Accedi o Registrati
Librifolli - Alessandria
Titolo 
Autore 

 
ricerca avanzata
ricerca multipla
ricerca avanzata | ricerca multipla    
Porta in Alto

Comprovendolibri.it utilizza cookies e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookies, consulta la nostra Informativa sulla Privacy e l'utilizzo dei cookies.
Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookies
.

chiudi
I libri di MSANSALONE

I libri di ELISAELUCA













 

 

 

 

PAOLOPR64 vende questi libri in provincia di PARMA

Segui
 
Condizioni di vendita di PAOLOPR64
Pagamenti accettati : Pagamento anticipato tramite Bonifico bancario o ricarica Postepay.

Invio tramite spedizioni raccomandate tracciabili ( pieghi di libri), il costo da quantificare al momento dell’ordine da aggiungere al prezzo del libro.
 

Richiedi un contatto 


Per chiedere informazioni su un libro, clicca sul Titolo
Ordinamento per inserimento, dall'ultimo inserito.
Libri : 893


Cerca tra i libri di PAOLOPR64

Titolo  

   

Autore  

   
07 Luglio 1960 – 07 Luglio 1990


€ 68,00

  07 Luglio 1960 – 07 Luglio 1990
 
di Aa.vv. (camera Del Lavoro, Sindacato Pensionati E C.g.i.l. Di Reggio Emilia)Giugno 1991Tipografia Olmo – Reggio Emilia , Per Conto C.d.l.t. – S.p.i. – C.g.i.l. ( Reggio Emilia )
STORIA CONTEMPORANEA COMUNISMO REGGIO EMILIA TENSIONE SOCIALE LIBRI RARI

La strage di Reggio Emilia è un fatto di sangue avvenuto il 7 luglio 1960 nel corso di una manifestazione sindacale durante la quale cinque operai reggiani, i cosiddetti morti di Reggio Emilia, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI, furono uccisi dalle forze dell’ordine. La strage fu l’apice di un periodo di alta tensione in tutta l’Italia, in cui avvennero scontri con la polizia. I fatti scatenanti furono la formazione del governo Tambroni, monocolore democristiano con il determinante appoggio esterno del MSI, e l’avallo della scelta di Genova (città partigiana, già medaglia d’oro della Resistenza) come sede del congresso del partito missino. Le reazioni d’indignazione furono molteplici e la tensione in tutto il paese provocò una grande mobilitazione popolare. L’allora Presidente del Consiglio, Fernando Tambroni, diede libertà di aprire il fuoco in situazioni di emergenza e alla fine di quelle settimane drammatiche si contarono undici morti e centinaia di feriti. Queste drammatiche conseguenze avrebbero costretto alle dimissioni il governo Tambroni. La sera del 6 luglio la CGIL reggiana proclamò lo sciopero cittadino di protesta contro le violenze dei giorni precedenti. La prefettura proibì gli assembramenti nei luoghi pubblici e concesse unicamente i 600 posti della Sala Verdi per lo svolgimento del comizio. L’indomani il corteo di protesta era composto da circa 20.000 manifestanti. Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decise quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta. Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti, al comando del vicequestore Giulio Cafari Panico, investì la manifestazione pacifica. Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica. Incalzati dalle camionette, dai getti d’acqua e dai lacrimogeni, i manifestanti cercarono rifugio nel vicino isolato San Rocco, per poi barricarsi letteralmente dietro ogni sorta di oggetto trovato, seggiole, assi di legno, tavoli dei bar e rispondendo alle cariche con lancio di oggetti. Respinte dalla disperata resistenza dei manifestanti, le forze dell’ordine impugnarono le armi da fuoco e cominciarono a sparare.Sul selciato della piazza caddero:
• Lauro Farioli (1938), operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino.
• Ovidio Franchi (1941), operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti.
• Marino Serri (1919), pastore di 41 anni, partigiano della 76a, primo di sei fratelli.
• Afro Tondelli (1924), operaio di 36 anni, partigiano della 76a SAP, è il quinto di otto fratelli.
• Emilio Reverberi (1921), operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi, era commissario politico nel distaccamento G. Amendola. Furono sparati 182 colpi di mitra, 14 di moschetto e 39 di pistola, e una guardia di PS dichiarò di aver perduto 7 colpi di pistola. Sedici furono i feriti ufficiali, ovvero quelli portati in ospedale perché ritenuti in pericolo di vita, ma molti altri preferirono curarsi clandestinamente, allo scopo di non farsi identificare. I tragici fatti di Reggio Emilia furono narrati in una celebre canzone di Fausto Amodei, dal titolo ’’Per i morti di Reggio Emilia ’’ e, più recentemente, nel romanzo di Paolo Nori del 2006 ’’Noi la farem vendetta’’, nella canzone ’’Bufera’’ del gruppo Giardini di Mirò (2010) e in ’’Piccola Storia Ultras’’ del gruppo musicale reggiano Offlaga Disco Pax (2012) In seguito ai fatti di Reggio Emilia in data 29 novembre 1962 la Sezione Istruttoria della Corte d’appello di Bologna rinviava a Giudizio il vicequestore Giulio Cafari Panico per omicidio colposo plurimo: Omettendo per imprudenza, negligenza ed imperizia, di prescrivere le modalità e l’uso delle armi, provocando così, per l’indiscriminato uso delle armi, la morte di quattro persone.
Tutta tela bianca muta , sovraccoperta con titoli in nero, formato in 8° cm. 17,5 x 24,5 , pagine181 , numerose tavole fotografiche in b/n intercalate n/t anche a tutta pagina. Condizuioni usato, normali segni del tempo alla sovraccoperta, interno perfetto, eccellente esemplare da collezione. Opera fuori commercio estremamente rara da reperire sul mercato, fondamentale volume di riferimento sull’argomento. I fatti accaduti a Reggio Emilia, il 7 luglio 1960, vengono menzionati nel film ’’Don Camillo monsignore... ma non troppo’’.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da venerdì 22 giugno 2018 alle 13:34 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Non si ricordano più: le poesie


€ 60,00

  Non si ricordano più: le poesie
 
di Gian Carlo Conti, Introduzione A Cura Di Paolo LagazziPrima edizione in questa collana : Ottobre 1991Ugo Guanda Editore – Parma
POESIA DEL NOVECENTO GIAN CARLO CONTI ATTILIO BERTOLUCCI PARMA

Gian Carlo Conti nasce nel 1928 a Piacenza, ma vive fin da ragazzo a Parma. Frequenta il liceo Romagnosi, dove è allievo di Attilio Bertolucci, e si laurea all’Università di Bologna. Collabora a riviste e pagine letterarie locali e nazionali, tra cui il ’’Raccoglitore’’, ’’Botteghe Oscure’’ e ’’Palatina’’. Critico cinematografico e traduttore, in vita pubblica una sola raccolta di poesie, intitolata Il ’’profumo dei tigli’’ (Sciascia, 1956). Postume usciranno due raccolte di poesie : Chiudere gli occhi (Comune di Parma, 1984) e Non si ricordano più (Guanda, 1991), entrambe a cura di Giorgio Cusatelli e Paolo Lagazzi, e un romanzo ’’I briganti neri’’ (Guanda, 1996), rimasto inedito tra le carte del poeta. Gian Carlo Conti muore a Parma nel gennaio del 1983. Tra i diversi poeti giunti a esprimersi a Parma nel dopoguerra, sulla scia di Attilio Bertolucci, Gian Carlo Conti è il solo vero allievo (in senso stretto ’’di bottega’’) del maestro della ’’Capanna indiana’’: eppure è anche - paradossalmente - il più libero. Poche voci come quella di Conti ci appaiono tanto ricche di leggerezza; poche Myricae come le sue sanno essere, nella loro umiltà, così preziose. Morbidamente stampate sul fondo friabile e granoso della memoria - quasi foto d’album virate in oro autunnale o in azzurro marino -, le immmagini più tipiche della maniera di Conti (amici e ragazze tra campi e colline, tra interni, giardini e vie di città) ci attraggono e ci eludono come presenze vive, e come fantasmi illusori e struggenti del tempo. Ciò che una buona parte del canzoniere di Conti mette in scena è soprattutto, in questo senso, un processo sottile di condensazione calorica e di espansione variopinta dell’immaginario: una ricerca di occasioni vitali da coltivare nel miracolo della loro fragilità, e di cui nutrire i versi fino (quasi) allo sfinimento, alla consunzione per eccesso di dolcezza. Niente di crepuscolare è in questo bisogno, e in questo sfinimento - bensì una vera vocazione estatica: l’intuizione che solo una lingua capace di abbandonarsi al ritmo naturale delle cose, generosamente e senza riserve, possa dire il profumo più segreto dei giorni. La’’ poetica’’ di Conti , segnata dalla morte precoce della madre, citata da diversi suoi critici, da Pasolini a Macrì, da Cusatelli a Lagazzi , ricorda il poeta come uomo di profonda cultura e grande lettore di classici, capace di assimilare temi, sintassi e metrica dai grandi, anche del passato (da Petrarca a Leopardi, da Bertolucci a Bassani), restituendoli tuttavia con parole sue, ’’con parole vive’’. La natura, la città e la provincia di Parma fanno da sfondo e pretesto ai suoi sentimenti permeati di accesa sensualità e quasi sempre venati da malinconia e inquietudine. Molto intensi e riusciti i versi dedicati alla famiglia d’origine, alla malattia e alla morte del padre, colpevole di essere stato assente dalla sua vita; serenità e quiete si avvertono invece nell’amore maturo e nella felicità di affetti provati in età avanzata.
Brossura morbida con bandelle figurata a colori, cucito, formato in 8° cm12 x 20, pagine 150 (8), fuori catalogo. Questo volume riprende le edizioni originali di due libri ’’Profumo dei tigli’’ e ’’Chiudere gli occhi’’. Condizioni usato, normali segni del tempo, nel complesso ottimo esemplare da collezione. Volume non comune, di non facile reperibilità.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.




accetto Proposta d'acquisto

In vendita da mercoledì 20 giugno 2018 alle 14:16 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Sergio Ramelli: Una storia che fa ancora paura


€ 44,00

  Sergio Ramelli: Una storia che fa ancora paura
 
di Aa.vv.: Guido Giraudo , Andrea Arbizzoni, Giovanni Buttino, Francesco Grillo, Paolo SevergniniPrima rara edizione – 1997Effedieffe – Milano
STORIA RECENTE ANNI DI PIOMBO SERGIO RAMELLI AVANGUARDIA OPERAIA PRIME EDIZIONI LIBRI RARI

« Aspettammo dieci minuti, e mi parve un’esistenza. Guardavo una vetrina, ma non dicevo nulla. Ricordo il ragazzo che arriva e parcheggia il motorino. Marco mi dice: Eccolo, oppure mi dà solo una gomitata. Ricordo le grida. Ricordo, davanti a me, un uomo sbilanciato. Colpisco una volta, forse due. Ricordo una donna, a un balcone, che grida: Basta!. Dura tutto pochissimo... Avevo la chiave inglese in mano e la nascosi sotto il cappotto. Fu così breve che ebbi la sensazione di non aver portato a termine il mio compito. Non mi resi affatto conto di ciò che era accaduto. »
Era il 13 marzo 1975 quando un ragazzo di 18 anni viene aggredito sotto casa. Due persone gli spappolano il cranio a colpi di chiave inglese. Muore dopo 47 giorni di agonia. Chi era la vittima e perché fu ucciso con tanta violenza? In che clima era maturato quell’omicidio così bestiale? E chi erano i carnefici: teppisti, killer professionisti, mafiosi? No, studenti universitari di Medicina. Perché uccisero, allora? Forse accecati dall’ira, dalla gelosia o dalla paura? No, neppure conoscevano la loro vittima. Colpirono solo in nome dell’odio politico. Ci vollero dieci anni per assicurarli alla giustizia, ma oggi è finalmente possibile ricostruire tutte le tappe di quella tragica vicenda. Come in un thriller ci si muove tra atti giudiziari, articoli di giornali e testimonianze dirette per scoprire che ad armare la mano degli assassini fu una spietata ideologia, che in Italia aveva – ed ha – importanti complicità, potenti connivenze e forti leve di potere. Ecco perché questa è una ’’storia che fa ancora paura’’. Una storia che in molti non si stancano di raccontare.
Quella del giovane Ramelli e’ dunque una ’’terribile istantanea degli anni dell’odio’’’ e delle opposte barricate, dove valeva lo slogan ’’uccidere un fascista non e’ reato’’, ma anche un racconto politico che vede un festino di sangue e morte allestito con scrupolo da ragionieri da una banda di studenti di medicina animati da squallide velleita ’’di guerriglia politica’’.Il volume uscito per la prima volta nel 1997 (Ed. Effedieffe, Milano) in veste di ’’documento semiclandestino’’, ha poi contato cinque edizioni per circa 16.000 copie vendute banchetto per banchetto nella comunita’ della Destra. Questo e’ un libro scritto da persone di destra, ma e’ un memoriale non fazioso. Un contributo che arriva da gente che pur non facendo il giornalista di mestiere, a distanza di anni dalla morte dello studente del Msi, indaga con passione ricostruendo il caso tassello dopo tassello. Ma in generale la memoria di quegli anni non puo’ essere fatta solo per dire chi ha torto o ha ragione , il miglior servizio al Paese si fa invece chiarendo le dinamiche in cui i fatti hanno avuto luogo . Anche perche’, il manuale della violenza e’ sempre lo stesso e comprende l’ideologizzazione portata alle estreme conseguenze accanto all’idea che l’avversario debba essere annichilito.
Brossura morbida illustrata in b/n con titoli in rosso e bianco, formato in 8° piccolo cm. 14 x 21, pagine 176 , numerosi disegni e tavole fotografiche in b/n intercalate n/t . Condizioni usato , minimi segni del tempo e d’uso, nel complesso ottimo esemplare da collezione. Dedica ’’politica’’ al frontespizio. Rara prima edizione.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.




accetto Proposta d'acquisto

In vendita da martedì 19 giugno 2018 alle 14:14 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Mattioli nell’Atelier di Manzù - 36 studi di Carlo Mattioli per un ritratto di Giacomo Manzù


€ 450,00

  Mattioli nell’Atelier di Manzù - 36 studi di Carlo Mattioli per un ritratto di Giacomo Manzù
 
di Carlo Mattioli, Prefazione Di Giancarlo Vigorelli, , Diario Di Renzo Guasco19 Novembre 1972Fogola – Torino
ARTE ITALIANA DEL NOVECENTO PITTURA SCULTURA CARLO MATTIOLI GIACOMO MANZU’ LIBRI RARI EDIZIONE LIMITATA E NUMERATA

Carlo Mattioli (Modena, 8-05-1911 – Parma, 12-07- 1994) è stato un pittore italiano. « Carlo Mattioli è un pittore di grandi finezze, di deliberate succosità cromatiche e luministiche; il suo tocco arriva sulla tela intriso di dense e svarianti sostanze che non coincidono in tutto e per tutto con la sola materia o, se mai, con una materia non solo usata ma anche pensata. Nondimeno Mattioli è un artista elementare, assorbito dalla osservazione delle forme e degli episodi della natura fino a un certo purissimo grado di immedesimazione sensuale e mentale non mai però fino al punto di comprimere la sua propria misura contemplativa, da farle torto. Per quella sua elementarità, unita alla rara delizia del suo dipingere (è dei pochi pittori ad averne custodito il gusto) per quel suo affisamento contemplativo a Mattioli è accaduto di cimentarsi in prove che avrebbero dissuaso chiunque, e a ragione: infatti a nessun altro sarebbe stato possibile non soccombere alla ovvietà dell’assunto e alla pedanteria da erborista o da minerologo di certe suites da lui puntigliosamente allineate, le suites dedicate a cespi, pietre, rovi; più recentemente ai cieli. »
Giacomo Manzù, nome d’arte di Giacomo Manzoni (Bergamo, 22-12-1908 – Roma, 17-01- 1991), è stato uno dei più importanti ed apprezzati scultori Italiani del Novecento . Secondo l’artista ’’ l’opera d’arte scaturisce unicamente e solo da un moto d’amore […]. La condizione essenziale per la vostra opera è che dal vostro intimo scaturisca un fuoco che investe la materia, che non può restare semplicemente tale, perchè sotto le vostre mani dovrà sublimarsi in spirito. La concezione plastica non deve essere ispirata da pregiudizi formali, ma soltanto dall’amore ’’.
Il volume ’’ Mattioli nell’atelier di Manzù’’ riproduce trentasei studi Carlo Mattioli, L’edizione comprende il fac-simile di una lettera di Giacomo Manzù a Mattioli , una poesia per Inge di Raffalele Carrieri , una prefazione di Giancarlo Vigorelli ed un diario di Renzo Guasco. Ne sono stati tirati su carta Magnani di Pescia trecentonovantanove esemplari di cui i primi novantanove contengono un ritratto di Inge inciso all’acquaforte da Giacomo Manzù . Dieci esemplari contraddistinti dalla lettera A alla L sono riservati ai collaboratori e cinque al deposito legale . L’edizione è stata curata da Antonio Brandoni per i tipi di Fogola in Torino. Finito di stampare il 18 Novembre 1972.
’’ .... - A volere si potrebbe e si dovrebbe istituire un raffronto tra la sensualità emiliana , parmense e parmigiana di Mattioli , e la sensualità lombarda , bergamasca di Manzù - comunque entrambe padane - ; e senz’altro quest’accordo di fondo tra i due è rinvenibile anche in quest’incontro con Manzù. Si vede subito che Mattioli ne ha rovistato le viscere e che si è stabilito tra l’uno e l’altro un rapporto di sangue : .......’’ - ’’.....anche soltanto uno di quegli sguardi d’intesa , da pari a pari, che valevano più di un patto di sangue. Quanti sono , oggi, quelli che praticano ancora questa intera dedizione all’Arte, questo culto da catacomba ai valori dell’Uomo? Diversamente , ma corre nelle vene dell’uno e dell’altro questa identica tensione assoluta. Mattioli ha voluto e saputo darne pubblica testimonianza a Manzù con questa - suite - ardente e mordente di ritratti e di immagini , ed è quasi emblematico che il suo Manzù spesso si aggiri tra le sue statue come un Omero cieco o un Re Lear folle tra i suoi eroi e le sue creature ........’’.
Tutta tela editoriale di colore rosso con titoli in nero ai piatti e dorso, sovraccoperta figurata a colori, cofanetto cartonato muto di colore rosso. Formato in 4° quadrotto cm. 27 x 27,5 , 102 pagine n.n. in splendida carta Magnani di Pescia, 36 riproduzioni a tutta pagina f/t di studi di Carlo Mattioli ( alcuni a colori) , un fac-simile di una lettera di Giacomo Manzù a Mattioli . Condizioni usato, minimi segni del tempo alle cuffie superiori ed inferiori del dorso, interno perfetto, allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione. Edizione limitata e numerata in complessive 399 copie , copia numero 200. Opera estremamente rara e ricercata.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.



accetto Proposta d'acquisto

In vendita da lunedì 18 giugno 2018 alle 14:29 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
III° MOSTRA NAZIONALE DI STRUMENTI OTTICI


€ 190,00

  III° MOSTRA NAZIONALE DI STRUMENTI OTTICI
 
di Aa.vv.s.a. ma 1936Casa Editrice: Stabilimento Tipografico Già Chiari Succ. Carlo Mori, Firenze
FUTURISMO FASCISMO STRUMENTI DI PRECISIONE OTTICA FOTOGRAFIA ASTRONOMIA SCIENZA APPLICATA CATALOGO ASSOLUTA RARITA’ CULT

’’ Una nazione progredisce in una scienza applicata quando di quella scienza è elevata la cultura media. Gli sforzi di pochi studiosi sono sterili se la Nazione non è in grado di comprenderne l’importanza e di favorirli. Così si contribuisce al progresso con qualunque opera di propaganda. Una delle scienze applicate che più merita attenzione è l’’Ottica’’, essendo grandissimi i benefici che essa porta all’umanità. Basta pensare agli occhiali, al microscopio, agli apparecchi da proiezione fissi e cinematografici. Nella difesa della Nazione l’importanza è pure grandissima : il cannone a lunga portata perderebbe ogni valore se mancassero gli apparecchi ottici di punteria; il sottomarino non sarebbe possibile se l’ottica non lo provvedesse del periscopio.....’’.
Superlativo e irragiungibile catalogo della mostra tenuta a Firenze nel 1936 , sebbene l’anno di edizione non sia indicato esplicitamente, dalla lettura risulta evidente che il catalogo è stato realizzato parallelamente all’allestimento della mostra, in modo da essere stampato prima dell’inaugurazione. Si noti, a conferma, la presenza della tavola ripiegata con le mappe di Firenze e l’indicazione delle linee tranviarie utili per raggiungere il Palazzo delle Esposizioni . In copertina è rappresentato un generico cielo stellato, diviso in fasce via via più scure verso l’alto; una mano regge una lente, per inquadrare un ricco campo stellare. Tenendo conto dei continui rimandi a Galilei, le fasce più chiare rappresentano la Via Lattea e la lente ingrandisce le Pleiadi, cui è dedicata una silografia nel Sidereus Nuncius. La loro raffigurazione in copertina ha, dunque, tratti generici, come lo stesso cielo dello sfondo.
Copertina in brossura figurata con diversi toni di blu e titoli in bianco , dimensioni cm: 15,5 x 21,50 , formato in 8°, Numero di Pagine:76 , testi di colore blu, eccezionale ed unico apparato iconografico : due cartine ripiegate su se stesse, numerosi disegni e tavole fotografiche ( viranti al colore blu) intercalate n/t anche a tutta pagina, bella illustrazione f/t su carta patinata al solo recto di colore bruno ( Istituto Geografico Militare). Condizioni usato, minimi segni del tempo ai piatti, interno perfetto, eccezionale freschezza dell’opera, interno perfetto, eccellente esemplare da collezione. Gli espositori sono, nella sequenza in catalogo: Regio Istituto Nazionale di Ottica; Associazione Ottica Italiana; Libreria antiquaria Leo S. Olschki; Società Anonima Industriale San Giorgio; Società Anonime Ottico Meccanica Italiana e Rilevamenti Aerofotogrammetrici; Società Anonima Officine Galileo; Società Anonima Fiamma; Società Anonima Officina Costruzione Istrumenti Precisione; Società Anonima Scotti, Brioschi & C.; Istituto sperimentale per lo studio e l’applicazione dei prodotti del Boro e del Silicio; Società Anonima Cinemeccanica; Società Anonima Ditta Pietro Sbisà; Società Anonima Fratelli Koristka; Istituto Geografico Militare; La Filotecnica Ing. A. Salmoiraghi; Industria Cadorina Occhialeria Fratelli Lozza; Laboratorio di Precisione R. Esercito. Opera estremamente rara da reperire sul mercato, una sola copia catalogata in OPAC SBN . Nella biblioteca dell’Istituto Geografico Militare è presente un altro esemplare, curiosamente assegnato a Edizioni Ferroviarie nella scheda bibliografica in Catalogo del Polo BNCF ; l’indicazione in copertina significa, invece, che la partecipazione alla mostra è incentivata con riduzioni ferroviarie.
Il presente catalogo fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da giovedì 14 giugno 2018 alle 14:13 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
La reclusa di Giarabub – romanzo di un Meharista


€ 180,00

  La reclusa di Giarabub – romanzo di un Meharista
 
di Gino Mitrano Sani , Prefazione Di F.t. MarinettiMCMXXXI ( 15 Gennaio 1931)Edizioni Alpes – Milano
FASCISMO COLONIE ROMANZO COLONIALE MEHARISTI TRUPPE COLONIALI F.T. MARINETTI LIBRI RARI PRIME EDIZIONI

Col termine ’’Meharisti’’ vengono chiamati i corpi militari montati su dromedari. Il nome meharisti deriva dalla regione sud-arabica del Mahra in cui da lunghi secoli si alleva una razza assai pregiata di dromedari, particolarmente vocati al galoppo veloce. Il dromedario da corsa veniva, e viene, chiamato ’’mehari’’ (arabo mahrī, ’’del Mahra’’, o, secondo un’ipotesi poco probabile, da mehar, abilità ). Il ’’mehàri’’, molto diffuso tra i Tuareg , è usato soprattutto nel Sahara (a cui è particolarmente adatto), e utilizzato anche per le gare di corsa oltre che per usi militari . Dopo la guerra italo-turca e la conquista della Libia, l’Africa settentrionale italiana venne divisa in due colonie distinte con due distinti corpi militari: il Regio corpo truppe coloniali della Tripolitania e quello della Cirenaica, riuniti nel 1935 nel Regio corpo truppe coloniali della Libia. Questi corpi fin dalla fondazione schierarono reparti di Meharisti (o Sahariani), particolarmente adatti ad operare nei territori meridionali desertici della Libia.Fondamentali nelle operazioni di riconquista della Libia negli anni venti, durante la campagna del Nordafrica operarono inseriti nelle compagnie auto-avio sahariane, specializzate in compiti di ricognizione e contro-ricognizione a lungo raggio. Furono impegnati nel 1940 nell’invasione italiana dell’Egitto, ma furono completamente distrutti nella successiva controffensiva inglese detta Operazione Compass.
’’Il romanzo coloniale’’ è un genere della letteratura coloniale italiana apparso a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento e affermatosi negli anni venti. Si distinguono per il richiamo al patriottismo e alla trasgressione sociale: si poteva dare libero sfogo a un immaginario coloniale che guardava all’Africa come a una «terra promessa» vergine e primitiva, ma soprattutto alla possibilità di liberare la mente dalle restrizioni morali della società. La colonia si caratterizzava poi dagli anni venti come un luogo dove trasgredire le imposizioni del regime fascista. Questo processo di costruzione metaforico e narrativo dell’immaginario africano, fu infatti accompagnato principalmente da proiezioni di un mito d’Africa che privilegiavano scene pittoresche e sensuali. Questo genere giovò della spinta della propaganda fascista in nome dell’«imperialismo spirituale», al quale gli artisti in generale dovevano ispirarsi. A promuovere una sorta di programma per gli autori coloniali fu il periodico ’’Esotica’’ , mensile di letteratura coloniale, uscito nel 1926 e diretto da Mario Dei Gaslini, il quale scrisse un articolo intitolato ’’Inizio e volontà dell’impero’’ , in cui chiariva la volontà da parte degli intellettuali della rivista di centrare l’attenzione degli italiani sulle colonie e sui problemi a esse correlati. Filippo Tommaso Marinetti progettò di riunire «Alcuni romanzieri italiani et fascisti» uniti in « Gruppo d’azione per servire il Romanzo italiano in Italia ed all’estero» (1928). La guerra d’Etiopia del 1936 restituì nuova linfa al romanzo coloniale. Lì emerse il talento di un giovane Indro Montanelli con il suo romanzo XX Battaglione eritreo e il successivo racconto Ambasè. E diversi furono i libri tratti dalle esperienze guerresche come La disperata di Alessandro Pavolini. I romanzi coloniali, più che l’esaltazione dei miti politici, hanno collaudato e messo in campo schemi più efficaci: quelli dettati dal desiderio di trasgressione sociale e dal rovesciamento dei tabù. In generale, in queste opere, è da rilevare il limite, si direbbe la tara ideologica, della proiezione esotico-erotica che si sublima nel sadismo etnosessuale tra colonizzatore e colonizzata. Tipica di questa letteratura è la costante dell’incontro tra l’uomo italiano e la donna indigena, in un rapporto che fissa l’opposizione tra il maschio dominatore, superiore, razionale e la femmina subordinata, inferiore, bestiale. In questo caso si può parlare anche di etno-pornografia, ovvero di un immaginario coloniale altamente erotico condito dalla sperimentazione fantastica del desiderio come trasgressione. Nei romanzi coloniali il corpo femminile, sessualmente fruibile, rappresenta nell’aggressione ideologica uno strumento passibile di controllo e violenza maschile: d’altra parte, l’oggettivazione sessuale del corpo femminile, come ordine simbolico, e la costruzione ideologica del genere secondo la dominante maschile, sono criteri su cui si basa l’economia e la disciplina di egemonia coloniale. La sola eccezione si trova ne ’’ La reclusa di Giarabub ’’ , che si conclude coll’unione dell’eroe fascista Marcello De Fabritis e della donna araba da lui amata; tuttavia se qui viene trasgredita una consuetudine narrativa, non viene però violato l’implicito principio gerarchico che resta fondamentale: la protagonista femminile, Meriem, unica donna orientale di questi romanzi a non venir reificata, è in fondo un’occidentale nel corpo di un’araba . In quest’opera superare le barriere religiose e ’’razziali’’ significa in ultima analisi eliminare le caratteristiche della propria etnia, inferiore perchè non occidentale: infatti Meriem giunge a rinnegare la propria ’’razza’’ e la vita ’’bestiale’’ a cui la costringe. Mitrano Sani, con il proprio strumentale sostegno ad un’emancipazione femminile che il fascismo certo non incoraggiò né in patria né in colonia, legittima l’intervento coloniale italiano gettando sottilmente nel discredito la società araba. Egli pone con il personaggio di Meriem, evoluta ma condannata alla tradizionale servitù dall’arretratezza musulmana, uno sguardo occidentale nel seno del mondo dei colonizzati, perché lo additi al disprezzo dall’interno, ad opera di una sorta di autocoscienza critica: si reinserisce così lo sguardo del bianco colonizzatore che giudica dall’alto della propria compiaciuta superiorità, ovunque riaffermata nelle forme e nei testi più diversi. Il ’’Romanzo Coloniale’’, dopo la svolta razzista del 1938, che vietò le relazioni fra italiani e indigene, scomparve di colpo dalle librerie.
Brossura originale morbida di colore azzurrino con titoli in nero e blu , xilografia centrale di colore marrone. Formato in 8° cm. 14 x 20, pagine 306 , alla fine interessante ‘’ Spiegazione dei termini arabi inseriti nel volume’’. Condizioni usato , normali segni del tempo e d’uso, nessuna mancanza, interno perfetto, nel complesso eccellente esemplare da collezione. Opera di carattere storico – coloniale rara e ricercata , anche per la prefazione di F.T.Marinetti dell’accademia d’Italia.
Il presente volume fa parte della mia collezione personbale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da mercoledì 13 giugno 2018 alle 13:40 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
I GRANATIERI DI SARDEGNA MEMORIE STORICHE DAL 1659 AL 1900


€ 70,00

  I GRANATIERI DI SARDEGNA MEMORIE STORICHE DAL 1659 AL 1900
 
di Maggiore Domenico Guerrini1969Ristampate A Cura Del 1° Reggimento Granatieri Di Sardegna - Roma
MILITARI MILITARIA MONOGRAFIA I GRANATIERI DI SARDEGNA CORPI DI ELITE

« La brigata dei Granatieri di Sardegna queste sue memorie storiche ai passati che le fecero gloriose consacra ai venturi perché degnamente le continuino raccomanda »
Il Corpo dei ’’Granatieri di Sardegna’’ è il corpo militare più antico d’Italia, le cui tradizioni attualmente sono state ereditate dalla Brigata meccanizzata Granatieri di Sardegna, una grande unità dell’Esercito Italiano, di stanza a Roma. Alle Bandiere dei reggimenti della specialità sono state conferite complessivamente 3 Croci di cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia e 13 medaglie al valor militare (4 d’oro, 7 d’argento e 2 di bronzo). ’’ I Granatieri ’’ derivano dall’antico Reggimento delle guardie reali creato nel 1659 dal duca Carlo Emanuele II di Savoiache proseguendo e affermando le riforme militari iniziate da Emanuele Filiberto, volle la costituzione di un esercito permanente di pace, come nucleo dell’esercito di guerra. Il primo reggimento di tale esercito fu il reggimento di ’’Guardia’’ o delle ’’Guardie’’, costituito il 18 aprile 1659, al quale risalgono le origini dei granatieri italiani. Il reggimento ebbe uniforme rossa, sulla quale vennero in seguito applicati gli alamari bianchi, distintivi attuali dei granatieri. Nel 1664 il reggimento di guardia fu dichiarato il primo e il più anziano della fanteria d’ordinanza ed ebbe speciali privilegi, che conservò sino al 1852, tra cui quello di montare la guardia al palazzo del principe. L’appellativo ’’granatieri’’ deriva dal fatto che, nel 1685, in relazione all’invenzione di piccole granate a mano atte al lancio individuale a breve distanza e a imitazione dell’esercito francese, il Duca Vittorio Amedeo II di Savoia istituì la specialità dei soldati granatieri , addestrati e destinati a lanciare tali granate, precedendo le colonne d’attacco, assegnando ad ogni compagnia del reggimento sei soldati incaricati di lanciare allo scoperto le granate. Nel 1685 venne assegnata una compagnia per reggimento e nel 1696 una compagnia per ogni battaglione di fanteria d’ordinanza. Per ottenere che le granate venissero lanciate alla maggiore distanza possibile, furono scelti come granatieri uomini più forti e più alti della media, requisito mantenuto per tradizione, anche quando cadde l’uso del lancio delle granate a mano. Durante le campagne del 1796 del Piemonte contro la Repubblica Francese, furono formati battaglioni granatieri, riunendo le compagnie dei vecchi reggimenti, e varî reggimenti (cinque nel 1796), riunendo i battaglioni a due a due. All’atto della ricostituzione delle forze militari piemontesi, che tra il 1798 e il 1814 erano state variamente sciolte e incorporate in quelle francesi, il re Vittorio Emanuele I ricostituì, tra l’estate 1813 e l’inizio del 1815, il Reggimento delle ’’Guardie’’, assumendone il comando. I granatieri presero parte a tutte le campagne Risorgimentali ( 1848 - 1859 - 1866), Nel 1871 tutte le brigate di granatieri furono trasformate in brigate di fanteria di linea, a eccezione della brigata Granatieri di Sardegna, la quale seguì, da quel momento, l’evoluzione organica delle unità di fanteria di linea. Sciolta il 25 ottobre 1871, unitamente alle altre brigate permanenti, la brigata venne ricostituita il 2 gennaio 1881 riunendo ancora il 1° e 2º Reggimento Granatieri. Nel 1902 Vittorio Emanuele III fece trasferire i due reggimenti Granatieri a Roma, lasciando le sedi di Parma e Piacenza. L’adozione della divisa grigio verde, pochi anni dopo, causò la perdita degli alamari che rimasero solo sull’alta uniforme da parata (essi comunque vengono riprodotti, stilizzati, sulle mostrine). I Granatieri parteciparono guerra italo-turca che avrebbe portato alla conquista italiana della Libia e nel 1912, con due battaglioni della brigata Granatieri, venne costituito, per pochi mesi, il Reggimento ’’Granatieri di Libia’’.
Legatura tutta tela editoriale rossa con titoli , fregio , cornicine in oro ai piatti e dorso, Formato in 8° cm. 17 x 24, 5 , pagine 823 , centinaia di disegni, schizzi, ritratti , mappe intercalate n/t , 7 tavole su carta patinata f/t , di cui 5 a tutta pagina al solo recto ( una seppia e quattro a colori) e 2 a tutta pagina in b/n. Condizioni usato, normali segni del tempo , legatura solidissima, condizioni perfette, eccellente esemplare da collezione. Dedica alla prima bianca tra ’’Ufficiali’’.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da lunedì 11 giugno 2018 alle 14:38 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
La èlite del potere


€ 90,00

  La èlite del potere
 
di C. Wright Mills ( Traduzione A Cura Di Paolo Facchi)Gennaio 1959 – Prima rara edizione ItalianaGiangiacomo Feltrinelli Editore – Milano
SOCIOLOGIA ELITE POTERE IN AMERICA NUOVA SINISTRA MILLS PRIME EDIZIONI LIBRI RARI CULT

Charles Wright Mills (Waco, 28 agosto 1916 – West Nyack, 20 marzo 1962) è stato un sociologo statunitense. È ricordato soprattutto per aver studiato la struttura del potere negli Stati Uniti d’America nel suo libro ’’Le élite del potere’’. Tale struttura secondo Mills è costituita dalla ’’triade’’ della élite economica, di quella politica e di quella militare. L’ autore era un convinto sostenitore della responsabilità degli intellettuali nella società successiva alla seconda guerra mondiale. Secondo lui erano necessari prese di posizione ed impegno al posto di un disinteressato interesse accademico, in modo da costituire un apparato di comprensione pubblica e di coscienza collettiva in grado di contrastare le politiche delle élites istituzionali, espresse nella triade economica, politica, militare. Sociologo di fama internazionale, considerato da alcuni uno dei maggiori del nostro tempo, ogni sua opera sollevò accese polemiche e scandalo specialmente negli Stati Uniti, la cui società fu esaminata con grande profondità nella sua analisi. Mentre i conservatori lo bollavano come ’’uomo di sinistra’’, i ’’liberal’’ si stupivano non avesse tenuto nella debita considerazione l’importanza politica ed istituzionale della Corte Suprema. D’altro canto l’ex Unione Sovietica, pur pubblicando il suo libro ’’Le élite del potere’’ come critica della società statunitense, concludeva nell’introduzione che l’autore era comunque schierato ’’nelle speranze e nelle simpatie dalla parte del mondo occidentale’’. In realtà l’analisi di Mills prendeva in considerazione i profondi cambiamenti maturati nella società statunitense anche e soprattutto a causa della seconda guerra mondiale, al punto di arrivare a definirla ’’post-moderna’’. Tali cambiamenti spazzavano via le illusioni settecentesche di una possibile divisione dei poteri e vedevano anzi crescere in modo irresistibile la concentrazione dei poteri politico, militare, industriale. Concentrazione che si sarebbe poi chiaramente manifestata in quello che lo stesso presidente Eisenhower definì nel suo ultimo discorso ’’il pericoloso complesso militare-industriale’’.
L’opera fu attentamente studiata da Fidel Castro e Che Guevara nelle prime fasi della rivoluzione cubana, che all’epoca Mills vedeva con simpatia come possibile terza alternativa tra capitalismo e bolscevismo. Per dare un’idea dell’importanza di C. W. Mills, si pensi che alcuni studiosi (John H.Summers che insegna storia delle idee ad Harvard) sostengono che: ’’In relazione ai movimenti di rivolta globale del sessantotto, la CIA identificava C.W. Mills come uno dei più influenti intellettuali della Nuova Sinistra a livello mondiale, nonostante fosse morto già da sei anni’’. In sostanza C. Wright Mills sostiene che negli Stati Uniti la politica è dominata da una ristretta e potente élite formata dalle persone che presiedono le maggiori organizzazioni: ’’la burocrazia pubblica, le grandi corporations e le forze armate’’. Il capitalismo avanzato esige che si prendano decisioni fortemente coordinate e di ampia portata, quindi i dirigenti delle grandi organizzazioni sono costantemente in contatto e spesso assumono in modo informale decisioni di rilievo politico e sociale. Come hanno confermato anche recenti e accurate ricerche, questa élite del potere è composta da persone con un’estrazione sociale molto simile: sono nati in America da genitori americani, provengono da aree urbane, sono in prevalenza protestanti, hanno frequentato gli stessi college, provengono in maggioranza dagli stati dell’Est, si conoscono personalmente e hanno atteggiamenti, valori e interessi molto simili. Con i loro rapporti costituiscono un direttorio intrecciato che coordina iniziative e attività. Direttamente sotto questa élite, che opera in modo informale e invisibile, esiste un livello intermedio di gestione del potere, costituito dal settore legislativo, dai gruppi d’interesse e di pressione e dagli opinion leader locali. A un terzo e più basso livello si colloca la massa dei cittadini non organizzati. Queste tesi sono applicabili ancora oggi alle moderne democrazie di massa dei paesi industrializzati? Gli elettori riescono veramente a influenzare le decisioni politiche?
Tutta tela editoriale di colore verde con titoli in bianco al dorso, sovraccoperta figurata seppia con titoli in nero. Formato in 8° cm. 14 x 22,5 , pagine 431 , condizioni usato , normali segni del tempo, nessuna mancanza, minime riparazioni alla sovraccoperta, nel complesso ottimo esemplare da collezione in Prima edizione.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.






accetto Proposta d'acquisto

In vendita da lunedì 11 giugno 2018 alle 13:49 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Dico  non dico dico   - Affermazionismi


€ 64,00

  Dico non dico dico - Affermazionismi
 
di Renato SeregniNovembre 1994Edizioni Pulcinoelefante – Osnago
AFORISMI EDIZIONI PULCINOELEFANTE RENATO SEREGNI LIBRI CULT EDIZIONE LIMITATA LIBRI RARI

’’ Il poeta è un profeta che urla parole restituite al silenzio’’
Pulcinoelefante è una casa editrice italiana fondata da Alberto Casiraghi , pubblica le sue opere usando la stampa a mano con caratteri mobili utilizzando la pregiata carta hahnemuhle prodotta in Germania. Pubblica annualmente centinaia di piccole plaquettes formate da un testo (aforisma o breve poesia) accompagnato da piccole incisioni o disegni originali eseguiti da artisti. La tiratura è sempre in edizione limitata e fuori commercio. Nata come associazione culturale nel 1982, è gestita dal solo fondatore Alberto Casiraghi che produce senza seguire uno schema regolare, ma basandosi sui desideri e sugli incontri dell’editore con gli autori, poeti sconosciuti ma anche celebri quali Allen Ginsberg, Ezra Pound, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Franz Kafka, Samuel Beckett, Jean Cocteau, Wisława Szymborska, Arturo Schwarz. Oltre ad Alda Merini e allo stesso editore Casiraghi, tra i poeti e gli aforisti più presenti nel catalogo Pulcinoelefante troviamo Dario Bellezza, Maurizio Cucchi, Lillo Gullo, Franco Loi, Bruno Munari, Arturo Schwarz, Vivian Lamarque. Tra gli artisti figurano Enrico Baj, Emilio Tadini, Claudio Parmiggiani, Ugo Nespolo, Flora Graiff, Giuliano Grittini, Enzo Cucchi. Nel 1992 Casiraghi conosce la poetessa Alda Merini e con lei nascono oltre 700 libretti, molti dei quali illustrati dallo stesso Casiraghi. La ’’Pulcinoelefante’’ si può definire un’esperienza più antropologica che editoriale. Ed è giusto, perché dentro il primo aggettivo c’è l’essere umano, l’incontro, la cultura in senso più ampio. Alberto Casiraghi ha la faccia buona di chi dà senza chiedere. Da quasi 35 anni dà al mondo libretti inconfondibili, che uno dei suoi maestri, il grande Vanni Scheiwiller, definì «miniedizioni per libridinosi», o «ghiottonerie per spiriti liberi». Ci vuole un po’ di megalomania per inventare la bellezza. «Che cos’è la bellezza? Riuscire a vedere anche nel torrente qualche pesciolino che guizza felice». Frasi, versi accompagnati da incisioni su legno di bosso, pastelli, acquerelli, oro e foglie, sacchetti con polvere di azzurro, xilografie, fotografie, graffiti, astucci, orecchini, reliquie. Se ne sono accorti a New York, a Tokyo e a Berlino, dove i ’’Pulcini’’ sono stati in mostra. «L’uovo ha una forma perfetta benché sia fatto col culo», ha scritto Munari. È una delle frasi più amate dal Casiraghi, il nipotino di Bodoni che non si stanca di aprire cassetti e mostrare i suoi cubetti di piombo (Garamond, Times...), che chiama «i miei gioielli». Grazie alla loro magia Alberto ha potuto obbedire al consiglio di Pindaro: «Diventa ciò che sei».
« Renato Seregni »ha scritto di teatro e per il teatro , oltre a saggi, poesie e narrativa. Collabora a numerose riviste culturali. Tra i suoi scritti, rileviamo (con altri), Il cantiere Cina e La Cina Contemporanea. In campo poetico: La versione Starobinski, Sicomoro, Per il teatro: De tota Beltat. Tra i testi di narrativa: Al Dio volpe e Il perimetro dell’acqua (con Giovanni Bianchi), Dico non dico Dico, Mavalà, il Re dorme. Cofondatore e redattore delle riviste Pianura e Container. Collabora con articoli al bimestrale di cultura Odissea. Con nuove scritture: Sintassi, Io sono, Un non so di che. Di lui si sono occupati: Giorgio Bàrberi Squarotti, Giacomo de Antonellis, Beno Fignon, Adriano Accattino, Angelo Gaccione, Pierluciano Guardigli, Sergio Quinzio, Mario Spinella.
Brossura editoriale con alette , titoli in nero e disegno in rosso, formato in 8° cm. 14 x 21, pagine 31 in carta forte con quattro disegni in nero f/t a tutta pagina ( disegni a cura di : Ernesto Colombo, Silvano Vismara, Wike Venema, Adamo Calabrese) , foto e biografia dell’autore alla terza di copertina, condizioni usato, normali segni del tempo ai piatti, interno perfetto , eccellente esemplare da collezione , opera in tiratura limitata non numerata ( copie 499).
’’Il Pulcinoelefante è un ossimoro. Combina in sé cose apparentemente opposte: arte ed editoria, poesia e impresa economica, locale e globale’’.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.








accetto Proposta d'acquisto

In vendita da martedì 19 giugno 2018 alle 14:16 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
LE VETRERIE BORMIOLI 1825 – 1967


€ 90,00

  LE VETRERIE BORMIOLI 1825 – 1967
 
di Fotografie Di Mulas Ugo , Testi A Cura Di Bruno Bianchi,1967Vetrerie Bormioli
FOTOGRAFIA UGO MULAS CATALOGO MONOGRAFICO VETRERIE BORMIOLI PARMA STORIA LOCALE LIBRO INDUSTRIALE LIBRI RARI

Catalogo monografico delle ’’Vetrerie Bormioli ’’ di Parma , edizione fuori commercio.
Mulas Ugo ( Pozzolengo 1928 - Milano 1973) è stato uno dei più importanti fotografi italiani, molto conosciuto anche a livello internazionale, specialmente negli Stati Uniti.
Mulas , agli inizi degli anni 50 , frequenta l’ambiente dell’Accademia di Brera dove entra i contatto con gli artisti e gli intellettuali che si ritrovano al bar Jamaica. Affascinato dal mondo dell’arte, l’autore approda alla fotografia quasi per caso, e la sua formazione è quindi completamente autodidatta.Comprende ben presto che essere fotografo vuol dire fornire una testimonianza critica della società nella quale vive, la società del dopoguerra. Questa sua sensibilità lo guida alla ricerca dei primi soggetti : le periferie milanesi, la stazione Centrale e gli amici del Bar Jamaica. La sua maturazioni professionale porta l’artista ad importantissime collaborazioni con la Biennale di Venezia ( che durerà ininterrottamente fino al 1972 ) , la rivista Pirelli, l’Illustrazione Italiana , Settimo Giorno e con la rivista Domus, per la quale realizza meravigliosi servizi di Architettura. Entra in contatto con Strehler e Mila Schon che lo introducono nel mondo del teatro e della moda. In quel periodo Mulas matura un progetto di un reportage dedicato alla scena artistica Italiana, conosce e collabora con artisti del calibro di Pietro Consagra, Alexander Calder e David Smith ; con quest’ultimi realizzerà i suoi prim libri fotografici inerenti la scultura , appartengono a quel periodo gli scatti utilizzati per le poesie di Montale della raccolta Ossi di Seppia. Agli inizi degli anni 60 Mulas , durante un suo viaggio negli Stati Uniti , viene introdotto nel panorama artistico Americano della Pop Art, dove ha modo di documentare importanti pittori al lavoro , tra i quali Frank Stella, Lichtenstein, Jasper Johns , Robert Rauschenberg , e di ritrarre importanti presenze come Marcel Duchamp, Andy Warhol , John Cage. La collaborazione con gli artisti statunitensi continuerà fino alla fine del 1967 , anno nel quale Mulas presenta la sua analisi del lavoro degli artisti pubblicando il volume : New York , Arte e persone. Ritorna in Italia, ma nel 1970 la sua attività viene drasticamente segnata da una gravissima malattia, i suoi ultimi impegni riguardano il catalogo della mostra Amore Mio, organizzato da Achille Bonito Oliva, e una parte del magnifico lavoro di riproduzione delle sculture di Fausto Melotti. Si spegne a Milano il 2 Marzo 1973.
La famiglia Bormioli cominciò a impadronirsi dei fondamenti tecnici dell’arte del vetro intorno all’anno 1000, quando, nel borgo ligure di Altare, diede vita a una comunità di maestri vetrai tra le più importanti d’Europa. Il rapporto tra la famiglia Bormioli, l’arte del vetro e la città di Parma cominciò nel 1854, quando i fratelli Domenico, Rocco e Carlo Bormioli acquistarono la ‘Reale Fabbrica delle maioliche e dei vetri’ in Strada Farnese. Nel 1903, la famiglia Bormioli trasferì da Strada Farnese a Cortile San Martino il proprio stabilimento, in un vasto terreno fuori dal centro abitato, in prossimità della linea ferroviaria che da Bologna conduceva a Milano. Con l’inizio del Novecento, lo stabilimento Bormioli acquisì una posizione produttiva rilevante che si rifletteva in un crescente legame con il territorio: molti erano i lavoratori che si spostavano giornalmente dalla campagna o dalla montagna parmense, per raggiungere gli impianti della vetreria. Per tutta la prima metà del Novecento, infatti, la maggior parte degli operai assunti proveniva da famiglie contadine e i criteri di selezione erano legati a rapporti personali tipici del mondo contadino. Con il decollo degli anni sessanta, quando il gruppo Bormioli diviene una realtà multinazionale, aprendo sedi in Europa e negli Stati Uniti, la fabbrica di San Leonardo diventa, in maniera definitiva, la fabbrica di tutta Parma. Le rivendicazioni sindacali degli operai della vetreria diventano quelle dei lavoratori delle altre fabbriche cittadine e spesso gli adeguamenti contrattuali ottenuti dai ‘bormiolini’ divengono il riferimento di analoghe richieste in altri stabilimenti del settore vetrario. La fabbrica di San Leonardo, conobbe tutte le trasformazioni della storia economica contemporanea, dalla lavorazione artigiana a quella semiautomatica, dal ciclo di produzione fordista ai processi di ristrutturazione, fino alla dismissione, avvenuta nel maggio del 2004. A partire dalla chiusura dello stabilimento, dichiarato di interesse culturale nel 2008, è stato avviato uno studio sull’identità storico industriale della fabbrica, per evitarne la demolizione, iniziata nel 2010. Il progetto di riqualificazione prevede la realizzazione di un insediamento residenziale, commerciale e direzionale, oltre al recupero degli edifici storici destinati a diventare sede di attività culturali.
Legatura in finta pelle di colore verde con elegantissimi titoli in oro al piatto e dorso, acetato trasparente a protezione, formato in 4° cm. 21 x 28,5 , pagine 132 , numerose foto ed illustrazioni in b/n e colori intercalate n/t , anche a tutta pagina , condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione. Raro e splendido catalogo monografico, opera da collezione.
Il volume in vendita fa parte della mia collezione personale.


accetto Proposta d'acquisto

In vendita da mercoledì 6 giugno 2018 alle 14:43 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Nebbia al Giambellino


€ 40,00

  Nebbia al Giambellino
 
di Giovanni Testori, Postfazione Di Fulvio PanzeriPrima edizione Gennaio 1995Longanesi & C. – Milano
LETTERATURA ITALIANA NOVECENTO GIOVANNI TESTORI TEATRO ARTE CRITICA PRIME EDIZIONI

Giovanni Testori è stato uno scrittore, drammaturgo, storico dell’arte e critico letterario italiano. Diviene difficile definire in una parola Giovanni Testori, uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento. Nato a Novate Milanese il 12 maggio 1923 già a 17 anni collaborava ad alcune riviste del GUF con articoli di critica d’arte. Dal 1952 diviene allievo prediletto di Roberto Longhi e pubblica celebri scritti sull’arte del Cinque-Sei-Settecento lombardo-piemontese. Del 1954 è la sua prima opera di narrativa: Il dio di Roserio. Seguirà poi il ciclo de I con il Teatro dell’Arca di Forlì. Gli anni Ottanta sono invece nel segno di Franco Branciaroli e del Teatro degli Incamminati, da lui fondato con Emanuele Banterle. Erano gli anni in cui si andava intensificando la sua attività di critico militante, rivolta a molti giovani talenti che devono a lui la notorietà. Dalla metà degli anni Settanta, Testori aveva preso il posto di Pasolini come commentatore in prima pagina del ’’Corriere’’ e dal 1978 diviene responsabile della pagina artistica. Dopo tre anni di malattia, Testori muore il 16 marzo 1993, quando oltre 800 articoli si erano andati ad affiancare ai suoi celebri drammi, romanzi e studi critici. L’opera di Giovanni Testori sopporta i campi espressivi della narrativa, del teatro, della critica letteraria e della critica d’arte antica e moderna, della stessa pittura, ed anche della saggistica e tematica religiosa e civile, ma di fatto comporta globalmente il campo unico della poesia: sia perché tutto quanto Testori manifesta sembra provenire da un unico roveto ardente, e sia perché in quel che vive, scrive, fa il suo vero (o l’errore) è sempre di natura e di condotta poetica. Una poesia, se si eccettua in parte Pasolini, insolita per i nostri tempi, al punto da parere fuori tempo sino a qualche anno fa, mentre oggi può risultare anzi anticipatrice di quel “titorno al sacro”, che Testori non è il solo a rivendicare. Conversazione con la morte, ad ogni modo, non è, come parecchi lo ritengono, il testo di una sua “conversione” religiosa: Testori, anche nel rifiuto di Dio, rimaneva cristiano; e forse, come di Baudelaire, di lui va detto che è trop chrétien. Tra tanti indifferenti, è salutare che nella nostra poesia irrompa un eccedente, un travolgente, visto oltretutto che è lui il primo a pagare di persona ogni alluvione e ogni peste. La poesia di Testori, mentre troppi giocano all’avanguardia e qualcuno vi si massacra, viene da altri secoli; perciò ha addosso il rischio ma anche il coraggio di forti concordanze ed emulazioni, Jacopone e Michelangelo, Calderòn e Milton, Grunewald e Caravaggio. QueQuel gonfiore, anche bubbonico, che soprattutto ne I trionfi insidiava la sua poesia, nello stesso tempo la riscatta e la qualifica perché dichiara la fine di una poesia di inopia e di aridità: nella poesia di Testori l’uomo, pur nella sua miseria, ritrova e rinnova la sua grandezza.
Nebbia al Giambellino è un romanzo dello scrittore italiano Giovanni Testori scritto all’inizio del 1960 e pubblicato postumo dall’editore Longanesi nel 1995 dopo il ritrovamento, tra le carte dell’autore, di un dattiloscritto che conteneva il testo. Nebbia al Giambellino, che prende il titolo dal noto quartiere periferico di Milano, può essere considerato il romanzo conclusivo del ciclo I segreti di Milano. Narra la storia della vedova Gina Restelli giunta a Milano dalla provincia con una figlia e che, per potersi mantenere, si mette al servizio di Rinaldo Cattaneo, un giovane della borghesia milanese. Rinaldo è fortemente attratto dalla donna e presto le fa capire le sue intenzioni. Ma Gina, che non intende abbandonare i suoi principi morali, dopo le ultime pesanti insistenze, accompagnate da ricatti e umiliazioni, preferisce la morte.
Legatura editoriale rigida con titolo in oro al dorso , sovraccoperta figurata a colori con alette. Formato in 8° cm. 14 x 21, pagine 207 , condizioni usato, piccola riparazione alla sovraccoperta, copia perfetta, eccezionale freschezza delle pagine, eccellente esemplare da collezione.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.












accetto Proposta d'acquisto

In vendita da martedì 5 giugno 2018 alle 14:47 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Histoire de Jeanne D’Arc


€ 110,00

  Histoire de Jeanne D’Arc
 
di Par M. De Barante ( De L’Academie Francaise)1868Libraire Academique Didier Et C. Libraires Editeur - Paris
STORIA MEDIEVALE GIOVANNA D’ARCO PATRONA DI FRANCIA SANTA CHIESA CATTOLICA LIBRI RARI

’’Ero nel tredicesimo anno della mia vita , quando Dio mandò una voce per guidarmi. Dapprima rimasi spaventata: Sono una povera ragazza che non sa né guerreggiare né filare’ risposi. Ma l’angelo mi disse: ’Verranno a te Santa Caterina e Santa Margherita. Opera come ti consigliano, perché loro sono mandate per consigliarti e guidarti e tu crederai a quanto esse ti diranno’’.
Tutti (o quasi) ne conoscono il nome. Pochi, pochissimi, la vera storia. Giovanna d’Arco nacque da una famiglia di contadini, a Domremy nel 1412. Durante la Guerra dei Cento anni (1337-1453) si sentì chiamata da Dio a soccorrere il re di Francia (le famosi voci interiori di cui parlò lei stessa più volte) e a cacciare gli Inglesi dal suolo francese. Nel 1429 raggiunse il Delfino Carlo, il futuro Carlo VII, nella città di Chinon, convincendolo ad affidarle il compito di tentare un’offensiva contro gli Inglesi. Riuscì a farsi accreditare presso la corte grazie a carismi straordinari che suscitavano ammirazione.Giovanna riformò l’organizzazione dell’esercito, rimotivandolo, trascinando con il suo esempio le truppe francesi e imponendo uno stile di vita rigoroso, quasi monastico: fece allontanare le prostitute che seguivano i soldati, bandì ogni violenza o saccheggio, vietò che i militari bestemmiassero; impose loro di confessarsi e fece riunire intorno al suo stendardo l’esercito in preghiera due volte al giorno, al richiamo del suo confessore, Jean Pasquerel. Il primo effetto fu quello di instaurare un rapporto di reciproca fiducia tra la popolazione civile ed i suoi difensori i quali, invece, avevano la pessima abitudine di tramutarsi da soldati in briganti quando non erano impegnati in azioni di guerra. Soldati e capitani, contagiati dal carisma della giovane, sostenuti dalla popolazione di Orléans, si prepararono alla riscossa. Liberata Orleans dall’assedio (8 maggio 1429), vittoria che le valse il titolo di ’’Pulzella di Orleans’’, dopo qualche giorno (18 maggio 1429) ottenne una nuova vittoria: a Patay inflisse una dura sconfitta alle armate inglesi. Queste due vittorie permisero la conquista del territorio francese fino a Reims e quindi l’incoronazione solenne del Delfino con il nome di Carlo VII. Reims era infatti la città dove da secoli avvenivano le consacrazioni dei re di Francia. Ma, una volta incoronato re, Carlo VII fu preso dal desiderio di arrivare a un compromesso e decise di trattare con gli Inglesi. Giovanna non ci stette e volle, invece, continuare a combattere da sola, senza l’appoggio della Corona. Il 24 maggio del 1430 fu catturata dai Borgognoni, i quali erano dalla parte degli Inglesi, e a questi fu venduta per una cifra molto alta (10.000 tornesi) per raccogliere la quale furono alzate le imposte in Normandia, all’epoca sotto il dominio di Londra. Venne imprigionata nel Castello di Rouen e qui processata per eresia e stregoneria. In realtà, racontano gli storici che se ne occuparono in seguito, si trattava di un tribunale dell’Inquisizione inquinato da interessi politci, a favore degli Inglesi. I giudici spesso non rispettarono le procedure, non tennero conto delle affermazioni che potevano portare a scagionare l’imputata, e comunque il collegio giudicante era sovrastato dalla figura del cardinale di Winchester, Henry Beaufort (1374-1447), prozio e cancelliere di Enrico VI. Condannata, Giovanna d’Arco venne arsa viva - neppure ventenne - sulla piazza del Mercato Vecchio a Rouen il 30 maggio 1431. Carlo VII non fece nulla per aiutarla; però, dopo la conquista di Rouen (1450), volle aprire un’inchiesta sul processo che portò alla completa riabilitazione di Giovanna d’Arco. Sancita al livello più alto, da papa Callisto III, nel 1456. Giovanna d’Arco fu beatificata il 1909 da papa san Pio X e canonizzata nel 1920 da papa Benedetto XV. Una sua statua è stata posta nella cattedrale di Winchester, dinnanzi alla tomba del Cardinale Beaufort, colui che ebbe un ruolo decisivo nel tragico e infausto processo. Giovanna d’Arco è stata dichiarata patrona di Francia, della telegrafia e della radiofonia. È venerata anche come protettrice dei martiri e dei perseguitati religiosi, delle forze armate e di polizia. La sua memoria liturgica è celebrata il 30 maggio. Viene richiamata esplicitamente nel catechismo della Chiesa cattolica quale una delle più belle dimostrazioni d’un animo aperto alla Grazia salvatrice. Oggi è la santa francese più venerata.
Mezza pergamena con piatti marmorizzati , legatura originale , formato in 16 ° cm. 12 x 18, pagine 276 , bella incisione a tutta pagina in antiporta , frontespizio con incisione, condizioni usato, normali segni del tempo ai piatti, legatura solidissima, pagine eccezionalmente fresche, larga marginatura , ottimo esemplare da collezione. Edizione estremamente rara . Opera in lingua francese.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.




accetto Proposta d'acquisto

In vendita da martedì 5 giugno 2018 alle 13:22 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
’’Paolo Il Danese’’ ( Pseudonimo Di Lauritzen Arndt Paul) -   Cammina fratello, cammina


€ 84,00

  ’’Paolo Il Danese’’ ( Pseudonimo Di Lauritzen Arndt Paul) - Cammina fratello, cammina
 
di A Cura Di Paolo E Rosita Lauritzen , Prefazione Di Carlo Squeri ( Venor)1984 Dicembre – Prima edizioneApc – Associazione Partigiani Cristiani
GUERRA - SECONDA GUERRA MONDIALE RESISTENZA PARMA APPENNINO PARTIGIANI CATTOLICI PAOLO IL DANESE LIBRI RARI

La vita di Paolo il Danese, al quale è stata dedicata una strada che si interseca con quelle dei suoi compagni, parte però da molto lontano e, per arrivare alle montagne intorno a Parma, segue un percorso tortuoso e affascinante. Prima monaco benedettino, poi soldato nell’esercito danese e prete cattolico a Roma, infine combattente in Emilia Romagna e comandante di una brigata partigiana, con un ruolo di agente segreto per i servizi britannici. ’’Arndt Paul Richardt Lauritzen’’, questo il nome vero e completo di «Paolo», nasce a Copenaghen nel 1915 da una famiglia protestante ed è appena al secondo anno di ginnasio quando comunica ai genitori, il padre ha una bottega di barbiere, l’intenzione di diventare un monaco cattolico. Nel ’33, il giorno dopo il suo diciottesimo compleanno, Arndt si converte e inizia la vita monastica nel convento benedettino di Clervaux, in Lussemburgo. Negli anni successivi, in seguito a soggiorni di studio in Germania e Belgio, entra in contatto con antinazisti cattolici tedeschi e conosce da vicino la barbarie di Hitler.
«È in quel periodo che si rende conto che il cristianesimo e la libertà in Europa sono in pericolo. E che lui deve fare qualcosa di concreto» sostiene il figlio maggiore di Arndt, Lorenzo, che vive in provincia di Parma e che, come il resto della famiglia, ha sempre mantenuto una grande riservatezza sulla figura del padre. Arndt aveva fatto il servizio militare in Danimarca, fra il 1937 e il 1938, e allo scoppio della guerra, il primo settembre del ’39, torna nel suo paese per arruolarsi perché, come lui stesso scrive, «è dovere di ogni uomo mettersi a disposizione per difendere la libertà e gli interessi della nazione». Tra i tanti episodi, uno, racchiuso nella biografia e raccontato da Paolo il Danese , spiega perché in seguito non poté più essere sacerdote. «Durante lo scontro a fuoco in una caserma» si legge nel libro, «mirai su un tedesco ma non premetti il grilletto.Volevo fargli dono della vita. Ma quando la mia attenzione fu attirata altrove, lui stava quasi per spararmi. Non posso fargliene una colpa, visto che non lo avevo disarmato. Lo anticipai e gli sparai. Mi chinai su di lui mentre stava per morire e gli chiesi se era cattolico. Lo era e gli diedi l’assoluzione. Quando mi stavo per allontanare mi sparò. E fui costretto a finirlo. In quel momento mi resi conto che non potevo più essere sacerdote». Con la sua brigata fu il primo ad entrare a Parma alle prime ore del 26 aprile del 1945, precedendo le forze alleate . All’inizio del 1945, Paolo conosce la bruna staffetta partigiana Teresa, che in bicicletta fa la spola fra Parma e i rifugi sulle montagne. Il suo vero nome è Rosita ed è impiegata in banca. Dopo la liberazione continuano a incontrarsi, e si sposeranno pochi mesi dopo, nell’agosto del 1945, a Milano. Paolo muore nel 1978, Rosita, i tre figli e i tre nipoti vivono oggi in una cittadina a pochi chilometri da Parma. Ancora nel 1990, per i 45 anni dalla Liberazione della città, il sindaco consegna all’ex staffetta partigiana una targa d’argento, in memoria dell’attività del marito e come riconoscimento della sua equità quando, come comandante delle carceri parmigiane di San Francesco, evita dopo il 26 aprile molte giustizie sommarie. Parliamo di 26 aprile, perché fu quella la data della Liberazione di Parma.
Brossura morbida a filo a colori , sovraccoperta identica , formato in 8° cm. 17 x 24, pagine 14 n.n. + 370 + 16 n.n. , una cartina in nero n/t. Alla fine i nomi dei combattenti della III Brigata Julia ’’Artoni’’ con splendide ed affettuose caricature in nero di ’’ figure di Partigiani’’ f/t. Condizioni usato, sovraccoperta ed interno eccezionalmente freschi, eccellente esemplare da collezione. Opera rara e ricercata , fondamentale volume di riferimento. La monografia rappresenta uno spaccato nel tessuto storico della resistenza , forse unico nel suo genere.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.




accetto Proposta d'acquisto

In vendita da lunedì 4 giugno 2018 alle 14:35 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Lo Spirito dell’Universo.


€ 190,00

  Lo Spirito dell’Universo.
 
di Olinto De Pretto, Prefazione Dell’Astronomo Giovanni Schiapparelli1921Fratelli Bocca Editori
FISICA OLINTO DE PRETTO TEORIA DELLA RELATIVITA’ ALBERT EINSTEIN LIBRI RARI CULT

ALBERT EINSTEIN E OLINTO DE PRETTO: A CHI LA RELATIVITÀ ?
’’Sull’esistenza dell’etere nell’Universo, sembrerebbe ormai che più non potessero sussistere dubbi, ma pure si direbbe che quanto più progrediscono gli studi, tanto meno sia chiarita la natura di tale fluido, quando anche taluno non metta addirittura in dubbio la sua stessa esistenza. Gli studiosi in generale, occupati a spiegare i fenomeni luminosi od elettromagnetici in rapporto a tale fluido, tendono a foggiarlo a proprio modo, dimentichi di tener conto della gravitazione, il fenomeno dominante nell’Universo e che può dirsi l’attributo principale, insito della materia’’.
Olinto De Pretto (Schio, 26 aprile 1857[1] – Schio, 16 marzo 1921) è stato un fisico e imprenditore italiano. In ambienti non accademici è stato ipotizzato che De Pretto abbia anticipato di due anni la relazione sull’equivalenza tra massa ed energia E=mc² presente nella teoria della relatività (1905) di Albert Einstein. Gli studiosi veronesi Zorzi e Speri hanno affermato che Olinto De Pretto sarebbe stato il primo ad arrivare all’intuizione della celebre formula e che anche Einstein si sarebbe ispirato ai suoi lavori nel concepire la teoria della relatività. Zorzi, Speri e in seguito Bartocci , hanno descritto in quali situazioni ipotetiche Einstein avrebbe potuto essere entrato in possesso del saggio di De Pretto prima di enunciare, a propria volta, la teoria sulla equivalenza tra materia ed energia. Ad ogni modo non vi sono prove documentarie di tale collegamento. Viceversa lo studioso scledense Ignazio Marchioro, che nei Quaderni di Schio ha pubblicato un saggio su De Pretto, ne riconosce il valore del contributo scientifico, definendolo geniale, ma nega ogni legame con Einstein e sostiene che le due formule abbiano solo una somiglianza casuale. De Pretto nei suoi documenti analizzò il decadimento radioattivo dell’uranio e del torio e fu il primo a concludere che questo decadimento non era altro che la trasformazione della massa in energia. Egli inoltre ipotizzò che l’intenso calore presente al centro della Terra è causato dalla massa enorme della terra ed è causato da un nucleo radioattivo massiccio al cui interno avvengono scambi tra massa ed energia. La scienza sembra non volersi rendere conto che De Pretto, questo oscuro agronomo vicentino, forse ispirò il grande scienziato. Magari si tratta di elementi formali, non decisivi, dato che il concetto di etere non sembra essere applicato alla teoria della relatività, ma di sicuro la frase che compare nel lavoro di De Pretto del 1904 (un anno prima della pubblicazione di Einstein negli Annalen der Physik dei suoi due celebri lavori) è esplicativa al riguardo: ’’La materia di un corpo qualunque, contiene in se stessa una somma di energia rappresentata dall’intera massa del corpo, che si muovesse tutta unita ed in blocco nello spazio, colla medesima velocità delle singole particelle. [ ... ] La formula mv2 ci dà la forza viva e la formula mv 2/8338 ci dà, espressa in calorie, tale energia. Dato adunque m=l e v uguale a 300 milioni di metri, che sarebbe la velocità della luce, ammessa anche per l’etere, ciascuno potrà vedere che si ottiene una quantità di calorie rappresentata da 10794 seguito da 9 zeri e cioè oltre dieci milioni di milioni’’. Nel 1921, proprio nell’anno che vedrà Einstein ricevere il premio Nobel per la fisica, De Pretto morirà in circostanze drammatiche (freddato da un colpo di pistola sparato da una donna). Sempre quell’anno, pochi mesi prima della sua morte, uscì l’opera ’’Lo Spirito dell’Universo’’, che può a buon diritto essere considerato il suo testamento scientifico. Il volume contiene lo studio del 1904, rielaborato, e la seconda edizione dello scritto ’’Sopra una grande forza tellurica trascurata’’ (apparso per la prima volta nel 1914).
Brossura morbida figurata e titoli in b/n ( maschera tribale di una civiltà non identificata, e sullo sfondo una serie di galassie a spirale ) , formato in 8° cm. 16 x 24, pagine 223, numerose tavole , cartine e disegni in b/n e colori , n/t e f/t , anche a piena pagina, alcune ripiegate su se stesse. Condizioni usato, normali segni del tempo , nessuna mancanza, legatura solidissima, eccellente esemplare da collezione. Raro e ricercato volume di riferimento, eccellente opera da collezione.
Il presente volume fa parte della mia collezione personbale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da lunedì 4 giugno 2018 alle 13:31 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Notte nuziale


€ 120,00

  Notte nuziale
 
di Iwan Pissilenko1927 - VGloriosa’Casa Editrice Italiana – Milano
CINEMA MUTO RODOLFO VALENTINO DIVO ANNI RUGGENTI LATIN LOVER LIBRI RARI

Rodolfo Valentino, o Rudolph Valentino (o semplicemente Rudy), nome d’arte di Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi (poi di Valentina D’Antonguella) (Castellaneta, 6 maggio 1895 – New York, 23 agosto 1926 ), è stato un attore e ballerino italiano naturalizzato statunitense. Fu uno dei più grandi divi del cinema muto della sua epoca, noto anche per esser stato il sex symbol di quegli anni, tanto che gli fu dato l’appellativo di ’’Latin Lover’’. Il suo stile recitativo fu ammirato da altri grandi, tra cui Charlie Chaplin.
Notte nuziale (A Sainted Devil) è un film muto del 1924 diretto da Joseph Henabery. Interpretato da Rodolfo Valentino e da Nita Naldi, fu prodotto dalla Famous Players-Lasky Corporation e girato a Farmingdale, Long Island. Il film venne distribuito dalla Paramount Pictures il 17 novembre 1924.
La sceneggiatura è tratta dal romanzo breve ’’Rope’s End di Rex Beach’’, adattato per lo schermo da Forrest Halsey. ’’Durante la prima notte di nozze del ricco fazendero argentino don Alonzo Castro, la sposa Julietta viene rapita da El Tigre. Il bandito è stato pagato dall’ex amante di don Alonzo, la perfida Carlotta. Don Alonzo sorprende una donna - che egli prende per la moglie perché indossa l’abito da sposa di Julietta - tra le braccia del bandito. Amareggiato, l’uomo maledice tutte le femmine di questo mondo, credendo di essere stato tradito. Deciso a vendicarsi, cerca El Tigre in un locale che sa frequentato dal suo rivale. Dopo alcuni appostamenti, riesce finalmente a trovarsi davanti al suo avversario che sfida. Ma, quando sta per soccombere, viene salvato da Luis, un acerrimo nemico del bandito che uccide El Tigre. La ballerina Carmelita, allora, rivela la verità a Don Alonzo: quella che lui credeva sua moglie, in effetti, era Carlotta che aveva indossato gli abiti di sua moglie. La quale, sana e salva, ha trovato rifugio in un convento’’.
Il film venne distribuito dalla Paramount Pictures il 17 novembre 1924 negli Stati Uniti, e nel 1926 in Italia. Attualmente, viene considerato perduto, tranne uno spezzone superstite di meno di un rullo.
Brossura morbida figurata a colori con titoli in rosso ed azzurro, formato in 8° cm. 13 x 18,5 , pagine 138 ( 6) . Condizioni usato, normali segni del tempo e d’uso, nessuna mancanza, legatura solida, nel complesso ottimo esemplare da collezione. Opera rara e ricercata.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da venerdì 1 giugno 2018 alle 14:02 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Confucio . Studio integrale & L’asse che non vacilla


€ 250,00

  Confucio . Studio integrale & L’asse che non vacilla
 
di Ezra PoundPrima edizione 8 Febbraio MCMLV . Edizione limitata e numerata , copia n. 144 di 1000All’Insegna Del Pesce D’Oro - Milano
LETTERATURA AMERICANA EZRA POUND POESIA MODERNISMO MUSSOLINI FASCISMO LIBRI RARI EDIZIONE LIMITATA E NUMERATA

’’ il rovente e deluso poeta di Mauberley’’ trova in Confucio il modello esemplare del letterato che non solo è direttamente impegnato nella dimensione etico-sociale, ma ha anche posto le basi di una dottrina dell’ uomo e dello stato che ha retto un grande impero per oltre due millenni’’.
Ezra Weston Loomis Pound (Hailey, 30 ottobre 1885 – Venezia, 1º novembre 1972) è stato un poeta, saggista e traduttore statunitense, che trascorse la maggior parte della sua vita in Italia , fu uno dei protagonisti del modernismo e della poesia di inizio XX secolo. Costituì, assieme a Thomas Stearns Eliot, la forza trainante di molti movimenti modernisti, principalmente dell’imagismo e del vorticismo, correnti che prediligevano un linguaggio d’impatto, un immaginario spoglio e una netta corrispondenza tra la musicalità del verso e lo stato d’animo che esprimeva, in contrasto con la letteratura vittoriana e con i poeti georgiani. Durante gli anni trenta e quaranta espresse ammirazione per Mussolini, Hitler e Oswald Mosley; trasferitosi in Italia nel 1924, sostenne il regime fascista fino alla caduta della Repubblica Sociale Italiana. Secondo Pound «il primo atto del Fascismo è stato salvare l’Italia da gente troppo stupida per saper governare, voglio dire dai comunisti senza Lenin. Il secondo è stato di liberarla dai parlamentari e da gruppi politicamente senza morale. Quanto all’etica finanziaria, direi che dall’essere un paese dove tutto era in vendita, Mussolini in dieci anni ha trasformato l’Italia in un paese dove sarebbe pericoloso tentare di comperare il governo». L’ammirazione antidemocratica di Pound per Mussolini era espressamente estesa, apprezzando la politica economica del Terzo Reich, anche a Hitler, pur ritenuto un «imitatore isterico» di Mussolini, mentre egli giudicava tutti gli altri statisti moderni alla stregua di mere «canaglie», in particolare fu molto duro, soprattutto durante e dopo la guerra, con Winston Churchill, accusandolo di portare avanti una politica estera brutale e ingiusta. Pound aderì alla R.S.I. (ottobre 1943 - aprile 1945) come cittadino straniero residente e si trasferì a Milano per continuare le sue trasmissioni radio e tentare di convincere ancora il governo fascista ad applicare le sue teorie economiche, rimanendo comunque soddisfatto della socializzazione dell’economia, progettata dal Partito Fascista Repubblicano; Pound affermerà che, per molti «uomini onesti», era impossibile stare con la corruzione e «il lerciume di Badoglio», motivando così la scelta di stare con un governo collaborazionista con i nazisti. In questo periodo intensificò gli attacchi verbali alla finanza internazionale, colpevole a suo dire di aver complottato per trascinare gli Stati Uniti d’America nella guerra, e si fece portavoce di campagne antisemite, identificando gli ebrei come i banchieri usurai. Tuttavia dichiarò in seguito di non essere razzista: «Non sono un antisemita. Non confondo l’usuraio ebreo e l’ebreo che si guadagna onestamente da vivere di giorno in giorno». I suoi strali si indirizzavano invece contro chi, a suo avviso, non vedeva l’ombra dei ’’prestatori di denaro’’ dietro l’entrata in guerra degli Alleati. Pound compose inoltre due canti in italiano (72-73), nei quali ribadiva la solidarietà al fascismo: famoso è il verso ’’Rimini arsa e Forlì distrutta’’ (Canto 72), in cui deplora i bombardamenti Alleati nella Città del Duce (come era nota Forlì durante il fascismo, dato che Mussolini era nato nella vicina Predappio) e nella sua provincia. Il 3 maggio 1945 fu arrestato da partigiani italiani e consegnato ai militari statunitensi, che lo trattennero per alcune settimane a Genova e poi lo trasferirono in un campo di prigionia dell’esercito statunitense ad Arena Metato, presso Pisa.. A causa delle sue prese di posizione durante il conflitto mondiale, Pound venne accusato di collaborazionismo e tradimento, reati per cui rischiava la pena di morte o l’ergastolo. Dopo alcune settimane di reclusione, in una cella di sicurezza senza servizi igienici e possibilità di ripararsi dal freddo e dal caldo (la ’’gabbia da gorilla’’, disse lui), subì un tracollo fisico e mentale. Gli fu assegnata una tenda presso l’infermeria del campo e gli fu consentito di scrivere a mano durante il giorno e usare la macchina per scrivere nelle ore serali. Instancabile, trascorse i mesi pisani componendo i quattordici Canti pisani (dal 71 all’84; particolarmente famoso è il 74°, in cui rievoca con linguaggio mitologico e simbolico la morte di Mussolini e dell’amante Clara Petacci, con l’esposizione dei corpi in Piazzale Loreto, descrivendo la fine del Duce con la celebre locuzione ’’uno schianto, non una lagna’’) e traducendo ancora Confucio.A fine novembre 1945 fu trasferito in aereo a Washington per il processo. In seguito a una perizia psichiatrica, che lo dichiarò infermo di mente, con una discussa diagnosi di schizofrenia, il processo fu rinviato e Pound fu internato nell’ospedale criminale federale St. Elizabeths di Washington. La poesia e la poetica di Pound hanno avuto molta influenza. Le sue prime opere portarono nella lirica del Regno Unito un linguaggio più concentrato e sperimentale e una visione sincretistica, nella quale entravano America ed Europa, Oriente e Occidente, nell’ambito del modernismo, dell’imagismo e del vorticismo. Fecero scuola i suoi rifacimenti dal cinese e le sue maschere provenzali. Pound fu anche influente promotore presso il pubblico inglese di Guido Cavalcanti e Dante, sulla scia di Dante Gabriel Rossetti e altri. I Cantos, la principale opera poetica, sono un’epica autobiografica, componente un grande poema sulla cui struttura e riuscita la critica non è concorde, ma pochi dubitano della grandezza di alcune pagine, specie nei Canti pisani del 1945. La tematica principale è il rifiuto della mentalità borghese con le sue convenzioni e la nostalgia per l’arte e la cultura del passato. Essi sono dominati inoltre da una commistione di lingue, dal tema della modernità mescolata agli Stati Uniti d’America dei pionieri (dai Padri Pellegrini alla conquista del West, forte è in lui l’ammirazione per il ruralismo e la civiltà contadina, mentre esprime un profondo disagio per non essere stato capito dagli Stati Uniti d’America contemporanei, dominati dal capitalismo; Pound si considerò sempre un patriota statunitense), dalla Cina classica (specialmente sotto l’influenza di Confucio) all’antichitàgreco-romana fino al Medioevo (con la tematica dell’usura quale sommo male che affligge la società, mutuata in parte da Dante), fuse insieme in una poesia metafisica e modernista mutuata dall’amico Thomas Stearns Eliot, e che tramite Eliot farà scuola, determinando un nuovo interesse anche per il dolce stil novo nella nuova poesia moderna (ad esempio in Eugenio Montale, Edoardo Sanguineti, Jorge Luis Borges, ecc.). Queste tecniche e temi rendono l’opera Poundiana di difficile lettura e ne ha fatto oggetto di molti studi e commenti. Alla complessità del poema contribuiscono le allusioni a eventi storici, sia del Mediterraneo antico sia dell’Asia e dell’Estremo oriente, dell’America e dell’Europa premoderna e moderna, utilizzati sulla scia di Eliot o Kavafis per illustrare temi moderni, filosofici o universali, in un ’’tempo senza tempo’’ immanente, in cui tutto coesiste nella mente del poeta.
Brossura morbida muta originale con sovraccoperta illustrata da ideogrammi e titoli in nero, formato in 16° grande cm. 12,5 x 18, ideogramma in nero in antiporta , pagine (2) + 195 +(5), numerosi ideogrammi intercalati n/t , anche a tutta pagina , dedica anonima in antiporta. Condizioni usato, normali segni del tempo, nessuna mancanza, legatura solidissima, nel complesso eccellente esemplare da collezione. (La traduzione italiana dei due libri confuciani (oggi riveduta e aggiornata) fu stampata a Rapallo e a Venezia in tre introvabili opuscoli durante la guerra. ’’L’asse che non vacilla’’ fu dato quasi interamente alle fiamme subito dopo la Liberazione perche’ sospetto di propaganda in favore dell’asse Berlino-Roma-Tokyo).
Rara e ricercata opera da collezione in Prima Edizione numerata e limitata ( copia n. 144 di 1000).
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.














accetto Proposta d'acquisto

In vendita da venerdì 1 giugno 2018 alle 13:32 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Bonalumi – Evoluzione continua tra  pittura e ambiente


€ 200,00

  Bonalumi – Evoluzione continua tra pittura e ambiente
 
di A Cura Di Luca Massimo Barbero, Supervisione Di Giuseppe Niccoli , Crediti Fotografici Di Ugo MulasMaggio 2000Galleria D’Arte Niccoli
ARTE DEL NOVECENTO ASTRATTISMO PITTURA AGOSTINO BONALUMI MONOGRAFIE ESTROFLESSIONE LIBRI RARI

Agostino Bonalumi (Vimercate, 10 luglio 1935 – Desio, 18 settembre 2013 ) è stato un pittore italiano, considerato una delle figure più rilevanti dell’arte astratta del Novecento.
Talento precoce, Bonalumi si inserisce velocemente nel clima artistico milanese frequentando lo studio di Enrico Baj e venendo così a contatto con Fontana, Manzoni, Castellani e Gillo Dorfles. Benchè il suo primo approccio alla pittura sia stato figurativo, paesaggi soprattutto,collabora con la rivista Azimuth che proponeva l’azzeramento totale dell’esperienza artistica precedente ed un nuovo inizio, basato su un nuovo patto con il progresso sociale. Sin dalla fine degli anni Cinquanta, partecipa come autorevole protagonista all’esperienza della Pittura Oggettuale : superfici di tele dipinte che assumono rilievo plastico, come sculture, per via di strutture poste dietro la tela che danno luogo a protuberanze, sporgenze, rientranze. Esperienza diffusa in quegli anni nell’Arte Minimal americana, da cui il termine di ’’Shaped Canvas’’, ovvero tela che si anima, si sporge in fuori, così da costituire effettivi e concreti episodi plastici.. Poi, insieme a Castellani, inizia a lavorare tele monocrome estroflesse con tecniche che permettono di creare effetti di luci e ombre cangianti con l’inclinazione della sorgente luminosa. E’ un momento fondamentale per la storia dell’arte del ’900, e non solo per quanto riguarda l’Italia: le sagome di legno e metallo che estroflettono la tela faranno il giro del mondo. Negli anni Sessanta e Settanta, Bonalumi è fra i principali esponenti di una concezione dell’arte come esperienza tattile fra pittura e scultura. I rilievi che si producono su campi monocromatici (bianco, blu, rosso, nero, grigio) determinano strutture percettive di segno astratto. Gli anni ’60 e ’70 testimoniano una continua ricerca dell’artista. Assistiamo nei primi anni della sua sperimentazione ad una ’’estroflessione’’ che si definisce per linee rette (parallele, in ripetizione per un determinato numero di volte, in scansione ritmica), per poi ’’rientrare’’ negli anni successivi su uno sviluppo prevalente dove la curva torna ad essere l’elemento base. Nascono così alcuni lavori caratteristici dell’artista di estroflessioni curve, soprannominate ’’Pance’’ . La ricerca continua con lavori in cui lo spazio artistico creato non è riferito solo verso l’esterno mediante una ’’esplosione’’ della tela ma anche verso il suo interno creando una sorta di ’’implosione’’ verso se stessa. Si può parlare ora di ’’introflessioni’’, facendo sorgere il pensiero di una spazialità dietro l’opera. Novità tecnica e linguistica di assoluta rilevanza, in cui vengono a compensarsi tematiche apparentemente antitetiche nella composizione di un racconto unitario. Nel 1970 espone in sala personale alla Biennale di Venezia, è la sua seconda volta in Laguna: era già stato invitato nel 1966, anno in cui partecipa anche alla Biennale di San Paolo del Brasile. Nel 1968 è invece la volta della Biennale di Parigi. Nel 1980 le sue opere vengono esposte in una grande mostra personale presso il Palazzo Te di Mantova, mentre l’anno successivo espone in Florida al Museum of Art di Fort Lauderdale. Nell’86 ancora una volta in Biennale a Venezia, dove tornerà nel 2002 per presentare ’’ l’opera ambiente’’ al Museo Gugghenheim. Le opere di Bonalumi sono attivamente ricercate dai collezionisti di tutto il mondo ed è costantemente scambiato nelle aste più prestigiose. Hanno scritto di lui, tra gli altri: Gillo Dorfles, Germano Celant, Tommaso Trini, Achille Bonito Oliva, Luciano Caramel, Giulio Carlo Argan, Renato Barilli, Vittorio Sgarbi, Elena Pontiggia, Martina Corgnati, Bruno Corà, Maurizio Calvesi.
Cartonato editoriale di colore nero con bandelle e titoli in bianco (il piatto in spessore riprende un’opera dell’artista : ’’nero’’ – 1965) , formato in 4° cm. 21 x 26, pagine (10 n.n.) + 213 + (2) , superlativo e irraggiungibile apparato iconografico : circa 110 illustrazioni a colori a tutta pagina f/t con esaustive didascalie, numerose tavole fotografiche in b/n ( Ugo Mulas) e colori intercalate n/t. , disegni e articoli. Testi a cura di : Stefano Spagnoli ( prefazione), Luca Massimo Barbero , Agostino Bonalumi, All’indice : Opere esposte in mostra, Apparati, Biografia , Musei e collezioni pubbliche, Bibliografia, Antologia Critica, Translations. Condizioni usato, eccellente catalogo/monografia da collezione allo stato del nuovo. Fondamentale e rarissima opera di riferimento di un’artista tra i più rilevanti dell’astrattismo del novecento.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da giovedì 31 maggio 2018 alle 12:39 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 

Pag. 1 di 53.

Vai a pagina : [1] 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53
 



 
   
Contatti: staff@comprovendolibri.it
Segnalazione errori: assistenza@comprovendolibri.it
Informativa sulla Privacy (GDPR) e utilizzo dei cookies
rel. 6.5 Copyright 2000-18 SACS - Padova (IT) - p.IVA 03547010284