata dalla visione dell’oggetto reale. All’interno de ’’Il senso dell’ordine’’, Gombrich si propone quindi di continuare la sua riflessione sul valore psicologico dell’immagine facendo riferimento all’arte ornamentale presa proprio nella sua alterità rispetto alla rappresentazione. Anche in questo caso al centro dell’indagine c’è la psicologia della percezione: con la nozione di ’senso dell’ordine’, l’analisi della funzione visiva dell’ornamento si evolve in concomitanza con gli studi coevi sulla visione, in particolare nell’ambito del cognitivismo.
Brossura morbida con bandelle figurata a colori, formato in 4° cm. 20,5 x 26,5 , pagine 428 , sontuoso apparato iconografico : 89 tavole fotografiche in b/n numerate f/t, XI tavole a colori numerate f/t. , numerosi disegni e fotografie in b/n intercalate n/t. , alla fine Nota Bibliografica, Elenco delle illustrazioni con esaustive didascalie, Indice dei nomi. Condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione, perfetto.
Sir Ernst Hans Josef Gombrich (Vienna, 30 marzo 1909 – Londra, 3 novembre 2001) è stato uno storico dell’arte austriaco naturalizzato britannico. Allievo dello storico dell’arte Julius von Schlosser, terminò i suoi studi con la tesi di laurea su Giulio Romano rielaborata nei due anni successivi e pubblicata con il titolo Zum Werke Giulio Romanos sulla rivista «Jahrbuch der kunsthistorischen Sammlungen in Wien». A causa del nazismo si rifugiò a Londra, dove iniziò a lavorare nella biblioteca del Warburg Institute, di cui divenne direttore nel 1951 fino al 1976; contemporaneamente, dal 1959 al 1974 insegnò storia dell’arte a Oxford e storia di questa tradizione classica all’Università di Londra. Venne nominato commendatore dell’ordine dell’Impero britannico nel 1960, cavaliere nel 1972 e insignito dell’ordine al merito nel 1988. Vincitore del premio Balzan nel 1985 per la storia dell’arte occidentale, ottenne riconoscimenti in tutto il mondo, incluso il premio Goethe 1994 e la medaglia d’oro della città di Vienna. Tra i principali contributi dell’opera di Gombrich vi è l’analisi del concetti di tradizione ed imitazione, foriera di implicazioni metodologiche per studiosi di tutte le discipline umanistiche; in numerosi studi, infatti, Gombrich ha messo in luce il ruolo centrale dell’imitazione e della tradizione nella genesi dell’opera d’arte, rifiutando nettamente la concezione, di origine romantica, dell’autonomia espressiva dell’artista.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.



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La Casa Rurale


€ 150,00

  La Casa Rurale
 
di Leonardo BorgeseMarzo 1969 – Prima ed unica edizioneEditrice Maccari – Parma
ARCHITETTURA, ANTROPOLOGIA, STORIA LOCALE, LEONARDO BORGESE , PAESAGGIO RURALE, URBANISTICA , PRIME EDIZIONI, LIBRI RARI,

Leonardo Borgese scrisse questo saggio poetico ed utopistico durante anni difficili, fra il 1930 e il ’40, ma non riuscì mai a pubblicarlo perchè avversato dal Fascismo. Nell’opera si ritrovano non poche idee divenute comuni e correnti circa il paesaggio, la sua protezione, conservazione e il restauro ; circa l’architettura , l’edilizia e l’ingegneria moderna; circa un’urbanistica a carattere principalmente etico e circa una sociologia artistica , non solo materialistica e pratica. Molti architetti apparivano fanatici del razionalismo e del funzionalismo, mentre ben poco si parlava e si discuteva di architettura organica o di altre più libere maniere nel concepire la casa e il paese dell’uomo. Grazie all’editore Maccari l’opera venne finalmente pubblicata per intero nel 1969, riscuotendo un notevole interesse sia riguardo all’architettura rurale , sia anche a quella cittadina, all’urbanistica e in genere all’arte nei confronti della socità e dell’etica moderna.
Brossura morbida con bandelle figurata in nero, formato in 8° cm. 15 x 21,5 , pagine 86 + 19 n.n. f/t al solo recto con 24 tavole fotografiche in b/n ( foto effettuate da Giovanna Stajano Borgese ), numero 6 disegni in sanguigna (di Borgese) a tutta pagina al solo recto intercalate n/t, larga marginatura , alcuni tratti di penna finissimi appena accennati f/t. Condizioni usato allo stato del nuovo , nel complesso eccellente esemplare da collezione. Saggio poetico e utopistico scritto negli anni ’30 in cui Borgese anticipa, nel panorama culturale italiano, concetti come la conservazione del paesaggio rurale in contrasto con il razionalismo e il funzionalismo. Opera non comune rara e ricercata.
Leonardo Borgese, noto anche con lo pseudonimo di ’’Polignoto’’ (Napoli, 20 dicembre 1904 – Milano, 17 giugno 1986), è stato un pittore, illustratore, critico d’arte, scrittore e partigiano italiano. Figlio degli scrittori e poeti Giuseppe Antonio Borgese e Maria Freschi, dopo una prima infanzia nella natia Napoli, nel 1910 si trasferì a Roma, dove il padre era stato nominato docente di letteratura tedesca all’Università ’’La Sapienza’’. Nella capitale divenne amico di Giorgio Amendola, compagno di giochi nel parco pubblico di Villa Borghese. Nel 1918 si trasferì a Milano; il padre era divenuto docente di estetica all’Università degli Studi. Nel capoluogo lombardo frequentò per un periodo l’Accademia di Brera e seguì degli studi artistici a Parigi, ma si laureò in lettere, con indirizzo archeologia, all’Università degli Studi. Borgese si dedicò però all’arte, esponendo in vari luoghi d’Italia e guadagnandosi alcuni premi; divenne anche illustratore di libri. Leonardo Borgese svolse l’attività di critico d’arte per varie testate, tra cui L’Europeo, in cui era solito usare lo pseudonimo di Polignoto; pubblicò inoltre alcune monografie di artisti. Nel 1935 coniò il termine «Chiarismo», riferendosi ad alcuni giovani pittori lombardi (Angelo Del Bon, Francesco De Rocchi, Cristoforo De Amicis, Umberto Lilloni, Adriano Spilimbergo Adriano Spilimbergo, Renato Vernizzi, Oreste Marini e altri) che nei primi anni trenta, a contatto con il critico Edoardo Persico, lavoravano a una pittura dai colori chiari e dal segno leggero e intriso di luce. Nel 1942 esordì nella narrativa, con la raccolta di novelle Il cigno. Avversato per il suo antifascismo, partecipò alla lotta partigiana. Dal 1945 al 1967, per oltre vent’anni, fu critico d’arte al Corriere della Sera, segnalandosi per impegno civile a salvaguardia dei centri storici e del paesaggio, avversando le speculazioni edilizie. Negli anni 1949-1950 realizzò, insieme a un autoritratto, l’opera ’’Indossatrici’’, per l’importante collezione Verzocchi di Forlì, oggi alla Pinacoteca Civica di quella città.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

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La Ferrovia Suzzara – Ferrara  , Cento anni di storia.


€ 180,00

  La Ferrovia Suzzara – Ferrara , Cento anni di storia.
 
di Aa. Vv. , A Cura Di Roberto Roda E Del Centro Etnografico Ferrarese1989Interbooks – Padova
FERROVIE , TRENI, ANTROPOLOGIA, STORIA CONTEMPORANEA, FOTOGRAFIA, STORIA LOCALE, LIBRI RARI

Brossura morbida a filo figurata a colori, formato in 4° piccolo quadrotto cm. 22 x 24, pagine 218 , sontuoso apparato iconografico. Si tratta del Catalogo uscito in occasione della Mostra-Studio per il ’’Centenario’’ della ferrovia Suzzara-Ferrara. Raggruppa 218 foto d’autore in B/N anche a tutta pagina. Ci sono anche alcune tavole doppie f.t. apribili a colori che riproducono i progetti della locomotiva, la planimetria della linea ed altri dettagli tecnici. In coda al catalogo è stata inclusa una ministoria con protagonista Martin Mystère ambientata a Ferrara: infatti, Alfredo Castelli partecipa al progetto realizzando la quinta storyboard inedita, pubblicata qui senza titolo, ma in futuro ristampata col nome ’’Nostra Signora dei fulmini’’. Anche per le iniziative future nelle quali (come in questo caso) il ’’Detective dell’Impossibile’’ fungerà prevalentemente da ’’testimonial’’, nei racconti prevarrà l’elemento documentaristico, e gli spunti ’’fantastici’’ si ridurranno al minimo indispensabile per rendere la storia tanto fantasiosa quanto realistica. In questo caso lo spunto fantastico è fornito da un accadimento reale [ma non di meno ’’mysterioso’’] che avviene lungo la linea ferroviaria: la frequenza superiore alla media con cui i fulmini si abbattono sul tratto della ferrovia all’altezza di Bondeno. In testa al front.: Centenario della Ferrovia Suzzara Ferrara 1888-1988. In copertina .: La Ferrovia Suzzara-Ferrara, gestione commissariale governativa. Condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione, perfetto. Fondamentale opera di riferimento, volume molto ricercato dai collezionisti , rarissimo.
La ferrovia Suzzara-Ferrara è una linea ferroviaria in concessione, ora di proprietà regionale, che collega la cittadina di Suzzara con la città emiliana di Ferrara. La gestione dell’infrastruttura è di compentenza della Ferrovie Emilia Romagna srl, mentre il servizio ferroviario è espletato da Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna La ferrovia fu costruita grazie ad un accordo fra le Province di Mantova e di Ferrara. Lo scopo della linea era quello di unire la città estense, posta lungo la ferrovia Padova-Bologna, a Suzzara, situata sulla Mantova-Modena, passando per Poggio Rusco, che a quel tempo era solo una stazione in progetto della costruenda linea Verona-Bologna. I finanziamenti furono ottenuti grazie alla legge 29 luglio 1879, n. 5002, e alla legge 5 giugno 1881. La concessione di costruzione ed esercizio della ferrovia fu affidata alla Provincia di Mantova con regio decreto 17 maggio 1883, n. 1433. L’ente locale subconcesse la prima all’impresa di Pietro Valentini di Mantova e Antonio Mazzorin di Milano, in seguito concessionaria delle tranvie Mantova-Asola e Mantova-Viadana, mentre la seconda fu subconcessa alla Società Anonima Ferrovia Suzzara-Ferrara (FSF)[2], di cui per decenni fino a metà degli anni venti del secolo XX, furono importanti azionisti la casa bancaria Zaccaria Pisa, di Milano, e gli stessi Valentini. L’apertura della ferrovia avvenne in due momenti: il tronco da Suzzara a Sermide fu inaugurato il 1º luglio 1888, mentre il Sermide-Ferrara fu avviato all’esercizio il 22 dicembre dello stesso anno. Il collaudo definitivo si svolse il 30 marzo 1889, mentre l’approvazione ministeriale fu pubblicata il 29 aprile 1895. La linea era armata con rotaie Vignoles da 27 kg/m. Il progetto fu redatto dall’ing. Alessandro Perego, mentre la direzione dei lavori e le modifiche in corso d’opera spettarono all’ing. Giosuè Pensa. Le uniche differenze sostanziali del progetto di massima rispetto a quello effettivamente realizzato si trovano nei passaggi di San Benedetto Po e di Poggio Rusco. Nel primo caso si spostò la ferrovia per consentire la costruzione di una stazione che servisse meglio il centro abitato. Il tronco Schivenoglia – Poggio Rusco – Magnacavallo, invece, fu riformulato nella prospettiva che la cittadina mantovana sarebbe divenuta stazione della Verona – Bologna. Le prime dieci locomotive a vapore furono ordinate dalla Valentini-Mazzolin alla Maffei di Monaco di Baviera; furono suddivise in due gruppi, il primo fu denominato con nomi di città (Belfiore, Ferrara, Mantova, Sermide e Villafranca), mentre quelle del secondo erano indicate con nomi di fiumi (Mincio, Panaro, Po, Reno e Secchia). Svolsero il servizio assieme a 38 carrozze a terrazzini a due assi realizzate dalla Schweizerische Gesellschaft-Industrie (SIG) e decine di carri merci chiusi e aperti.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.







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Progressive & Underground  in Gran Bretagna ed in Europa 1967 - 1976


€ 45,00

  Progressive & Underground in Gran Bretagna ed in Europa 1967 - 1976
 
di Cesare Rizzi2007Giunti – Firenze
MUSICA, ROCK PROGRESSIVE, UNDERGROUND, VINILE, LIBRI RARI

’’Progressive & Underground’’ racchiude in due sole parole e in una serie di schede, come fossero camei piccoli e preziosi, la storia di un rock fascinoso e suggestivo, eppure sfuggente. Un libro che si avventura dentro un passato variegato e colorato a tinte pastello, grigio e rosa, le sole che possano dipingere una realtà sfumata e fiabesca, insieme intima ed espressiva, colta e ricca di simbolismi. è la storia di un momento della musica rock, il rock Progressive, appunto, che iniziò e si esaurì negli anni Settanta e fu tipico ed esclusivo dell’Europa, incoronando un’epoca, trovandone un senso e un luogo. Una specie musicale inedita, gemmazione spontanea di semi vicini e lontani, uniti da una sensibilità comune, e per certi aspetti inconsapevole, che l’autore definisce Terra di Mezzo. Una Terra che è sogno, paesaggi e figure surreali, che rappresentano prima di tutto il trionfo della mente sull’istinto, la riflessione sulla ribellione, che avevano caratterizzato fino a quel momento la musica rock tradizionale. Cesare Rizzi esplora tutto questo, il fenomeno e i singoli, in una raccolta esemplare e preziosa di carattere e gusto enciclopedico. Ecco allora scorrere fra le pagine del volume artisti e gruppi di un passato sempre vicino, presente, in bella mostra di sè, che si affacciano come in vetrina da 188 schede colorate, in cui compaiono, nitide e plastiche, le copertine storiche più rare, le foto più ricercate e suggestive. Una rassegna colta e mai definitiva che l’autore esplora con curiosità e competenza offrendo ai lettori un panorama unico dalle tinte eterogenee eppure stranamente affini. E lo fa fornendo tracce biografiche e valutazioni dei dischi, soffermandosi con attenzione sul panorama italiano attraverso 43 schede dedicate che racchiudono i modi della nostra storia musicale di quegli anni. E’ un volume che merita attenzione, per i suoi colori, per quel senso di ricostruzione e sintesi che ha il sapore e l’eco della grande storiografia.
Cartonato morbido figurato a colori con bandelle , formato in 4° cm. 21,5 x 28, pagine 192, apparato iconografico superlativo : La storia del rock progressivo negli anni d’oro. Il volume presenta 188 schede dei gruppi maggiori e di culto, con traccia biografica, tutti i dischi dell’epoca e la loro valutazione, una sezione dedicata al Progressive italiano, con 43 nomi fondamentali, le discografie complete di Harvest e Vertigo, le etichette-culto del genere, centinaia di immagini a colori, con le copertine storiche e più rare. Condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione. Volume esaurito e fuori catalogo, fondamentale e non comune opera di riferimento sull’argomento.
Storico del Rock ed enciclopedista ormai da vent’anni , Cesare Rizzi è nato con i Beatles, ha studiato con Dylan, vissuto con Zappa, frequentato Pink Floyd e King Crismon, viaggiato molto e speso tutto alla ricerca dell’Accordo Perduto del Rock, è conosciuto soprattutto per una monumentale enciclopedia del Rock in tre volumi.
’’ Un memorabile viaggio attraverso la favolosa Land Of Grey And Pink fino alla minacciosa Corte del Re Cremisi, con le mappe originali dell’Altra Faccia della Luna e dei vari Oceani Topografici , in mezzo a giganti gentili, navi fantasma, teiere volanti e armadilli cingolati. (....) Tutto quello che dovere sapere sul Rock Progressive (....).
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.


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