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Carlo Scarpa a Castelvecchio

 

Carlo Scarpa a Castelvecchio
 

Autore: Saggi critici di Licisco Magagnato, Sergio Marinelli, Marisa Dalai Emiliani, Arrigo Rudi.
Editore: Edizioni di Comunita - Milano
Anno:1982
Condizioni: OTTIME CONDIZIONI
Categoria: ARCHITETTURA , RESTAURO, CARLO SCARPA, VERONA, LIBRI RARI
ID titolo:64397955

"Carlo Scarpa a Castelvecchio" è in vendita da mercoledì 29 maggio 2019 alle 14:34 in provincia di Parma

Note :
Nel secondo dopoguerra, i temi della ricostruzione dei centri storici, del rapporto tra antico e moderno, del restauro di edifici monumentali e della loro destinazione museale forniscono argomenti a un dibattito che coinvolge l’élite intellettuale e a cui partecipano architetti, urbanisti, storici e direttori di musei. Sarà proprio l’ ’’irregolare’’ Carlo Scarpa a segnare la fine di un modello museografico che, con rare eccezioni, aveva resistito ad ogni sollecitazione di cambiamento, nell’Italia del primo Novecento, e ad indicare una nuova modalità di intervento nel restauro di edifici monumentali. Il cambio di direzione al vertice dei musei veronesi, con l’arrivo nel 1956 di Licisco Magagnato , significa un forte mutamento di indirizzo culturale: egli avvia un ambizioso programma di riassetto della rete museale, con il riordino critico delle collezioni e, al tempo stesso, il restauro delle principali sedi museali. In questo contesto, il direttore matura l’idea che il rinnovamento di Castelvecchio debba essere affidato ad un architetto specialista in musei e, dopo un’attenta disamina, fa cadere la scelta su Carlo Scarpa, dotato di esperienza specifica nel campo espositivo. L’intervento di Scarpa a Castelvecchio si colloca in un momento centrale della carriera dell’architetto veneziano. Nel 1957 egli ha 51 anni e ha già avuto modo di restaurare e allestire alcuni tra i più prestigiosi musei italiani: le Gallerie dell’Accademia e il Museo Correr a Venezia, la palermitana Galleria Regionale di Sicilia a Palazzo Abatellis, gli Uffizi a Firenze (alcune sale con Giovanni Michelucci e Ignazio Gardella e il Gabinetto dei Disegni con Edoardo Detti), la Gipsoteca Canoviana a Possagno, oltre a numerosi allestimenti di mostre d’arte per le Biennali di Venezia.
Nel restauro del castello scaligero (iniziato nel 1958, con l’allestimento di una mostra Da Altichiero a Pisanello), l’architetto mette a punto un metodo di lavoro che risulta esemplare. Partendo dal riconoscimento delle aggiunte arbitrarie, provvede ad alcune necessarie demolizioni per mettere in evidenza le parti originali mediante particolari accorgimenti come finestre aperte nel pavimento o tagli che consentono la lettura delle successive stratificazioni del monumento. A ciò si affianca il concepimento di un unitario percorso museale, talora felicemente interrotto da escursioni verso l’esterno, e completato da un sistema allestitivo essenziale e rigoroso che mette le opere in connessione visiva tra loro raggiungendo il suo punto saliente nell’esposizione della statua equestre di Cangrande I della Scala. Inediti risultano gli accostamenti di materiali antichi, come la pietra e il legno avvicinati a quelli moderni come il calcestruzzo lasciato a vista o talora trattato con tecniche tradizionali come la bocciardatura, oppure la rivisitazione di antiche tecniche, come il trattamento a stucco colorato di alcune superfici, interpretato in chiave moderna. Tra le opere del maestro veneziano, probabilmente Castelvecchio è quella indagata più a fondo, sia per il valore intrinseco del castello medievale, sia per il limpido restauro, che lo ha arricchito di un notevole valore architettonico. Esso è documentato da un vasto gruppo di disegni di straordinaria qualità, costituiti da 657 fogli, conservati presso il museo e consultabili online. Le tavole di progetto sono concepite in funzione di una continua verifica dell’intervento che – nonostante l’ampio arco temporale di realizzazione (1958, 1961-64, 1966-68 e 1975) e le numerose nonché inevitabili interruzioni – si è compiuto con eccezionale continuità, senza perdere alcunché in coerenza.
Tutta tela editoriale rigida con sovraccoperta figurata a colori.Formato in ottavo quadrotto, pagine 171 , numerosi disegni e tavole fotografiche in b/n e colori intecalate n/t. Condizioni usato, normali segni del tempo e d’uso, nel complesso eccellente esemplare da collezione.
Carlo Scarpa (Venezia, 2 giugno 1906 – Sendai, 28 novembre 1978) è stato un architetto, designer e accademico italiano, tra i più importanti del XX secolo. Per la sua opera ha ottenuto il premio Olivetti, il premio IN/ARCH, la Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte, il Premio della Presidenza della Repubblica per l’architettura, e le nomine a membro degli Honorary Royal Designers for Industry, dell’Accademia Olimpica di Vicenza e dell’Accademia nazionale di San Luca.
«Possiamo dire che l’architettura che noi vorremmo essere poesia dovrebbe chiamarsi armonia, come un bellissimo viso di donna. Ci sono forme che esprimono qualche cosa. L’architettura è un linguaggio molto difficile da comprendere, è misterioso, a differenza delle altre arti, della musica in particolare, più direttamente comprensibili. Il valore di un’opera consiste nella sua espressione: quando una cosa è espressa bene, il suo valore diviene molto alto.» (Carlo Scarpa, 1976).
Vi sono alcuni temi fondamentali nell’architettura di Carlo Scarpa: il progetto basato sulla riflessione visuale e quindi sul disegno, l’interesse per l’allestimento di mostre e musei, il restauro di edifici preesistenti e la realizzazione di nuovi progetti in antichi contesti. Scarpa utilizzava il disegno come pensiero, nei disegni dava spazio a riflessioni e ragionamenti, si poteva vedere in diretta il suo pensiero che si imprimeva sulla carta: disegnava una serie concatenata di figure, ma con una logica diversa da quella usuale degli altri architetti, che è di tipo concettuale. Essa era governata da una ragione che generava passaggi momentaneamente apparentemente inutili e ovvi, ma che successivamente si dimostravano particolarmente produttivi. Il suo sistema compositivo era svolto mediante il disegno, con modalità esemplificative ma anche con dettagli tipici della raffigurazione, della citazione. La luce dell’architettura di Scarpa consente di comporre architetture per istituzioni come i musei e le opere che li costituiscono. La particolare luce che fa vedere le statue nei suoi musei diventa uno straordinario strumento di critica architettonica, lo spazio luminoso diventa uno strumento per comprendere e far comprendere le sculture. Egli fa posto alle sculture mettendole nella giusta luce, al punto che poi diventa impossibile spostarle o toglierle. L’architetto veneto utilizza l’architettura e la luce come linguaggio critico: egli cerca un metodo per arrivare ad un compimento dell’opera esposta, senza darne un giudizio. Quindi l’architettura scarpiana diviene un mezzo per conoscere una realtà, piuttosto che divenire essa stessa oggetto di conoscenza; l’oggetto delle esplorazioni di Scarpa non è tanto l’edificio che contiene le sculture, quanto le sculture stesse, contrariamente al Movimento Moderno, che vede l’architettura oggetto della conoscenza. Carlo Scarpa ha avuto la capacità di elaborare progetti e interventi in contesti antichi e di valore, grazie alla sua bravura nel leggere il contesto architettonico preesistente. Questa caratteristica dai suoi contemporanei veniva vista come limite, mentre dai critici odierni viene vista come punto di forza: egli lavora nel costruito come i grandi architetti del passato, Andrea Palladio, Bramante, Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Francesco Borromini. La sua è quindi un’architettura controcorrente rispetto ai movimenti a lui contemporanei.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.






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D.LGS 205/2006 - D.LGS 21/2014
Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
Definizioni

1. Ai fini del presente codice ove non diversamente previsto, si intende per :
a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta ;
...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

Articolo 63
Passaggio del rischio
1. Nei contratti che pongono a carico del professionista l’obbligo di provvedere alla spedizione dei beni il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni.
2. Tuttavia, il rischio si trasferisce al consumatore gia’ nel momento della consegna del bene al vettore qualora quest’ultimo sia stato scelto dal consumatore e tale scelta non sia stata proposta dal professionista, fatti salvi i diritti del consumatore nei confronti del vettore.

gazzettaufficiale.it
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