Accedi o Registrati
Librifolli - Alessandria
Titolo 
Autore 

 
ricerca avanzata
ricerca multipla
ricerca avanzata | ricerca multipla    
BIBLIOTECA DI BABELE

Comprovendolibri.it utilizza cookies e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookies, consulta la nostra Informativa sulla Privacy e l'utilizzo dei cookies.
Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookies
.

chiudi
I libri di MSANSALONE













 

 

 

 

PAOLOPR64 vende questi libri in provincia di PARMA

Segui
 
Condizioni di vendita di PAOLOPR64
Pagamenti accettati : Pagamento anticipato tramite Bonifico bancario o ricarica Postepay.

Invio tramite spedizioni raccomandate tracciabili ( pieghi di libri), il costo da quantificare al momento dell’ordine da aggiungere al prezzo del libro.
 

Richiedi un contatto 


Per chiedere informazioni su un libro, clicca sul Titolo
Ordinamento per inserimento, dall'ultimo inserito.
Libri : 911


Cerca tra i libri di PAOLOPR64

Titolo  

   

Autore  

   
La Crittogama - Romanzo


€ 200,00

  La Crittogama - Romanzo
 
di Bruno Cicognani1909 - Rarissima opera Prima dell’autoreFrancesco Lumachi - Firenze
LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO CICOGNANI TOSCANA FIRENZE DANNUNZIANESIMO VERISMO OPERA PRIMA PRIME EDIZIONI ASSOLUTA RARITA’

Bruno Cicognani (Firenze, 10 settembre 1879 – Firenze, 16 novembre 1971) è stato uno scrittore e drammaturgo italiano verista , fu in contatto con i più importanti personaggi della cultura del suo tempo. Nato a Firenze da famiglia di buona cultura ed amante delle lettere, ricevette un’approfondita educazione ed apprese ben presto il latino e il francese. Dopo aver frequentato la facoltà di Lettere, di Medicina e di Scienze Politiche a Firenze, si laureò in Giurisprudenza ad Urbino ed iniziò la professione di avvocato. Dopo la sua prima opera, ’’ La crittogama (1909) ’’, influenzato dal dannunzianesimo, ha cercato la sua ispirazione nel realismo bozzettistico toscano, che ha rinnovato con un linguaggio ricco e festoso (6 storielle di nuovo conio, 1918; Gente di conoscenza, 1918; Il figurinaio e le figurine, 1920; Il museo delle figure viventi, 1928; Strada facendo, 1929; L’omino che ha spento i fochi, 1937). Con il romanzo La Velia (1926) e i successivi Villa Beatrice (1931) e La nuora (1954), Cicognani ha raggiunto un giusto equilibrio tra sentimento religioso della vita e naturalismo. Di intonazione decisamente spiritualistica sono i racconti di La mensa di Lazzaro (1938) e Via della sapienza (1939). Accanto ai romanzi spiccano le opere autobiografiche L’età favolosa (1940) e Viaggio nella vita (1952). Per il teatro ha scritto Bellinda e il mostro (1927), gioco di surrealismo moralistico, e il dramma di ispirazione cattolica Yo, el Rey (1949), su Filippo II. La sua vita è stata è stata un’incessante osserevazione continua : nello studio , nell’osteria , o seduto alle panchine dei giardini d’Azeglio. Osserva la vita che passa e trascrive senza abbellimenti , ma con malinconica e disincantata pietà. E’ uno scrittore di Firenze , di tutta Firenze che ha vissuto nei quartieri borghesi e residenziali , nei colli e nel centro, , sminuendone quell’aspetto monumentale inserito nella lettaratura dell’Ottocento.
L’autore con la sua opera prima ’’La Crittogama’’ , si affaccia alla narrativa come fedele dannunziano ; il romanzo riprende molto da vicino i moduli espressivi dei ’’Romanzi della Rosa’’ , riproducendone le situazioni e gli stati psichici dei personaggi. Scritto nella solitudine della propria camera e stampato da un piccolo editore locale, fu all’origine di un forte scontro con Giovanni Papini , poi sfociato in un rapporto di grande amicizia e stima reciproca, tanto da inserire Cicognani nei ’’Ritratti Italiani ’’ (1932).
Brossura originale , titoli in nero e rosso al piatto e dorso, formato in 8° piccolo cm. 13 x 18, pagine 150 , larga marginatura , piccole ininfluenti mancanze al margine dx del primo piatto, interno perfette, eccezionalmente fresco, nel complesso ottimo esemplare da collezione. Rarissima opera prima dell’autore.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da giovedì 9 agosto 2018 alle 14:55 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Mestiere d’Archeologo


€ 120,00

  Mestiere d’Archeologo
 
di Amedeo Maiuri, Antologia Di Scritti A Cura Di Carlo BelliRara prima edizione – MCMLXXVIII ( 30 Ottobre)Libri Scheiwiller , Per Conto Del Credito Italiano
ARCHEOLOGIA STORIA ANTICA CULTURA CLASSICA AMEDEO MAIURI PRIME EDIZIONI

Amedeo Maiuri (Veroli, 7 gennaio 1886 – Napoli, 7 aprile 1963) è stato un archeologo italiano. Studente modello, dopo gli studi all’Università La Sapienza di Roma frequenta la Scuola archeologica di Roma e d’Atene e a soli 28 anni fu incaricato di dirigere la missione archeologica italiana nel Dodecaneso, tra Creta e Rodi. Fu questa importante missione nell’Egeo, che gli valse la carica di direttore del museo archeologico di Rodi e, nel 1916, la carica di sovrintendente ai monumenti e scavi del Dodecaneso, dove rimase per dieci lunghi anni, fino al 1924. Rientrato in Italia, all’età di 38 anni, è chiamato a sostituire Vittorio Spinazzola al vertice del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e degli scavi di Pompei e di Ercolano che, sotto la sua direzione, ricevono un importante impulso di valorizzazione. In seguito, divenne socio dell’Accademia dei Lincei, fondata nel 1603. Apprezzato studioso, ha pubblicato importanti saggi sull’edilizia e la pittura pompeiane che gli valsero riconoscimenti negli ambienti della cultura e vari premi letterari. Infine, due raccolte di scritti, Mestiere d’archeologo e Vita d’archeologo , introducono alla sua intensa parabola umana e professionale. Si spense a Napoli, il 7 aprile 1963 all’età di 77 anni.
Amedeo Maiuri è stato senza dubbio uno dei maggiori archeologi italiani del Novecento, è fondamentale riconoscere, in un mondo connotato da tecnicismi e specializzazioni, il suo completo bagaglio culturale, oggi inimmaginabile, nel campo della cultura classica, che lo rese capace di operare in maniera straordinaria tra la Grecia e l’Italia, spaziando dallo studio allo scavo, dell’allestimento museale ai problemi di conservazione e, infine, di valorizzazione e fruizione. Produsse oltre trecento pubblicazioni sulle sue attività nell’Egeo, in Italia meridionale e soprattutto nell’area campana e vesuviana. I suoi interessi andarono dalla preistoria al medioevo, dalle antichità greche e romane fino a quelle italiche e italiote.
Elegantissima tutta tela editoriale color canapa con titoli e fregi in bianco e bruno al piatto e dorso, sobria sovraccoperta figurata a colori , astuccio cartonato muto. Formato in 4° cm. 22 x 29, pagine 660 (14), taglio superiore colorato , insuperabile apparato iconografico : circa 340 tra d’illustrazioni, disegni, schizzi, planimetrie, fotografie in b/n e a colori intercalate n/t, alcune ripiegate su se stesse . Condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione, perfetto, rara prima edizione. Fondamentale e ricercata opera di riferimento sull’argomento , edizione fuori commercio.
Sommario : - Nell’Egeo - Campania felix - Le due Capue - Nel cuore del Sannio - Itinerarium phlegraeum - In Pompei - Si entra nell’intimità delle case - Due donne celebri - La scoperta - La vita quotidiana - La catastrofe - In Ercolano - Stabiae - Tiberio a Capri - Lettere di Tiberio da Capri - Sperlonga - Paestum - Nella terra degli Eleati - Nella terra di Persefone - Nella Sibaritide - Metaponto - Problemi di archeologia italica - Addio agli scavi - Il Balneum venerium. Commento alla Proscriptio locationis - Lettere di Plinio - Epigrafe del 1632 sul ponte della Maddalena a Napoli - Testimonianze della vita commerciale e finanziaria - Il processo di Giusta - Nuovo piano per gli scavi di Pompei. 22 aprile 1811 - L’impresa editoriale del ’Real Museo Borbonico’ con tre estratti in fac-simile delle ’Relazioni di scavo’ - Estratti delle relazioni di scavo della Villa dei Pisoni (detta dei Papiri) (1750-1764) - I papiri della Villa dei Pisoni.
’’Questa edizione a cura di Vanni Scheiwiller è stata stampata per conto del Credito Italiano dalla stamperia Valdonega di Verona , impaginazione : Emmerre Bologna – Fotolito : La Parabolik di Milano – Carta : Cartiera della Valsugana – Rilegatura : Torriani di Cologno Monzese . Edizione fuori commercio – 30 Ottobre 1978 ’’.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.







accetto Proposta d'acquisto

In vendita da mercoledì 8 agosto 2018 alle 13:49 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Memorie e Battaglie


€ 90,00

  Memorie e Battaglie
 
di Georgij Konstantinovič Žukov1970 Prima rara edizioneRizzoli Editore – Milano
GUERRA - SECONDA GUERRA MONDIALE ARMATA ROSSA FRONTE ORIENTALE FRONTE RUSSO ZUKOV UNIONE SOVIETICA PRIME EDIZIONI LIBRI RARI

Georgij Konstantinovič Žukov (in russo: Георгий Константинович Жуков?; Žukov, 1º dicembre 1896 – Mosca, 18 giugno 1974) è stato un generale e politico sovietico, Maresciallo dell’Unione Sovietica. Di umili origini, aderì alla Rivoluzione bolscevica e combatté nei ranghi della famosa Armata a cavallo dell’Armata Rossa, distinguendosi per coraggio e decisione. Dopo la fine della Guerra civile, rimase nell’esercito e iniziò una brillante carriera che lo portò ai massimi vertici di comando dell’Armata Rossa. Estremamente determinato, tenace, in alcune circostanze anche brutale nella sua conduzione militare, Žukov divenne il principale generale di Stalin ed ebbe un ruolo fondamentale, come comandante sul campo delle forze sovietiche, in molte battaglie decisive della Seconda guerra mondiale sul Fronte orientale che permisero la liberazione del territorio dell’Unione Sovietica occupato dalla Wehrmacht tedesca. Nella fase finale della guerra Žukov ebbe ancora un ruolo di grande rilievo nelle grandi offensive del 1944-45 che si conclusero con l’occupazione della maggior parte dell’Europa Orientale ed infine con la conquista della stessa capitale tedesca, Berlino e la fine del Terzo Reich di Hitler. Per le sue notevoli capacità militari, Žukov, considerato tra i migliori generali della seconda guerra mondiale, è stato definito come il ’’generale che non ha mai perduto una battaglia’’ e i soldati che combatterono sotto il suo comando lo ribattezzarono : ’’ - Spasitel - (in russo: Спаситель), - il Salvatore - , e anche - Ariete -, - Uragano - , - Invincibile -’’. Žukov fu uno dei militari sovietici più decorati in assoluto e l’unico a ricevere quattro volte il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica oltre a Brežnev, che però se li attribuì da solo. Inoltre fu uno dei tre ufficiali a ricevere due volte l’Ordine della Vittoria.
Nelle sue memorie, il Maresciallo Zukov, ha inserito la sua storia personale e quella delle sue battaglie nel contesto della vita di un popolo che con la rivoluzione d’ottobre ha creduto di trovare, e poi nella guerra contro i tedeschi, ha raggiunto la sua unità nel segno del patriotismo. Accanto alla descrizione delle grandi battaglie, particolarmente drammatiche, non solo per la presenza di un invasore agguerrito, ma altresì per la naturale crudeltà del clima e l’immensità stessa dei fronti, Zukov offre un quadro dei complessi problemi industriali, agricoli e alimentari (ma anche psicologici e politici) che le autorità sovietiche cercarono di risolvere per il rifornimento delle truppe e la sopravvivenza della popolazione civile. Ne risulta un’opera che offre al lettore occidentale una visione globale della vita sovietica negli anni tra il 1941 e il 1945.
Tutta tela editoriale con tassello nero al dorso e titoli in oro , sovraccoperta a colori ed illustrata in b/n, formato in 8° cm. 16 x 22,5 , pagine 790 ( alcune n.n.) con 11 cartine f.t. a colori e b/n e 41 tavole fotografiche su carta patinata in b/n. f/t . Condizioni usato allo stato del nuovo , eccellente esemplare da collezione, opera rara e molto ricercata in prime edizione . Fondamentale opera di riferimento sull’argomento.
Zukov è stata una figura che giganteggia sul proscenio di quell’immenso, tragico dramma che fu la Seconda Guerra Mondiale e che meriterebbe se non proprio l’ammirazione, quantomeno la considerazione che in Occidente si tributa a figure (Rommel, Patton, Montgomery…) molto più discutibili o comunque molto meno decisive e determinanti sul corso degli avvenimenti che sconvolsero il mondo dal 1939 al 1945.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da martedì 7 agosto 2018 alle 13:10 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Il mestiere delle armi  ( The Profession of Arms)


€ 100,00

  Il mestiere delle armi ( The Profession of Arms)
 
di Da Un Film Di Ermanno Olmi, Fotografie Di Philippe Antonello , Testi A Cura Di Francesca Maina E Giovanni B. Maina2001Seven Press
CINEMA ERMANNO OLMI STORIA NAZIONALE SOLDATI DI VENTURA GIOVANNI DELLE BANDE NERE ITALIA RINASCIMENTO LIBRI RARI

’’Il mestiere delle armi’’ è un film del 2001 diretto da Ermanno Olmi, presentato in concorso al 54º Festival di Cannes , narra degli ultimi giorni di vita del condottiero Giovanni delle Bande Nere, pseudonimo di Ludovico di Giovanni De’ Medici, un soldato di ventura italiano al servizio dello Stato Pontificio durante le guerre d’Italia nella prima metà del XVI secolo. Dopo la formazione della Lega di Cognac tra Papato, Francia e Repubblica di Venezia contro lo strapotere di Carlo V, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero, un’armata imperiale di lanzichenecchi luterani al comando del veterano Georg von Frundsberg scende in Italia con l’obiettivo di saccheggiare Roma e punire il voltafaccia del Papa. Consapevole della scarsità delle proprie truppe, Giovanni adotta una tattica basata sull’impiego di un manipolo di cavalleggeri e archibugieri a cavallo. Attacca con brevi schermaglie i vettovagliamenti degli imperiali in modo da ritardarne la marcia. Giovanni riesce a raggiungere i soldati imperiali presso la fornace di Governolo, tra i quali vi è lo stesso generale Frundsberg. L’attacco si risolve in un fallimento: dietro le barricate di mattoni sono nascosti i cannoni e il capitano italiano è ferito gravemente ad una gamba e viene trasportato a Mantova, nel palazzo di proprietà di Aloisio Gonzaga, marchese di Castel Goffredo, che lo aveva affiancato nella battaglia. La ferita profonda si infetta rapidamente provocando una cancrena. Nonostante l’amputazione dell’arto da parte del medico Abramo Arié, Giovanni morirà di sepsi il 30 novembre 1526. L’esercito dei lanzichenecchi di Frundsberg ha così via libera verso Roma, che sarà saccheggiata dagli imperiali il 6 maggio 1527.
La compassione che Ermanno Olmi rivolge al suo personaggio sul letto di morte non è inferiore a quella rivolta ai poveri soldati che bruciano un crocifisso per riscaldarsi. Per descrivere la guerra il regista non ha bisogno del sangue. La sofferenza viene dal freddo, dalla fame e dal peso delle armi e delle armature trascinate sulla neve nella pianura padana. Perché ’’Il mestiere delle armi’’? Perché Giovanni è un soldato e come tale rifiuta di essere uno strumento nelle mani della politica. Nonostante gli inganni ed i tradimenti, sceglie comunque di andare incontro al suo destino perché, come diceva - George Orwell - le azioni anche se sono prive di effetto non per questo risultano prive di significato. Di fronte alla morte la sua preoccupazione non è quella di un’improbabile salvezza eterna ma solo quella del suo ricordo e della sua integrità riassunta nella bella semplicità di una frase: «Vogliatemi bene quando non ci sarò più». Nell’opera non è da trascurare inoltre l’aspetto storiografico. Il mestiere delle armi di Giovanni delle Bande Nere è ormai sorpassato dai nuovi strumenti di morte: le armi da fuoco come i cannoni dell’esercito di Georg von Frundsberg, di fronte ai quali nulla possono più le armature. Non si tratta soltanto di una innovazione tecnologica dell’arte della guerra, ma di una crisi di quei valori che prima ispiravano il combattimento; ormai non conta più il coraggio individuale o l’abilità dello stratega; non ci sono più scontri corpo a corpo dove vince il più valoroso, la morte ora viene da lontano e non ti lascia scampo; ciò che importa sono le capacità tecniche, saper usare le nuove armi e, soprattutto, avere denari per acquistare le nuove potenti e costose artiglierie. Ormai « c’est l’argent qui fait la guerre ».
La circolarità e la sineddoche, stilemi fondanti del Mestiere delle armi, sono incastonati dal regista Ermanno Olmi all’interno di una poetica, la sua poetica, che potremmo definire cristiana. Ripercorrendo dichiaratamente la lezione del Rossellini ’storico-didattico’, Olmi narra gli ultimi giorni di vita di Giovanni de’ Medici (Giovanni dalle Bande Nere) capitano di ventura al soldo di papa Clemente VII, suo zio, e impegnato a fronteggiare l’avanzata delle truppe imperiali tedesche contro lo stato pontifici , diventando invece una sorta di canzone All’Italia. Un canto sgomento per la guerra, l’ignavia e il piccolo interesse degli staterelli padani (Ferrara e Mantova), che si apre alla più generale condanna della nascente guerra moderna. Le nuove armi che sconvolgeranno le regole fra i belligeranti sono dei piccoli cannoni (i falconetti del duca di Ferrara, minuziosamente ricostruiti), collaudati sulla sagoma di un cavaliere in armatura prima di essere venduti di soppiatto al generale tedesco. Questa è la parte per il tutto principale del film. L’armatura rinascimentale, che immaginiamo riempita dal corpo di un cavaliere, è distrutta da un colpo di falconetto: l’uomo sarà d’ora in avanti un fantoccio, ’carne da cannone’. A Olmi interessa il valore e l’onore del singolo, la guerra dal volto orribile ma pur sempre umano.
’’... presentato con successo al Festival di Cannes ed acclamato a livello internazionale, aggiudicandosi nove ’’David di Donatello’: miglior film, miglior regista, migliore sceneggiatura, miglior produttore, miglior fotografia, miglior montaggio, miglior musica, migliori costumi, migliore scenografia....’’.
Cartonato editoriale muto con sovraccoperta illustrata a colori , cofanetto muto, formato in 4° oblungo cm. 31 x 24, pagine 134, testi bilingue , Italiano e inglese a fronte. Opera prettamente fotografica: circa cento tavole fotografiche a colori e b/n f/t , alla fine ’’Titoli di testa’’ , ’’Titoli di coda’’ e ’’Didascalie’’. Condizioni usato, eccellente esemplare da collezione allo stato del nuovo , pregevole veste editoriale. Sebbene recente, opera molto rara e di difficile reperibilità sul mercato, spettacolare opera di riferimento sull’argomento.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da lunedì 6 agosto 2018 alle 14:01 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Il franco cacciatore


€ 64,00

  Il franco cacciatore
 
di Caproni GiorgioPrima rara edizione – Marzo 1982Garzanti Editore Spa – Milano
POESIA DEL NOVECENTO GIORGIO CAPRONI PRIME EDIZIONI LIBRI RARI

’’La sua poesia, che mescola lingua popolare e lingua colta e si articola in una sintassi strappata e ansiosa, in una musica che è insieme dissonante e squisita, esprime un attaccamento sofferto alla realtà quotidiana e sublima la propria matrice di pena in una suggestiva ’epica casalinga’. Gli accenti di aspra solitudine delle ultime raccolte approdano a una sorta di religiosità senza fede’’.
Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990) è stato un poeta, critico letterario e traduttore italiano. Caproni è stato senza alcun dubbio uno dei massimi poeti del Novecento , scopre precocemente la letteratura attraverso i libri del padre, tanto che a sette anni scova nella biblioteca paterna un’antologia dei Poeti delle Origini (i Siciliani, i Toscani), rimanendone irrimediabilmente affascinato e coinvolto. Nello stesso periodo si dedica allo studio della Divina Commedia, dalla quale s’ispirò per ’Il seme del piangere’ e ’Il muro della terra’.L’autore mette in musica uno scetticismo senza soluzione: la sua poesia è capace di una nitidezza espressiva amara e straziante, nella tradizione di Leopardi. Esordì con le raccolte :Come un’allegoria (1936), Ballo a Fontanigorda (1938) e Finzioni (1941), che ricordano soprattutto Saba sia per la tematica della ’fresca vita’, sia per la lontananza dalle soluzioni stilistiche dell’ermetismo. Con Le stanze della funicolare (1952) e Il passaggio di Enea (1956), matura un canto d’amore per un’Italia distrutta dalla guerra, ma attiva e laboriosa. Nella raccolta Il seme del piangere (1959) campeggiano l’ombra della madre e la reinvenzione, non solo il ricordo, del passato. La metafora del viaggio continua nell’accezione di ’viaggio finale’ nel Congedo del viaggiatore cerimonioso (1965), in cui il poeta si accomiata dalla vita sociale per volgersi a figure ai margini della vita, e nel Muro della terra (1975). Nelle ultime raccolte, Il franco cacciatore (1982), Il conte di Kevenhuller (1986), Res amissa (1991), il poeta-cacciatore è alla ricerca di Dio, dell’infanzia, del passato, una ricerca dove l’inseguito diventa inseguitore, il cacciatore cacciato, senza speranza per niente e per nessuno.Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e la città natale, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimenti. Nel corso della sua produzione , Caproni procede sempre maggiormente verso l’utilizzo di una forma metrica spezzata, esclamativa, che rispecchia l’animo del poeta alle prese con una realtà sfuggente impossibile da fissare con il linguaggio. Questo stile è evidente anche nell’impiego della forma classica del sonetto, impiegato in forma ’monoblocco’, ovvero senza divisioni strofiche. Caproni spezza la regolarità e il ritmo del sonetto utilizzando rime interne, enjambements, una sintassi spesso franta e il ricorso a interiezioni. L’ultima fase della sua poesia (da ’Il muro della terra’ in poi) insiste sul tema del linguaggio come strumento insufficiente e ingannevole , inadeguato a rappresentare la realtà.
’’ Il franco caccoatore ’’ è una raccolta in cui la metafora di riferimento è quella della caccia, ma una caccia davvero particolare (ricca di rimandi, allusioni, riferimenti), ’’La caccia a Dio’’, la ricerca incessante che, seppur piena di rimandi e citazioni si risolve in un’originale fallimento che nutre un’ulteriore sfiduciata ricerca (seppure il figlio abbia parlato di una sua religiosità privata, che poco interessa qui, ci riferiamo ai testi, alla poesia), ironica e autoironica. L’Opera rientra perfettamente nella nuova ’missione’ affidata da Caproni alla sua lirica, pertanto presenta una concentrazione intorno a pochi temi essenziali prendendo in esame il tema del viaggio, insistendo sulle zone di confine, il vuoto, l’esperienza paradossale, la caccia (tema non del tutto nuovo), la teologia, e ’Il tema che, dal titolo parlante di una sezione, possiamo chiamare della Reversibilità’. Possiamo elencare motivi adiacenti: l’esser cercato dove non ci si trova; l’arrivo dove non si è mai arrivati o al luogo di partenza: sono questi dei temi che confermano la paradossale ’logica binaria’ di Giorgio Caproni e che potrebbe essere, a ragione, definita la cifra stilistica più importante della silloge. Il tema che sembra catturare maggiormente l’attenzione del poeta è sicuramente quello teologico: Dio, infatti, viene ripetutamente chiamato in causa, quasi in maniera spasmodica. ’È un Dio che esiste sempre e solo nella negazione’. Dio, per Caproni, non è soltanto un interrogativo filosofico, ma è anche e soprattutto ’Conflittualità’. La sua ricerca religiosa segue la via della lotta senza tregua con l’Altro. La morte di Dio però per Caproni non è un’aporia teologica, bensì una conseguenza del suo pensiero negativo, dovuta al male che serpeggia nel mondo.
Tutta tela editoriale con titoli e fregio al dorso, sovraccoperta verde con titoli in bianco, rosso e nero. Formato in 8° cm. 14,5 x 22, pagine 148 ( 4) , condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione , rara prima edizione.
“In realtà quello che è più sorprendente in Caproni è questa capacità continua di rovesciare continuamente le situazioni, di procedere per paradossi attraverso delle figure apparentemente molto semplici, con delle capriole continue che alla fine ti lasciano veramente smarrito. […] Questa logica del rovesciamento è parte costitutiva di Caproni. La cosa che io trovo meravigliosa è il fatto che c’è una grandissima metamorfosi nella sua poesia. Ci sono altri immensi poeti del ’900 italiano, però alcuni hanno un timbro che è abbastanza ricorrente e continuo. In realtà nella vicenda poetica di Caproni si sentono dei passaggi, si sente una ricerca che non cessa mai e appunto un processo metamorfico”.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da venerdì 3 agosto 2018 alle 13:15 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
CENTRO RICERCHE FERRARI


€ 45,00

  CENTRO RICERCHE FERRARI
 
di Massimiliano Fuksas2005Actar Barcellona
ARCHITETTURA FERRARI FUKSAS

COPERTINA RIGIDA ILLUSTRATA, FORMATO 22 CM., PAGINE 143 CON RICCO APPARATO ICONOGRAFICO. CONDIZIONI USATO MA IN OTTIMO STATO, PARI MAL NUOVO. SPLENDIDO VOLUME DI ARCHITETTURA E PROGETTAZIONE, DOVE FUNZIONALITA’ E CREATIVITA’ TROVANO COMPOSIZIONE IN UN EDIFICIO CHE PARE SOSPESO NEL VUOTO. LO SPECCHIO D’ACQUA SPEZZA I VOLUMI CREANDO UNO SPAZIO ARDITO DEL PIANO ELEVATO, DOVE I MATERIALI ECOLOGICI , QUALI ACQUA BAMBU’ E VETRO , DONANO AL PROGETTO UN PLUS DI GODIBILITA’ E VISIBILITA’ DELL’INSIEME. LIBRO MOLTO INTERESSANTE , PER COLLEZIONISTI ESIGENTI, SICURAMENTE NEL PROSSIMO FUTURO SARA’ UN VOLUME COSIDETTO DI CULTO.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da giovedì 2 agosto 2018 alle 22:20 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
A LIVING TRADITION  - ARCHITECTURE OF THE BAHAMAS.


€ 1.400,00

  A LIVING TRADITION - ARCHITECTURE OF THE BAHAMAS.
 
di Steve MouzonDECEMBER 25, 2007The New Urban Guild Foundation Miami Usa
ARCHITETTURA TRADIZIONE BAHAMAS

A LIVING TRADITION IS A RICHLY ILLUSTRATED DESCRIPTION OF THE ARCHITECTURAL TRADITIONS OF THE BAHAMAS OVER THE PAST FOUR CENTURIES. BUT THIS IN NOT ANOTHER CATALOG OF ARCHITECTURAL IN PARADISE. RATHER, IT’S A WORKBOOK , OR PATTERN BOOK, THAT EXAMINES EACH PATTERN OF ARCHITECTURE IN DETAIL, SUCH AS THE PROPORTION OF A WINDOW , THE SLOOP OF A ROOF, OR THE DESIGN OF THE GARDEN WALL. BY DOING SO , IT DIRECTS THE DESIGN OF NEW BUILDINGS THAT CAN BECOME PART OF THE CENTURIES-LONG TRADITIONS OF THE ARCHITECTURE OF THE MOST-LOVED PLACES OF THE BAHAMAS. A LIVING TRADITION EXPLAINS THE ORIGINAL GREEN OF THE EACH PATTERN THAT CONTRIBUTES TO SUSTAINABILITY , RE-INFUSING ARCHITECTURE WITH THE GREEN WISDOM ALL OUR ANCESTORS KNEW BY HEART. WITH THIS BOOK, IT’S NOT JUST ABOUT STYLE ANYMORE.
STEVE MOUZON IS A PRINCIPAL OF THE NEW URBAN GUILD IN MIAMI , WHICH IS A GROUP OF ARCHITECTS, DESIGNERS, AND OTHER NEW URBANISTS DEDICATED TO THE STUDY AND THE DESIGN OF TRUE TRADITIONAL BUILDINGS AND PLACES NATIVE TO AND INSPIRED BY THE REGIONS IN WHICH THEY ARE BUILT.
298 PAGES, LANGUAGE ENGLISH, PRODUCT DIMENSIONS 10,9 X 8,4 ( INCHES), SHIPPING WEIGHT 2,6 POUNDS. VERY RARE.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da giovedì 2 agosto 2018 alle 22:18 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
VII°  LEGIONE UNIVERSITARIA ‘GUGLIELMO MARCONI’ - LUGLIO 1943


€ 240,00

  VII° LEGIONE UNIVERSITARIA ‘GUGLIELMO MARCONI’ - LUGLIO 1943
 
di Aa.vv. ( Allievi Ufficiali)Rarissimo ed introvabile numero unico – Luglio 1943Autoprodotto A Cura Della Legione Universitaria
FASCISMO MILIZA UNIVERSITARIA M.V.S.N. MUSSOLINI DUCE BOLOGNA ASSOLUTA RARITA’

Affettuoso e goliardico resoconto/diario del campo di addestramento militare tenuto a Vidiciatico (Bo) nel Luglio del 43 dagli ‘Universitari’ della VII° legione . Questi giovani studenti che si arruolarono mossi da sentimenti ingenui e generosi , difendendo con orgoglio il candore delle loro scelte , l’onestà dei propositi , furono trascinati di li a pochi giorni ( Luglio 1943) in qualche cosa di tremendo che non volevano e che non capivano. Quanti di questi ragazzi sacrificheranno , o furono sacrificati da un odio cieco e politico , la loro giovinezza , da una parte e dall’altra, durante la più orrenda delle guerre, la guerra civile……..
’’La milizia Universitaria’’; Fin dalla nascita delle prime Squadre d’azione si ha notizia di studenti universitari che militavano in tali formazioni. Dal 1925 si cominciano a raggruppare nelle città sedi di università i primi gruppi di Studenti che, col passare del tempo, si ingrandiscono sempre di più.
Nel 1929 tali gruppi furono riuniti e posti alle dipendenze di un Ispettorato generale con sede a Roma. Vengono quindi create le prime Legioni della Milizia Universitaria nelle città più grandi e, nelle città con sede universitaria ma senza Legione gli studenti confluiscono in ’Coorte Centurie’. La Milizia Universitaria può essere considerata come l’aristocrazia spirituale delle Camicie Nere, perché essa dovrà dare al paese le nuove classi dirigenti. Ma il costituire la parte eletta della Milizia non dà ai militi universitari speciali diritti, poiché essi sono uniti in una sola armata dalla stessa divisa,dalla stessa passione ai camerati di altre condizioni sociali. Le loro formazioni sono perciò determinate dalla opportunità di inquadrare una massa che, per ovvie ragioni psicologiche ,deve essere trattata con speciale tatto e addestrata in particolari istruzioni. I ’goliardi della nuova Italia’ traggono ancora l’incitamento dalle gloriose schiere di Curtatone e Montanara e da quelle dei Martiri giovinetti che uscirono dagli Atenei, per immolarsi sui patiboli o per cadere nelle trincee. Lo studente universitario - dacchè è passata la grande ventata purificatrice del fascismo, a spazzar via i detriti del passato - è un legionario fedele, un milite disciplinato, che si perfeziona in silenzio negli studi e nelle armi. Reparti speciali in ogni sede di comando legione ordinaria non sede di università, inquadrano gli studenti di scuole medie superiori che hanno compiuto il diciottesimo anno di età iscritti al Partito Nazionale Fascista o ai Fasci giovanili di combattimento. legioni, coorti e centurie dipendono dai comandi di gruppo della M.V.S.N. del territorio. I compiti erano i medesimi della Milizia ordinaria. Il personale era interamente reclutato tra gli studenti universitari, raggruppato nei reparti a seconda della facoltà universitaria. Gli ufficiali erano scelti preferenzialmente tra gli studenti che avessero già prestato servizio nel Regio Esercito con il grado di ufficiale. Grazie ad un accordo tra Ministero della Guerra, Ministero dell’Educazione Nazionale e Comando Generale, gli studenti erano agevolati nello svolgimento del servizio di leva con il Corso allievi ufficiali della Milizia universitaria: per due anni durante l’anno accademico ricevevano una speciale istruzione, seguita durante la pausa estiva dall’addestramento presso le Scuole AUC del Regio Esercito. Gli studenti riconosciuti idonei ricevevano il grado di sottotenente e venivano inviati al servizio di prima nomina ai corpi. La Milizia venne riorganizzata su 9 legioni, 14 coorti autonome e 2 centurie autonome in Libia italiana ed in Africa Orientale Italiana. Il personale nazionale della Milizia universitaria vestiva l’uniforme grigioverde della MVSN. Si distingueva per il cappello alpino senza nappina e senza penna (la cosiddetta ’vedova’) con fascia e bordi neri e per le filettature nere delle fiamme, dei fregi e delle controspalline. Come per tutta la MVSN, i fascetti littori sostituivano sulle fiamme le stellette delle Regie Forze Armate. Il distintivo speciale ed il fregio consistevano in un’aquila ad ali spiegate che stringe tra le zampe un moschetto su un libro aperto.
Brossurina originale di color verdino con titoli e disegno in bruno, formato in 4° cm. 24, 5 x 35,5 , cucito. Pagine 16 + brossure interne stampate. Spettacolare apparato iconografico: numerosissime tavole fotografiche, disegni ed affettuosissime caricature in nero intercalate n/t. Condizioni usato, normali segni del tempo e d’uso, brossura originale con qualche ininfluente difetto, alcune pieghe, interno molto buono, nel complesso ottimo esemplare da collezione. Introvabile e rarissimo ‘numero unico’ autoprodotto , fuori commercio, insuperabile pezzo per collezionisti di nicchia.
’’A questo numero unico , redatto dagli All.Uff. Giuseppe Ragazzini e Giuseppe Zoboli, hanno collaborato, i seguenti Allievi Ufficiali : con articoli : Massimiliano Alboretti, Luciano Balsamo, Enrico Bonzano, Filippo Carmina, Sergio Tesei ; con disegni : Enrico Lusardi, GianMaria Ricciotti, Valerio Volpini ; con fotografie : Giorgio Bozzato, Piero Cattoli ’’.
La presente pubblicazione fa parte della mia collezione personale.


accetto Proposta d'acquisto

In vendita da giovedì 2 agosto 2018 alle 13:44 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Congedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee


€ 100,00

  Congedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee
 
di Caproni GiorgioPrima rara edizione – Marzo 1965Garzanti Editore Spa – Milano
POESIA DEL NOVECENTO GIORGIO CAPRONI PRIME EDIZIONI LIBRI RARI

’’La sua poesia, che mescola lingua popolare e lingua colta e si articola in una sintassi strappata e ansiosa, in una musica che è insieme dissonante e squisita, esprime un attaccamento sofferto alla realtà quotidiana e sublima la propria matrice di pena in una suggestiva ’epica casalinga’. Gli accenti di aspra solitudine delle ultime raccolte approdano a una sorta di religiosità senza fede’’.
Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990) è stato un poeta, critico letterario e traduttore italiano. Caproni è stato senza alcun dubbio uno dei massimi poeti del Novecento , scopre precocemente la letteratura attraverso i libri del padre, tanto che a sette anni scova nella biblioteca paterna un’antologia dei Poeti delle Origini (i Siciliani, i Toscani), rimanendone irrimediabilmente affascinato e coinvolto. Nello stesso periodo si dedica allo studio della Divina Commedia, dalla quale s’ispirò per ’Il seme del piangere’ e ’Il muro della terra’.L’autore mette in musica uno scetticismo senza soluzione: la sua poesia è capace di una nitidezza espressiva amara e straziante, nella tradizione di Leopardi. Esordì con le raccolte :Come un’allegoria (1936), Ballo a Fontanigorda (1938) e Finzioni (1941), che ricordano soprattutto Saba sia per la tematica della ’fresca vita’, sia per la lontananza dalle soluzioni stilistiche dell’ermetismo. Con Le stanze della funicolare (1952) e Il passaggio di Enea (1956), matura un canto d’amore per un’Italia distrutta dalla guerra, ma attiva e laboriosa. Nella raccolta Il seme del piangere (1959) campeggiano l’ombra della madre e la reinvenzione, non solo il ricordo, del passato. La metafora del viaggio continua nell’accezione di ’viaggio finale’ nel Congedo del viaggiatore cerimonioso (1965), in cui il poeta si accomiata dalla vita sociale per volgersi a figure ai margini della vita, e nel Muro della terra (1975). Nelle ultime raccolte, Il franco cacciatore (1982), Il conte di Kevenhuller (1986), Res amissa (1991), il poeta-cacciatore è alla ricerca di Dio, dell’infanzia, del passato, una ricerca dove l’inseguito diventa inseguitore, il cacciatore cacciato, senza speranza per niente e per nessuno.Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e la città natale, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimenti. Nel corso della sua produzione , Caproni procede sempre maggiormente verso l’utilizzo di una forma metrica spezzata, esclamativa, che rispecchia l’animo del poeta alle prese con una realtà sfuggente impossibile da fissare con il linguaggio. Questo stile è evidente anche nell’impiego della forma classica del sonetto, impiegato in forma ’monoblocco’, ovvero senza divisioni strofiche. Caproni spezza la regolarità e il ritmo del sonetto utilizzando rime interne, enjambements, una sintassi spesso franta e il ricorso a interiezioni. L’ultima fase della sua poesia (da ’Il muro della terra’ in poi) insiste sul tema del linguaggio come strumento insufficiente e ingannevole , inadeguato a rappresentare la realtà.
’’ Congedo del viaggiatore cerimonioso’’ è la più famosa lirica di Caproni, il viaggio è metafora della vita. Alla fine di tale viaggio, il poeta-viaggiatore, detto cerimonioso perché gentile e beneducato, giunge pertanto alla fine della propria esistenza, cioè al momento dell’estremo saluto, del congedo. Lo stile è semplice e scorrevole e al contempo sostenuto da una originale grazia ritmica, quasi melodica e cantabile, che interagisce in modo ironico e insieme drammatico con il tema della morte. L’Opera raccoglie poesie scritte dal 1960 al 1964 e si può considerare un libro centrale nella storia poetica di Giorgio Caproni poiché in esso vengono anticipati temi e motivi che saranno sviluppati nelle successive raccolte : (Il muro della terra, Il franco cacciatore, Il conte di Kevenhüller). Il Congedo è costruito su un doppio registro stilistico: alle prosopopee, cui si accenna anche nel titolo (ovvero ai lunghi monologhi di alcuni personaggi), si alternano alcuni componimenti brevi, ovvero quattro quartine a tono aforistico che formano come una ’’contro-voce’’, un ’’controcanto’’ alle poesie più lunghe, cui però si legano sottilmente fino a integrarvisi completamente – si pensi al finale de’’ I ricordi’’. Il linguaggio delle quartine del Congedo è chiaro e diretto così come nella maggior parte delle opere del poeta livornese che ha sempre prediletto il linguaggio quotidiano e l’uso di vocaboli comuni. Per apprezzare queste quartine e tutte le altre poesie di Caproni bisogna ascoltarne la musicalità e l’armonia ma, al tempo stesso, bisogna leggerle: l’approccio visivo è molto importante poiché i mezzi tipografici in Caproni diventano mezzi espressivi e i segni di interpunzione, le parentesi e gli spazi bianchi non hanno mai una mera funzione ancillare diventando parte strutturante del messaggio poetico.
Tutta tela editoriale con titoli e fregio al dorso in rosso e nero, sovraccoperta verde con titoli in bianco, rosso e nero. Formato in 8° cm. 15,5 x 22, pagine 112, caricatura in nero dell’autore alla bandella della sovraccoperta. Condizioni usato, minimi segni d’uso alla sovraccoperta , interno perfetto, eccellente esemplare da collezione.
“In realtà quello che è più sorprendente in Caproni è questa capacità continua di rovesciare continuamente le situazioni, di procedere per paradossi attraverso delle figure apparentemente molto semplici, con delle capriole continue che alla fine ti lasciano veramente smarrito. […] Questa logica del rovesciamento è parte costitutiva di Caproni. La cosa che io trovo meravigliosa è il fatto che c’è una grandissima metamorfosi nella sua poesia. Ci sono altri immensi poeti del ’900 italiano, però alcuni hanno un timbro che è abbastanza ricorrente e continuo. In realtà nella vicenda poetica di Caproni si sentono dei passaggi, si sente una ricerca che non cessa mai e appunto un processo metamorfico”.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da venerdì 3 agosto 2018 alle 13:16 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Il nerbo e le briglie del potere – scritti brevi di critica politica  ( 1945 – 1988)


€ 800,00

  Il nerbo e le briglie del potere – scritti brevi di critica politica ( 1945 – 1988)
 
di Miglio Gianfranco1988 Ottobre – Prima edizioneEdizioni Del Sole 24 Ore
STORIA SCIENZE POLITICA FEDERALISMO PICCOLE PATRIE LEGA NORD GIANFRANCO MIGLIO LIBRI RARI CULT

Gianfranco Miglio (11 gennaio 1918, Como - 10 agosto 2001, Como) è stato un giurista, politologo e politico italiano, fondatore del Partito Federalista nel 1994. Per 30 anni ha presieduto la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica di Milano . Più tardi nella sua vita, è stato eletto membro del Parlamento per il Senato italiano dalla Lega Nord . I sostenitori del partito di Umberto Bossi lo chiamavano Prufesùr (professore), un soprannome longobardo che ricorda il suo ruolo di ideologo. Ispirati da Max Weber e Carl Schmitt , le opere di Miglio hanno analizzato le strutture di potere che prevalgono in politica, parlamentarismo e burocrazie. Sostenitore del federalismo , Miglio è diventato ancora più radicale nei suoi ultimi anni, passando a una prospettiva confederale o addirittura secessionista e libertaria , in parte a causa delle sue letture di Etienne de La Boetie e Henry David Thoreau. La vasta produzione scientifica del professor Miglio si trova raccolta nei due volumi ’’Le regolarità della politica’’ ( 1988) , mentre quella pubblicistica si può leggere nel volume ’’Il nerbo e le briglie del potere - Scritti brevi di critica politica 1945-1988’’ ( 1988).
L’opera ’’Il nerbo e le briglie del potere’’ raccoglie quasi la totalità degli articoli che Gianfranco Miglio ha pubblicato , dal 1945 al 1988, su quotidiani e periodici vari. Alcuni degli scritti sono inediti ; altri, raggruppati , costituiscono nel loro complesso saggi di maggiore dimensione. Nel lungo arco di tempo su cui si collocano questi articoli, mutano le occasionie i climi, ma non la sostanza dei problemi e, soprattutto , lo stile con cui l’autore fa emergere le grandi e dure ’’regolarità’’ della politica, a queste riconducendo le finzioni e le meschinità quotidiane. Centrale è sempre la questione del sistema politico italiano e, in modo specifico della Costituzione da cui esso dovrebbe essere regolato. Emergono così i temi delle libertà locali e delle ’grandi regioni’, della eterna ’riforma’ della pubblica ammibistrazione , dell’indipendenza dei magistrati e delle immunità degli uomini politici, della funzionalità delle istituzioni e della ’governabilità’ del paese. Se il potere è, in ogni tempo , simile a un cavallo selvaggio, il problema perenne è quello dei mezzi con cui spronarlooppure trattenerlo, e, soprattutto , del momento in cui usare , alternativamente, la frusta oppure le briglie.
Il lavoro scientifico di Gianfranco Miglio si colloca nel solco del ’realismo politico’, a cui si univa il tentativo di studiare i fenomeni politici con la stessa metodologia delle scienze naturali (è questo il senso del ’positivismo’ migliano). Quale ruolo assegnava quindi al pensiero politico? Per Miglio, la classe politica – moschianamente intesa – si serve delle ideologie per l’esercizio concreto del potere: in particolare, il ceto degli ’aiutanti’ ha il compito di disimpegnare i compiti tecnici ma anche di pensare le forme di legittimazione dell’autorità. Convinto com’era che con la fine della -Guerra fredda- si fosse chiusa un’epoca, aperta quattro secoli prima con la nascita dello Stato moderno, negli ultimi anni della sua vita Miglio si dedicò a pensare nuovi modelli politici, e con essi nuove forme di legittimazione del potere. Al di là dei contenuti specifici delle sue proposte costituzionali, l’impegno ’militante’ dell’ultimo Miglio, più che assolvere un ruolo politico ’’stricto sensu’’, rispondeva a quella che per lui era l’esigenza teorica di pensare dottrine e istituzioni politiche post-statuali, una volta avvertiti i primi segnali dell’«autunno» dello Stato moderno.
Brossura morbida a filo con bandelle, titoli in rosso e nero, formato in 8° cm. 17 x 24, pagine 365. Condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione. Rarissimo e ricercato volume del Professor Miglio, fondamentale opera di riferimento sull’argomento.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da martedì 31 luglio 2018 alle 13:58 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
L’Isola di Arturo


€ 320,00

  L’Isola di Arturo
 
di Elsa Morante1957 -8 Febbraio- Rarissima prima edizioneGiulio Einaudi Editore – Torino
LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO ELSA MORANTE PREMIO STREGA PRIME EDIZIONI LIBRI RARI

Elsa Morante (Roma, 18 agosto 1912 – Roma, 25 novembre 1985) è stata una scrittrice, saggista, poetessa e traduttrice italiana, tra le più importanti narratrici del secondo dopoguerra. Prima donna ad essere insignita del Premio Strega nel 1957 con il romanzo ’’L’isola di Arturo’’. Elsa Morante inizia molto giovane a scrivere favole, filastrocche e racconti per ragazzi pubblicati su diversi giornali, fra i quali il «Corriere dei Piccoli» e «Oggi». Una serie di questi racconti giovanili confluisce nel suo primo libro, Il gioco segreto, uscito nel 1941 e seguito l’anno dopo da Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina. Nel 1936 conosce Alberto Moravia, che sposerà nel 1941. Il suo primo romanzo è del 1948, Menzogna e sortilegio; il successivo, L’isola di Arturo , del 1957. Nel 1958 pubblica un libro di poesie, Alibi. Nel 1961 si separa da Moravia. Del 1963 è la raccolta di racconti Lo scialle andaluso, del 1968 Il mondo salvato dai ragazzini, del 1974 il suo ritorno al romanzo con ’’La storia’’, libro che ha un enorme successo. È un romanzo anche il suo ultimo libro, Aracoeli, del 1982. Dopo un lungo periodo di malattia muore a Roma nel 1985.
«L’isola di Arturo» fu scritto tra il 1952 e il 1957 , pubblicato da Einaudi nel 1957 e nell’agosto dello stesso anno vinse il Premio Strega. È il secondo e più noto romanzo di Elsa Morante, tradotto in tutto il mondo e ancora oggi molto letto. Narra la storia di un adolescente, Arturo, vissuta nella dimensione incantata di un’isola che è la sintesi ideale di Procida, Capri e Ischia. Già nel 1952 infatti da un trafiletto dell’’’Unità’’ del 24 marzo si apprende che Elsa Morante ha iniziato a scrivere il suo secondo romanzo e che si tratta della storia di un prigioniero della guerra in Africa. Ancora in un’intervista rilasciata a Sergio Saviane nel 1955 Elsa Morante dichiara ’’Arturo è un ragazzo molto intelligente e felice, che a diciotto anni, dopo essere stato prigioniero degli inglesi in Etiopia, scrive raccontando la sua infanzia’’. In realtà nel romanzo dato alle stampe non si fa mai cenno alla condizione di prigioniero dell’io-narrante Arturo. Dall’esame del manoscritto risulta che l’episodio, con cui avrebbe dovuto iniziare il romanzo, fu riscritto più volte e alla fine scartato. La prigionia di Arturo perciò non viene più raccontata al lettore: ma l’omissione iniziale ugualmente corre sotto tutto il romanzo, e ci si rende conto, ora, che è proprio questo non detto ciò che sta dietro al sentimento che avvolge tutta la narrazione come un velo leggerissimo e trasparente: dentro c’è la lontananza siderale di chi racconta un mondo perduto e perfetto, dove il detto e il non detto, i vuoti e i pieni si compenetrano in un ritmo dalla indicibile leggerezza mozartiana. La vicenda inizia quasi in sordina, tutta focalizzata sull’amore immenso e adorante che il piccolo Arturo (che narra, ormai adulto, le vicende in prima persona) ha per il padre, il misterioso Wilhelm Gerace, mezzo tedesco e mezzo napoletano, uomo misterioso ’’dal sorriso di capra’’. Questo padre totalmente assente, che sparisce e fugge è l’idolo di tutta l’infanzia di Arturo, che vuole essere come lui, vuole essere sempre con lui. Il suo sogno è partire da Procida col padre per viaggi immensi, avventurosi, da romanzo. Arturo è solo, la madre è morta nel darlo alla luce, il padre passa poche settimane all’anno con lui a Procida, solo la cagnolina Immacolatella è sua compagna nelle giornate di totale libertà vagabonda della sua infanzia e preadolescenza.
Arturo vive quest’epoca della vita in riferimento costante al padre, alla sua assenza e alla sua presenza, considerata come un dono regale. Tutta la vita di Arturo è sempre stata a Procida, nell’ambiente decadente e misterioso della ’’Casa dei Guaglioni’’, il ’’palazzo’’ diroccato dove vive in quasi totale solitudine (se si fa eccezione per la rpesenza del brusco cuoco) e che nasconde segreti e misteri. Nessuna figura femminile nella vita di Arturo, solo l’immagine sfocata di una vecchia fotografia della madre, che per lui diventa una regina, una dea di cui bramare l’affetto, l’amore, la protezione. Poi, d’un tratto, l’evento che modificherà definitivamente la sua esistenza: il padre si risposa, arriva Nunziata, una fanciulla di appena sedici anni si insedia nella Casa dei Guaglioni. Appena due anni separano figliastro e matrigna, e fra loro inizia a instaurarsi un rapporto particolare, fatto di ritrosie e aperture. Soprattutto per Arturo la presenza di Nunziata si svela come un trauma: scopre la femminilità, scopre un mondo che non aveva mai visto, scopre gli affetti e il sentimento amoroso. Nunziata segna la svolta nella maturazione di Arturo, che nel giro di poco più di un anno da ragazzino diventa adulto, scopre la disillusione nei confronti del padre e decide di abbandonare per sempre quello spicchio di paradiso che ha cullato la sua infanzia, lascia l’Isola ’’Che Non C’è’’ per arruolarsi. La trama, in un certo qual modo, non si può raccontare, perché non c’è una vera trama di eventi concatenati, tutta la narrazione sta sospesa tra sogno e realtà, come un quadro di Chagall. Forse, il miglior modo per esplorare il testo consiste nel leggerlo a partire da ciò che Elsa Morante stessa scrive a Giacomo Debenedetti poco dopo avergli inviato il dattiloscritto del romanzo: ’’La sola ragione che ho avuta (di cui fossi consapevole), nel mettermi a raccontare la vita di Arturo, è stata (non rida) il mio antico e inguaribile desiderio di essere un ragazzo’’. Questo è un elemento fondamentale per tutta la lettura del romanzo, la sua dimensione onirica, la sua costruzione in rapporto al mondo femminile. Difatti, l’elemento femminile è tanto più forte e incombente quanto più è assente nel testo. L’Amalfitano, antico padrone della Casa dei Guaglioni, odiava le donne, Wilhelm, si scoprirà passo passo nella lettura, è un omosessuale ossessionato dal ricordo ingombrante di una madre dispotica che si sposa per mascherare se stesso, Arturo, fino all’arrivo di Nunziata, non ha mai conosciuto realmente una donna. Eppure… sento una nota stonata. Arturo è la stessa nota stonata. Per quanto Elsa Morante abbia desiderato essere un ragazzo, Arturo coltiva una devozione per il padre che ha un tratto tipicamente femminile, quasi Edipico. È un viaggio in un mondo dove l’infanzia svanisce per lasciare il posto all’età adulta in una maniera brusca, senza possibilità di ritorno, senza alcun guardarsi indietro. L’elemento della partenza costituisce il cardine della fine dell’Eden infantile, fatto di Certezze Assolute, divinità ’’umane-troppo-umane’’ (il padre e la madre) e dell’inizio della realtà, bruciante, fatta di desiderio, di lotta, di incontro anche con la morte. Incredibile come l’Autrice sia riuscita a ricostruire in modo comunque credibile l’infanzia di un fanciullo. Il suo desiderio di esserlo stato doveva essere realmente forte e radicato. Un desiderio che, ammetto, è per me incomprensibile e per questo mi obbliga a cercare il femminile anche nelle pagine dell’Isola di Arturo. Che, di fatto, c’è: forte, sottile, ineludibile.
Tutta tela editoriale con fregio e titoli in bianco al dorso, sovraccoperta originale figurata a colori. Formato in 8° cm. 14 x 22,5 , pagine 381, firma di appartenenza alla prima pagina bianca. Condizioni usato, interno perfetto, sovraccoperta con minime mancanze ai margini, nel complesso eccellente copia da collezione. Rarissima prima edizione (con delicatissima sovraccoperta originale in ottime condizioni) del secondo e più noto romanzo della Morante.
....’’Ogni volta che si legge o ri-legge questo romanzo, si rimane affascinati dalla struttura descrittiva del romanzo. I luoghi che galleggiano tra il reale e l’irreale, la vicenda di Arturo situata al limite tra la favola formativa e la vita, le figure a mezza strada tra il paradigma e l’esistente. Procida esiste, ma non esiste la Procida del romanzo. Ha un che di grandioso’’....
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.




accetto Proposta d'acquisto

In vendita da lunedì 30 luglio 2018 alle 13:34 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Gli anni ciechi


€ 50,00

  Gli anni ciechi
 
di Pier Antonio Quarantotti Gambini1971 – 18 SettembreGiulio Einaudi Editori – Torino
LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO P.A. QUARANTOTTI GAMBINI ISTRIA TRIESTE PRIME EDIZIONI

Nato a Pisino d’Istria il 23 febbraio 1910 e morto a Venezia il 22 aprile 1965, Pier Antonio Quarantotti Gambini fu per molti aspetti un esponente isolato della civiltà letteraria italiana del XX secolo ma anche una delle sue voci più distinte, originali e sincere, la cui difficoltà di inquadramento in un determinato contesto storico e culturale trova riscontro da un lato nell’ideale di una scrittura concepita in termini di vocazione e impegno interiore, dall’altro nella varietà di apporti e influenze che hanno contribuito a forgiarne lo stile. A partire dagli esordi legati alla rivista fiorentina «Solaria», in anni in cui la narrativa italiana cominciava ad accogliere e a far proprie le suggestioni europee della modernità, e poi attraverso il fondamentale sodalizio con l’amico e maestro Umberto Saba, Quarantotti Gambini si impose come uno degli autori più raffinati genericamente riconducibili a quell’ambiente triestino che oltre al grande poeta annoverava figure come Italo Svevo, Silvio Benco, Scipio Slataper, Giani e Carlo Stuparich, Virgilio Giotti e Roberto ’’Bobi’’ Bazlen, pur dichiarandosi in più occasioni scettico nei confronti dell’esistenza di una vera e propria tradizione letteraria laddove era invece possibile scorgere soltanto singole personalità di spicco.
Il riferimento a Trieste, all’autore che triestino fu per elezione ma più ancora legato da un inestinguibile affetto all’Istria in cui nacque (allora sotto il dominio dell’Impero austro-ungarico), dovette comunque parere suggestivo da una diversa prospettiva come modello ideale di una città di frontiera, situata agli estremi confini dell’Italia e dell’antico Impero, che accoglieva in sé i due volti e le anime così diverse della civiltà mediterranea e di quella mitteleuropea. Formatosi «in parte entro il clima austriaco, serio, elevato e amabile, e in parte entro quello italiano,» Quarantotti Gambini riconobbe in sé «uno scrittore che impersona la transizione tra l’uno e l’altro di questi due momenti», e rispetto ad autori «danubiani» come Joseph Roth e Robert Musil definì la specificità dei triestini, al netto di un quid comune derivante dall’appartenenza alla compagine asburgica, richiamandosi alla caratteristica «luce mediterranea» che illumina le loro pagine. Il felice spunto critico, volendo ripercorrere in breve le tappe della carriera letteraria di Quarantotti Gambini, può dar conto del passaggio da una narrativa dagli accentuati «riflessi danubiani», risolta soprattutto nella rappresentazione di spazi interni e dove preminente è il riferimento alla penombra e alla sfera dell’inettitudine e della senilità – è il caso della raccolta di racconti I nostri simili (1932) e del romanzo di ambientazione capodistriana La rosa rossa (1937), che segna comunque una notevole evoluzione rispetto alle prose precedenti –, a una narrativa che in opere come L’onda dell’incrociatore (1947) e La calda vita (1958), richiamandosi al mondo di un’adolescenza e di una giovinezza trascorse all’aria aperta e sviluppando come motivi narrativi i temi della crescita, della scoperta dei sensi e dell’iniziazione inquieta alla vita, assume un respiro tipicamente mediterraneo e un cromatismo più intenso, contrastato e luminoso. L’approdo a questa nuova stagione letteraria, animata da un’ispirazione che riecheggia un’evidente matrice sabiana, coincise con la comparsa in rivista (1940) e poi in volume (1942) del racconto Le trincee, primo tassello dell’ambizioso ciclo Gli anni ciechi su cui Quarantotti Gambini lavorò in modo discontinuo per più di due decenni fino agli ultimi mesi di vita, pubblicandone alcuni romanzi e lasciandone altri incompiuti o appena abbozzati. Il progetto – un grande polittico narrativo in cui convergono la saga famigliare e l’affresco storico, il racconto autobiografico e il Bildungsroman – affonda le sue radici nel ricordo delle estati di infanzia trascorse all’inizio del secolo nella casa dei nonni a Semedella, in una campagna prossima al monte San Marco e al mare di Capodistria, e si origina come ricreazione letteraria di un’età perduta condotta in terza persona ma sulla base del punto di vista di Paolo de Brionesi Amidei, bambino che incarna l’alter ego dell’autore e all’inizio delle vicende, nell’estate del 1913, ha da poco compiuto tre anni. Proveniente da una famiglia di discendenze nobili e di forti ideali irredentisti, nel 1918 Pier Antonio – allora un bambino di otto anni – visse il momento cruciale del passaggio dei territori dell’Istria dall’Impero austro-ungarico al Regno d’Italia, al termine di una guerra cui assisté «con quella dilatazione del tempo e con quella inesauribile meraviglia per i fatti esterni, ingigantiti dall’immaginazione, che tutti hanno conosciuto nella fanciullezza»4, e molti anni dopo l’occupazione tedesca di quelle terre da parte dei nazisti (1943) e dell’armata comunista di Tito (1945), cui fece seguito la definitiva annessione di gran parte dell’Istria alla Jugoslavia (1947) che sancì una volta per tutte l’epilogo di un’epoca assieme a un’insanabile rottura nell’animo dell’autore: «io sono nato in Istria,» scrisse nel 1948 a Saba, «e questa circostanza viene per me prima di ogni altra. Quando si resta avulsi dalla madre patria prima di tutto si pensa ad esserne riuniti». La rievocazione di un’età perduta, negli ’’Anni ciechi’’, sarà allora quella di un intero mondo ritrovato affettivamente nella memoria di un’infanzia, ma nel quale sono a più riprese percepibili i palpiti inquieti di una coscienza retrospettiva e il senso di un tempo fatale, scandito con assoluta compostezza in una prosa che non si traduce mai in esplicita elegia. La ricchezza polisemica del titolo offre una suggestiva chiave di lettura per valutare la portata dell’operazione condotta e le sue molteplici implicazioni: gli anni ’’ciechi’’ sono innanzitutto quelli dell’inconsapevolezza infantile, dello sguardo che si fissa per la prima volta sulle cose senza poterle comprendere a fondo, ma alludono anche a una poetica dell’interiorità che mediante il ricordo si incarica di illuminarne il senso più intimo e complessivo, e possono inoltre essere letti in una prospettiva storica in riferimento alle vicende dell’Istria, che come il piccolo Paolo attraversa negli anni a cavallo della prima guerra mondiale un’età di passaggio e di grandi trasformazioni.
Prologo all’opera è il brano Tre bandiere, che narra il dolente ritorno da esule e adulto alla terra natale ormai irriconoscibile e prelude per Paolo e per il lettore a un vertiginoso tuffo alle origini di una storia che si dipana poi nei vari romanzi, restituendo con limpida esattezza l’impressione di una vita nel suo immediato accadere in parallelo al suo graduale sedimentarsi nell’interiorità del giovane protagonista: dalle prime scoperte infantili delle Redini bianche, dove il piccolo mondo dell’Istria riaffiora nello sguardo incantato del bimbo per le carrozze e i cavalli del nonno come emblema di una geografia sentimentale che corrisponde a una mitologia famigliare, alle vicende della guerra adombrate nella Corsa di Falco e Il cavallo Tripoli, centro focale del ciclo che intreccia l’attesa per la fine del conflitto italo-austriaco a una densa rappresentazione analitica ma di sapore quasi fiabesco delle fantasie e delle delusioni del bambino, fino all’età postbellica che nell’Amore di Lupo e I giochi di Norma annuncia in toni realistici e drammatici e poi evocativi e malinconici l’addio all’infanzia e l’avvento dei primi turbamenti adolescenziali.
Ora, a distanza di un secolo dalle vicende che hanno ispirato la stesura del ciclo, leggere ’’Gli anni ciechi’’ significa non solo confrontarsi con una delle più raffinate e peculiari opere letterarie del Novecento italiano – che tra i suoi pregi maggiori annovera una rappresentazione complessa e coerente del mondo infantile e delle sue modalità di scoperta della realtà, comprese le varie tappe di un’esperienza pulsionale delineata in termini spregiudicati nella sua intima ricchezza – ma anche riallacciare un dialogo con la memoria privata e storica di un’epoca che nei romanzi di Quarantotti Gambini ha trovato la sua espressione più vivida. «Grazie a un ricordo,» recita una poesia dell’autore, «spesso in noi rivive , anche un altro ricordo».
Legatura tutta tela verde con titoli bianchi al dorso , formato in 8°, sovraccoperta illustrata a colori con un dipinto di Edouard Vuillard (1912), pagine 659. Condizioni usato, piccole mancanze alla sovraccoperta riparate ( dorso superiore ), interno fresco, , legatura solida, ottimo esemplare da collezione. Il presente volume rappresenta l’opera di un’intera vita di scrittore , dove la storia civile e politica dell’Europa e dell’Istria tormentata, finiscono per fondersi .
Il presente volume fa parte della mia collezione poersonale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da venerdì 27 luglio 2018 alle 13:26 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Mulini. Suggestioni di un mondo perduto


€ 84,00

  Mulini. Suggestioni di un mondo perduto
 
di Testi A Cura Di Liliana Ruggeri , Fotografie A Cura Di Antonio Barisani E Mino Piccolo .2005 NovembreCremonaproduce - Cremona
FOTOGRAFIA NATURALISTICA STORIA LOCALE CREMONA MULINI MONDO CONTADINO LIBRI RARI

Antonio Barisani e Mino Piccolo, fotografi cremonesi accomunati dalla passione per l’immagine naturalistica, posseggono un ricco archivio di diapositive. Gli uccelli e l’ambiente padano sono protagonisti indiscussi dei loro scatti fotografici. Negli ultimi anni hanno partecipato a numerosi concorsi e hanno realizzato diverse mostre in Italia e all’estero vincendo prestigiosi premi. Componenti della Nazionale FIAF Nature, nel 1999 a Kuusano in Finlandia hanno ricevuto la menzione d’onore, mentre nel 2001 a Johannesburg in South Africa, hanno vinto la Coppa del mondo Nature, nonché il trofeo Odette Bretcher. Avendo la Nazionale Italiana, FIAF Nature, vinto nel 2003 ad Adelaide per la terza volta consecutiva, la Coppa del Mondo di fotografia naturalistica, il prestigioso trofeo Odette Bretcher si trova ora in Italia, a Torino, anche grazie al contributo dei fotografi cremonesi.
’’Mulini’’ , è un’opera monografica dedicata ai mulini, antichi o più recenti, presenti sul territorio cremonese. Una preziosa indagine fotografica, frutto del lavoro congiunto dei due fotografi Antonio Barisani e Mino Piccolo, campioni del mondo di fotografia naturalistica. Un libro con ricordi e storia dei mulini del territorio cremonese con oltre 100 suggestive immagini a colori che ci rimandano a un mondo ormai scomparso e che riusciamo a ricomporre attraverso le testimonianze di chi ha praticato l’attività del mugnaio e le ricerche d’archivio che documentano questo passato preindustriale, principalmente legato al mondo contadino e alla tradizionale economia di sussistenza propria dell’Ottocento nelle campagne Padane. Un libro che, puntando l’obiettivo sui tanti mulini presenti nel territorio cremonese , la maggior parte ormai in disuso, delinea sul tema un primo quadro storico d’insieme e che trova in queste testimonianze del passato la radice profonda di una parte della recente storia presente. Il volume è prettamente fotografico e propone cica 100 suggestive immagini a colori che documentano un mondo, quello dei ’Mulini’ , ormai radicalmente mutato, ma che appartiene indissolubilmente al territorio padano e alla sua storia. I due fotografi si sono avvicinati a quel mondo con grande rispetto, senza violarlo. Entrando tra le mura dei ’Mulini’ hanno trovato oggetti abbandonati , vecchi attrezzi da lavoro che paiono rudimentali arnesi dal valore archeologico, scale fatiscenti, pertugi bui con vetri dalle forme misteriose, sedie lasciate accanto a finestre aperte sulla campagna, stanze in parte ancora arredate. Il risultato è uno straordinario reportage che documenta molteplici aspetti legati a questo mondo che sta a poco a poco scomparendo, come la storia dell’agricoltura praticata nel territorio tra le province di Cremona e Mantova e le tipologie dell’architettura rurale. Barisani e Piccolo hanno colto con maestria soprattutto l’aspetto legato alla ’laboriosità’ contadina rispetto al mondo industriale che si stava profilando all’orizzonte.
Cartonato editoriale con titoli al piatto, sovraccoperta illustrata a colori. Formato in 4° cm. 23,5 x 28, pagine 143 , numerosi disegni ed illustrazioni a colori e seppia intercalate n/t . Condizioni usato allo stato del nuovo, eccellente esemplare da collezione. Opera esaurita fuori catalogo, fondamentale e raro volume di riferimento. Dall’indice : Paese che vai …. Mulino che trovi – La gente dei mulini – La cascina mulino di Spinadesco – Andando per mulini – Dentro la storia dei mulini.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale .

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da giovedì 26 luglio 2018 alle 14:02 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Manuale pratico Per l’Ufficiale ed il Sottoufficiale dei reparti che impiegano i muli.


€ 100,00

  Manuale pratico Per l’Ufficiale ed il Sottoufficiale dei reparti che impiegano i muli.
 
di Brigata Alpina Julia ( Tenente Colonnello Alfredo Bartolozzi)1963Tipografia Arsenale Esercito – Torino
MILITARI MILITARIA ALPINI ESERCITO ITALIANO BRIGATA JULIA MULI CONDUCENTI AUTOGRAFO ASSOLUTA RARITA’

’’Generoso animale che ha sempre dato agli uomini senza mai pretendere nulla che non fosse un po’ di biada e un po’ di attenzione, anch’esso avviato, purtroppo, sulla triste via dell’estinzione. Compagno d’armi, pioniere delle nuove conquiste, forte negli aspri cimenti, paziente nelle dure privazioni. Dimenticato dai più nella gloria della vittoria...’’ questo ci ricorda la lapide, sulla tomba di un mulo, posta dagli alpini della ’Pusteria’ a Mai Ceu nel 1936.
Il mulo e l’alpino hanno iniziato la loro collaborazione a partire dalla fondazione del Corpo nel 1872. Ma cos’è il mulo: è un bizzarro animale che non esiste in natura, ma è un incrocio, la cui origine si perde nell’antichità, tra l’asino stallone e la cavalla il cui frutto è un animale sterile chiamato Mulo. Il contrario, ovvero l’incrocio tra un cavallo stallone ed un’asina, è chiamato Bardotto.L’aspetto esteriore dipende direttamente dalle razze asinine e cavalline usate per l’incrocio. Tuttavia si può dire che nella maggioranza dei casi ha, rispetto all’asino, dimensioni maggiori e rispetto al cavallo testa e zampe in proporzione più grandi e massicce. Le orecchie sono più allungate. Dalla selezione, che avvenne nell’arco del tempo, si ottenne un animale da soma di costituzione assai forte e robusta alla quale si assommavano caratteristiche quali la rusticità, la resistenza alle malattie, l’adattabilità ad ambienti sfavorevoli, la sobrietà. Va da sé che un tale animale era il giusto complemento il cui inserimento nelle neonate Truppe Alpine avrebbe risolto il problema dei trasporti in ambiente montano. I muli nell’esercito venivano suddivisi in classi a seconda delle caratteristiche fisiche: altezza al garrese, forza fisica, resistenza:I muli di prima classe erano i più robusti e venivano usati per il trasporto di armi e munizioni, in particolare per il trasporto dei pezzi d’artiglieria che si compongono di 3 pezzi: piastra, affusto e bocca da fuoco. Infatti il mortaio da 120 necessitava di almeno tre alpini per essere trasportato a spalla.
Quelli di seconda e terza classe erano, invece, più piccoli e meno resistenti e venivano solitamente usati dalla fanteria alpina per il trasporto di tende, munizioni e approvvigionamenti vari. Per assolvere al loro compito gli alpini furono dunque dotati del fedele alleato sin dalle loro origini. Infatti ad ogni compagnia fu assegnato un mulo ed una carretta per il trasporto di vettovagliamenti e munizioni. Il binomio mulo-alpino ha dunque la stessa origine del Corpo stesso. Nel 1877 con atto n° 132 veniva decisa la marcatura che avveniva a fuoco sulla fascia esterna dello zoccolo anteriore sinistro a distanza di 15 mm. Tale numero veniva rinnovato per l’accrescimento dell’unghia o per la ferratura dell’animale. Vista la sua utilità già nel 1888 il numero dei muli salì a 8 diventando di fatto un ’’soldato a quattro zampe’’, ma la vera simbiosi iniziò durante la Grande Guerra.
Brossura morbida a filo illustrata a colori, titoli color ocra, formato in 8° cm. 16,5 x 24, bel fregio in tricromia della divisione alpina ’Julia’ in antiporta , pagine XV + 123 . Numerose illustrazioni e disegni in b/n intercalate n/t. Condizioni usato allo stato del nuovo, eccezionale freschezza dell’opera , firma dell’Autore in copertina. Edizione fuori commercio ad uso delle forze armate Alpine , manuale rarissimo e ricercatissimo allo stato del nuovo, splendido pezzo da collezione. Opera arricchita da : volumetto ( cm. 11 x 17,5) ’’ Le fiaccature del mulo ’’ , pagine 19, edito a cura Ministero della difesa nel 1963 , ( prefazione a cura del ministro Andreotti) e cartonato composto da quattro facciate riportante 11 passaggi de ’’Il mulo al suo conducente ’’ ( veramente affettuoso) - ’’……Quando andrai in congedo non dimenticare che ti ho servito con tutte le forze e compensami nell’atto in cui mi dai in consegna al nuovo conducente . Spiegagli i miei difetti, digli che mi tratti bene e ne trarrà vantaggio’’.
Introvabile e curioso lotto che racchiude tutti i passaggi nei rapporti tra il ’’ il mulo alpino e il suo conducente’’.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.









accetto Proposta d'acquisto

In vendita da martedì 31 luglio 2018 alle 11:46 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
A tavola signori !.  come si apparecchia la tavola ………


€ 180,00

  A tavola signori !. come si apparecchia la tavola ………
 
di Ditta Giuseppe Alberti S.a. – Beneventos.d. ( ma 1929)Acme – Milano , Per Conto Ditta Giuseppe Alberti S.a.
PUBBLICITÀ GALATEO CERIMONIA LIQUORE STREGA ASSOLUTA RARITA’

’’ Indice : Come si apparecchia la tavola – La disposizione dei convitati – Pranzi di cerimonia – Il servizio - Il menù – Come stare a tavola ’’.
- La tavola ! Basta questa magica parola perché nella nostra mente affiorino fantasmi immortali , gorgoglianti pappagorgie rabelaisiane, il lucido naso sir Sam Weller, il confortante sorriso di Ragueneau , la sagoma brillante paffuta di Sir Giorgio Tufto. Nomi che non può pronunziare senza emozione chi sente ancora nobilmente le tradizioni della tavola , chi ha ancora il gusto del classico su questo argomento , ricordando con commosso rispetto i grandi mangiatori romani e gli illustri bevitori greci –.
ll Liquore Strega è un liquore a base di erbe prodotto dal 1860 dalla Strega Alberti di Benevento. A Benevento, la città che evoca i raduni mondiali delle streghe, da oltre 150 anni, la famiglia Alberti produce il famoso liquore Strega, al quale è associato anche il premio letterario, e squisiti dolciumi. L’azienda faceva parte delle società fornitrici della Real Casa sabauda, come indicato sull’etichetta, e lo stabilimento è ubicato proprio di fronte alla stazione ferroviaria di Benevento, la città delle streghe. Giuseppe Alberti la fonda nell’anno della spedizione garibaldina, ne è passata di acqua nei fiumi Calore e Sabato, alla cui confluenza, su altura per farsi rimirare, è posta la schiva e bella Benevento. Il papà di Giuseppe Alberti, Carmine Vincenzo, nasceva nell’anno della Rivoluzione Partenopea (1799). Di idee liberali, Giuseppe lasciò il Regno Borbonico per trovare sicura dimora a Benevento, allora Stato Pontificio. Ed a Benevento mise a punto le sue competenze di essenziere e di distillatore, da geniale intuizione supportato, per fondare quanto, ad oltre centocinquanta anni di distanza, è lustro e vanto della tradizione liquoristica italiana. Siamo giunti adesso alla sesta generazione. Qui il lavoro è ancora sapienza tramandata. Ben oltre job description e declaratorie ancelle di relazioni disperate per quanto espellenti emozioni tra persone, qui esistono i Maestri dolciari ed i Maestri liquoristi e la conduzione dell’impresa beneficamente se ne giova. Esportazioni in tutti i continenti, in oltre 50 Paesi. Il Liquore Strega lo si ottiene sapientemente distillando circa 70 tra erbe e spezie provenienti da tutto il mondo. Di prevalente connotazione il ginepro del nostro Appennino e la menta del Sannio. Il colore, così solare e piacevole, tale da connotare cromaticamente il liquore, è dato dallo zafferano. Stagionatura in tini di rovere. Il distillato, allorquando pronto per l’imbottigliamento, inconfondibile la bottiglia, ha gradazione alcolica di 40% vol. Eclettiche le occasioni di consumo, è trendy l’utilizzo per il bere miscelato.
Splendida brossura di colore porpora con titoli e fregi ( casa reale Savoia e stemma città di Benevento) in rilievo a secco in oro , formato oblungo cm. 17 x 8,5 , spillato. Pagine 20 , 8 disegni in bicromia ( giallo e nero ) di chiaro stampo liberty ( l’illustratore ’’dovrebbe’’ essere Giuseppe Cappadonia ) intercalate n/t , due immagini a colori ( liquore Strega) a tutta pagina f/t su carta patinata , fregi in blu di casa Reale e ’menù’ editi in occasioni di pranzi ’’regali’’. Condizioni usato allo stato del nuovo, eccezionale freschezza sia della brossura che delle pagine interne , inarrivabile pezzo da collezione di circa 90 anni. Rarissimo ( nessuna citazione di riferimento on line ) e splendido opuscolo pubblicitario della ditta Giuseppe Alberti Spa.
’’Giuseppe Cappadonia’’ (Messina, 1888 – Spilimbergo, 1978) è stato un famoso illustratore e fumettista italiano. Autore di manifesti pubblicitari (per Campari, Pirelli, Amaro Ramazzotti, Liquore Strega, San Pellegrino, Olio Carli, General Motors, ecc.), di cartelloni per il cinema muto (Miss Demonio, Rocambole, ecc.) e di vignette umoristiche di propaganda durante la prima guerra mondiale, fu anche illustratore del Ricettario Carli pubblicato per la prima volta nel 1936. Come autore di fumetti, collaborò alla rivista L’Intrepido e fu maestro di Lina Buffolente. Lavorò inoltre con l’editore Ventura in qualità di direttore artistico e illustratore.
Il presente opuscolo fa parte della mia collezione personale.


accetto Proposta d'acquisto

In vendita da mercoledì 25 luglio 2018 alle 11:47 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Josef Hoffmann e la Wiener Werkstatte


€ 80,00

  Josef Hoffmann e la Wiener Werkstatte
 
di Daniele Baroni E Antonio D’Auria1981Gruppo Editoriale Electa - Milano
ARCHITETTURA DESIGN DEL NOVECENTO JOSEPH HOFFMANN WIENER WERKSTATTE LIBERTY ART DECO’ MOBILI D’INTERNI LIBRI RARI

La ’’Wiener Werkstätte’’ (Wiener= viennese, Werkstätte= laboratorio, officina) è stata una innovativa comunità di produzione viennese, legata al mondo del design, fondata nel 1903 dall’architetto Josef Hoffmann (1870-1956), dal banchiere Fritz Wärndorfer e dal pittore Koloman Moser (1868-1918). Raccoglie gli esiti della Secessione viennese, Arts and Crafts, Liberty inglese, Art Nouveau, Jugendstil , e rielabora un nuovo classicismo, portando alla nascita del ’’Protorazionalismo’’. Si associa l’artigiano all’economia, ispirandosi all’Arts and Crafts inglese. Hoffmann e Moser nel 1905 ne fondano il programma: •Stretto rapporto con il pubblico, il progettista e l’artigiano•Produrre oggetti di uso domestico, semplici e di qualità•La concezione primaria è la funzionalità•Eccellente qualità della lavorazione •Quando sarà il caso aggiungere ornamenti•La produzione di questa ditta era volta verso tessuti, ceramiche, gioielli, mobili, cartoline postali•Non bisogna fare la produzione a basso prezzo poiché questa va a scapito dei lavoratori e dell’esistenza degna dell’uomo. L’obbietivo dichiarato del circolo artistico ’’Wiener Werkstätte ’’(1903-1932) era quello di introdurre anche nella vita quotidiana oggetti di elevato valore estetico ed artistico , il suo successo era basato sul rifiuto della produzione meccanica a favore dell’artigianato artistico e della manualità: chi disegnava un mobile o un oggetto, doveva seguirne la fabbricazione. I suoi progetti pionieristici lasciarono un’impronta indelebile nella storia del design; il Museo di Arti applicate di Vienna custodisce il suo archivio e propone una vasta rassegna del suo operato.
Il 15 dicembre 1870 nasceva Josef Hoffmann, celebre architetto tra i fondatori della Secessione Viennese (1897) , Parallelamente all’attività di architetto fu anche designer, dando con le sue opere un contributo alla storia del design. I suoi progetti si caratterizzano per la semplicità delle forme e l’astrazione geometrica delle decorazioni, dove prevalgono le tipiche quadrettature influenzate dal lavoro di Charles Rennie Mackintosh. Tra gli arredi più famosi la ’Sitzmachine’ (letteralmente ’macchina per sedersi’) progettata nel 1905, una poltrona in legno laminato curvato e dipinto con schienale regolabile che si reclina spostando la posizione di un fermo tra una serie di sfere, funzionali e decorative. Le forme importanti dei fianchi e schienale sono a contrasto con la sottile linea curva dei braccioli, rendendo l’insieme equilibrato e raffinato nelle proporzioni.
La passione per le forme geometriche di Hoffman trova declinazione in svariati pattern decorativi, come quelli della collezione di bottiglie e bicchieri ’Serie b’. Realizzata nel 1910 per l’azienda viennese produttrice di vetro J&L Lobmeyr, è ancora in produzione dopo più di 100 anni. Le linee moderne del cristallo soffiato, l’essenzialità delle forme e i decori caratterizzati dall’uso del bianco e nero fanno di questa collezione una sintesi perfetta di tutti gli stilemi di Hoffmann e del movimento Wiener Werkstätte.
Tutta tela editoriale nera con titoli in bianco al dorso, sovraccoperta a colori con bandelle , formato in 8° quadrotto cm. 24,5 x 22,5. Pagine 190 (2) , superlativo apparato iconografico : circa 200 tra foto, tavole e disegni in b/n ed alcune a colori , anche a tutta pagina, intercalate n/t . Condizioni usato, minimi segni del tempo, eccellente esemplare da collezione, eccezionale freschezza dell’opera. Fondamentale e rara opera di riferimento.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da venerdì 20 luglio 2018 alle 13:31 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 
Il Design di Mies van der Rohe . Mobili e interni


€ 80,00

  Il Design di Mies van der Rohe . Mobili e interni
 
di Werner Blaser1980Gruppo Editoriale Electa - Milano
ARCHITETTURA DESIGN DEL NOVECENTO MIES VAN DER ROHE MOVIMENTO MODERNO MINIMALISTA MOBILI D’INTERNI LIBRI RARI

La regola: ’’Il massimo effetto con il minimo spreco di mezzi’’. Padre della celebre citazione ’’Less is more’’, l’architetto Mies van der Rohe, è considerato il fondatore del minimalismo. Nell’elaborazione dei suoi progetti il suo obiettivo principale è stato quello di rivelare la struttura delle cose facendone emergere l’intrinseca bellezza , cercò di creare spazi neutri attraverso un’architettura basata su onestà materiale e integrità strutturale. Negli ultimi venti anni della sua vita, Mies raggiunse la sua visione di una monumentale architettura ’’pelle e ossa’’. In molti dei suoi progetti, introdusse elementi di design passati alla storia ed oggi considerati dei classici.
Mies nacque ad Aachen (Aquisgrana) in Germania il 27 marzo 1886 e morì a Chicago il 17 agosto 1969. Frequentò la Domschule, anche se non prese mai il diploma, nel 1905, a 19 anni, si trasferì a Berlino, dove senza salario, lavorò in vari cantieri della città. Questo fino a quando non entrò nello studio di Bruno Paul (l’architetto Art Nouveau e designer di mobili), collaborando come disegnatore, qui inizia ad apprendere i primi rudimenti di architettura e ricevette il suo primo incarico, Casa ’’Riehl ’’a Neubabelsberg. Dal 1906 al 1908 frequenta sia la ’’Kunstgewerbeschule’’ che la’’ Hochschule für bildende Künste’’, nel 1907 entra nello studio di Peter Behrens, architetto di fama internazionale, dove rimane fino al 1912 (lavoreranno lì anche Gropius e Le Corbusier) qui oltre a conoscere Le Corbusier e Gropius e studia l’architettura neoclassica di K. F. Schinkel, che influenza decisamente le sue prime opere. Nel 1907, Mies van der Rohe entra nel Deutscher Werkbund, associazione di artisti, architetti ed artigiani tra i cui soci fondatori figurano anche Peter Berehns e Bruno Taut. Nel 1912 lascia lo studio di Behrens e l’anno successivo apre il proprio studio a Berlino. La prima guerra mondiale interrompe la sua attività e costituisce insieme una pausa di riflessione e di elaborazione di una poetica personale: i rapporti di Mies con l’avanguardia figurativa, da De Stijl all’Espressionismo al Dadaismo. Infatti in questi anni Mies entrò ha far parte del Novembergruppe, che sostenne l’arte moderna e l’architettura insieme ad artisti come Richter Hans, El Lissitzky e Theo Van Doesburg. Il gruppo, fondato nel 1918, sarà diretto per la sezione architettonica da Mies van der Rohe dal 1921 al 1925. I suoi contributi maggiori alla filosofia architettonica dei tardi anni venti e trenta li dà come direttore artistico del progetto Weissenhof, sponsorizzato dal Deutscher Werkbund e come direttore della - Bauhaus- (fu direttore dal 1930 fino allo scioglimento nel 1933, chiuso sotto pressione da parte del nuovo governo nazista). Durante questo periodo progettò numerosi edifici, tra i quali il Padiglione di Barcellona (inclusi gli arredi interni e la celebre poltrona Barcelona) e la Villa Tugendhat. Nei tardi anni trenta dovette lasciare il paese, amareggiato, per l’ascesa del potere nazista. Parti alla volta degli Stati Uniti, quando arrivo si rese conto che la sua influenza come designer era già notevole grazie al fatto di essere stato il direttore della scuola del - Bauhaus - per molti anni ed aver vinto numerosi ed importanti concorsi per la progettazione di opere architettoniche. Da qui ebbe inizio una nuova fase della sua carriera. Accolto con tutti gli onori , divenne dal 1938 al 1958 direttore presso dell’Armour Institute of Chicago, negli anni ’40, inizio il progetto per un nuovo campus per ITT un progetto dove continò a perfezionare il suo stile . Nel 1944, era diventato un cittadino americano e si era ben consolidato professionalmente. Fu in questo periodo che progettò uno dei suoi più famosi edifici. Dal 1946 al 1950, Mies van der Rohe costruì la ’’Farnsworth House’’ per Edith Farnsworth, un ricco medico di Chicago. La casa per Edith Farnswort è una scatola trasparente, incorniciata da otto colonne esterne in acciaio. E’ uno degli interventi più radicalmente minimalisti mai progettato. Fu la prima casa costruita da Mies van der Rohe negli USA. Nel 1947 il MOMA (Museum of Modern Art) di New York gli dedica una mostra personale che contribuirà ad aumentare la sua fama.Negli anni ’50 ha continuato a sviluppare questo concetto di spazio flessibile su una scala molto più grande: nel 1953, sviluppò per la sala congressi, un innovativo il sistema strutturale misurato su grandi distanze.Durante questo periodo inoltre realizzò il suo sogno: costruire una grattacielo di vetro. Nel 1958, costruì quella che è considerata l’espressione massima dell’International Style dell’architettura, il Seagram Building, a New York. È un grande edificio di vetro, ma controversialmente Mies van der Rohe scelse di inserire una grande piazza con fontana davanti alla struttura, creando uno spazio aperto verso Park Avenue. Le ’’torri gemelle’’ a Chicago vennero completate nel 1951, seguiti da altri grattacieli a Chicago, New York, Detroit, Toronto fino al Seagram Buiding di New York, salutato come un grattacielo capolavoro di design. Mies van der Rohe disegnò e costruì molti edifici di notevole altezza a Chicago ed in altri luoghi. Tra queste opere figurano il Federal Building (1959), l’IBM Building (1966) e la 860-880 Lake Shore Drive (1948-52). Per la sua carriera conseguì nel 1959 il ’’Orden Pour le Mérite’’ (Germania) e nel 1963 il ‘Presidential Medal of Freedom’ (USA).
Tutta tela editoriale nera con titoli in bianco al dorso, sovraccoperta in b/n con bandelle , formato in 8° quadrotto cm. 24,5 x 22,5. Pagine 144 (2) , superlativo apparato iconografico : circa 220 tra foto, tavole e disegni in b/n , anche a tutta pagina, intercalate n/t . Condizioni usato, minimi segni del tempo, eccellente esemplare da collezione, eccezionale freschezza dell’opera. Rara e fondamentale opera di riferimento.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

accetto Proposta d'acquisto

In vendita da giovedì 19 luglio 2018 alle 14:14 in provincia di Parma  -   PAOLOPR64 vende anche questi libri usati...

 

Pag. 1 di 54.

Vai a pagina : [1] 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54
 



 
   
Contatti: staff@comprovendolibri.it
Segnalazione errori: assistenza@comprovendolibri.it
Informativa sulla Privacy (GDPR) e utilizzo dei cookies
rel. 6.5 Copyright 2000-18 SACS - Padova (IT) - p.IVA 03547010284