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Oggetti
 

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Oggetti
 

Autore: Hans Deichmann
Editore: Scheiwiller, Milano
Anno:2001, I edizione (nuova edizione accresciuta della precedente: 1985)
ISBN: 9788876442728
Collana: Prosa
Condizioni: COME NUOVO
Categoria: LETTERATURA TEDESCA. MEMORIE
ID titolo:74939631

"Oggetti" è in vendita da mercoledì 10 giugno 2020 alle 16:26 in provincia di Verona

Note su "Oggetti":
Libro in brossura rilegata con alette editoriali, 246 pagine con alcune figure in nero nel testo. Libro in condizioni perfetto, pari al nuovo.

HD non e’ ancora certo di poter rendere veramente comprensibile a se stesso e a chi legge l’ insieme di motivazioni che, nella tarda estate del 1948, indusse lui e la moglie a lasciare la Germania... e a voler morire in Italia. HD e’ Hans Deichmann, che oggi ha 88 anni, abita a Milano da quaranta, ricorda e scrive, scrive e ricorda. Ha scritto un libro appena uscito da Scheiwiller, Oggetti, che raccoglie ventidue racconti testimonianze sulla sua vita, brevi testi in tedesco tradotti in italiano da Daniela Bonelli Bassano (il libro di Scheiwiller, autore della Prefazione, e’ double face). Dunque, chi e’ HD? Con i suoi occhi chiari sotto le lenti rotonde, si muove nella sua mansarda milanese con una andatura lenta e curva per un vecchio strappo muscolare. Quando sorride sembra un bambino, pur avendo ancora negli occhi gli orrori dei dodici anni di nazismo che ha vissuto pericolosamente. E’ nato a Colonia nel 1907, secondogenito di una famiglia alto borghese. Ma ben presto la crisi economica si porto’ via la banca del padre e Hans comincio’ il suo apprendistato in una industria chimica di Francoforte, la IG Farben, destinata a diventare tristemente celebre quando il Fuhrer decise di installare una filiale ad Auschwitz. Nel ’ 42 Carl Krauch, plenipotenziario della chimica nel piano quadriennale, imporra’ a Deichmann il servizio civile. Sara’ inviato a Roma, in Italia Deichmann prendera’ contatto con la resistenza italiana, e con i partigiani collaborera’ fino alla fine della guerra rischiando piu’ volte la vita con le sue azioni di sabotaggio contro i tedeschi. Grazie al suo intervento, saranno evitati molti reclutamenti di lavoratori edili per la costruzione della IG Farben di Auschwitz e per altri cantieri chimici dell’ Alta Slesia. Una sorta di Schindler per gli italiani, che nel ’ 45 otterra’ , ad honorem, una tessera di Giustizia e Liberta’ : Certo, rischiavo la pelle, ma sul momento mi divertivo.... I racconti di Deichmann sono di una essenzialita’ disarmante, persino le situazioni piu’ terribili vengono narrate con una straordinaria distanza ironica (il protagonista viene designato con la semplice sigla HD, ovvero il cronista). Molti . dice Deichmann . non capiscono perche’ mai io, ancora cinquant’ anni dopo, continui a sentirmi responsabile di quel che e’ accaduto: io penso che tutti i tedeschi si debbano sentire colpevoli e dopo la liberazione pensai che non era giusto che io fossi ancora vivo. Dopo la guerra, nell’ assoluto deserto spirituale e in mezzo alle macerie, gli verra’ assegnato il compito di presiedere il Tribunale di denazificazione della sua circoscrizione come uno dei pochi antinazisti al cento per cento. Le sue numerose azioni di sabotaggio non erano mai state smascherate e ora ammette di essere sempre riuscito a sfuggire alla Gestapo con l’ aiuto della fortuna. Non sfuggi’ suo cognato, Helmuth James von Moltke, figura di spicco della resistenza tedesca: fu impiccato nel ’ 45 a 37 anni perche’ disfattista. Deichmann rimase deluso dai compromessi della ricostruzione, per questo nel ’ 48 scelse l’ Italia, dove ancora contava molti amici tra gli ex partigiani. Solo li’ avrebbe potuto ricominciare una nuova vita con sua moglie e i due figli. La Germania post nazista mantenne in carica gli stessi funzionari che avevano firmato gli elenchi degli ebrei da mandare ad Auschwitz, la ricostruzione morale non si realizzo’ certo: per questo oggi Deichmann si definisce profugo da Adenauer. C’ e’ pero’ un’ espressione, nel libro di Deichmann, che designa gli italiani, maestri di camuffamento: A differenza dei tedeschi, agli italiani manca completamente il senso del rigore e della precisione. Durante la guerra ero affascinato dalla loro duttilita’ . Ricordo che nel ’ 45 il direttore della Banca Nazionale del Lavoro, che non poteva non essere un fascista, si impegno’ molto per fare avere dei soldi agli operai italiani reclutati in Germania. Deichmann si occupava allora di acquistare operai tramite la Federazione fascista degli edili: Dopo il ’ 43 gli operai italiani vennero schiavizzati dalla Germania nazista. Mentre i tedeschi hanno utilizzato tutti i mezzi per realizzare i loro obiettivi, superando ogni limite umano, i fascisti italiani hanno avuto piu’ fantasia nel difendere l’ incolumita’ di tutti. E la resistenza italiana? C’ e’ chi ha detto che le masse erano indifferenti: Macche’ , al contrario della resistenza tedesca che era isolata, la popolazione italiana ha sempre aiutato in tutti i modi i partigiani, con grande capacita’ di improvvisazione e ingegno, con piccole azioni di disturbo. I soldati tedeschi avevano una paura tremenda degli italiani. Qualche esempio? Deichmann ricorda la storia dell’ operaio Sommaruga, a Milano, reclutato in Germania da un capo della IG Farben: Quel poveraccio aveva un bambino di pochi mesi, una moglie giovane, non voleva partire. Gli consigliai di inventarsi una malattia. Lui stava benissimo, si ricordo’ solo di aver ingoiato dell’ acido solforico da piccolo. Ando’ in un ospedale e un medico gli passo’ la radiografia di un paziente che viveva con una piccola parte dello stomaco. Il comandante tedesco non voleva saperne, ma un medico fascista che era presente disse che sarebbe stato assurdo mandarlo via in quelle condizioni. Grazie al suo intervento Sommaruga rimase in Italia. I tedeschi no, i tedeschi, secondo la testimonianza del traditore Deichmann, non esitarono mai a obbedire e a denunciare gli oppositori: Ricordo che abitavo con mia moglie in un villaggio a nord di Francoforte, avevamo un piccolo terreno, produceva quanto bastava per la nostra sopravvivenza. La Germania nazista a chi viveva di agricoltura assegnava un prigioniero con cui era vietato parlare. Noi avevamo un prigioniero francese. Una mattina andavamo a piedi verso il villaggio per prendere il letame, trascinando un carrettino, io scambiavo qualche parola in francese con il prigioniero. Eravamo seguiti da un vecchio camioncino carico di carbone. A un certo punto il camionista, un omino tutto sporco, scese e comincio’ a urlare: Lei ha parlato con il suo prigioniero, la denuncio!. Io imprecai dicendogli che gli stavo dando solo degli ordini di lavoro. Allora quello si scuso’ e risali’ sul suo camion. Era un poveraccio, senza nessuna autorita’ , ma mi avrebbe denunciato.... Deichmann si era imposto un unico scopo: fare di tutto per boicottare i nazisti. Come funzionario della IG Farben ando’ ad Auschwitz una decina di volte in due anni, tra il ’ 43 e il ’ 44: Nel cantiere c’ erano ventimila lavoratori, tra operai e ingegneri, tutta gente che lavorava per costruire il piu’ grande impianto chimico del mondo. Venivano chiamati dei gruppi di lavoratori dal lager. Io andavo li’ per gli italiani. Nel ’ 43 il mio capo era il responsabile degli operai stranieri, mi raccontava in confidenza gli orrori che succedevano nel campo, a pochi chilometri di distanza. Tutti sapevano. Io ero sconvolto e lui, per rassicurarmi, mi disse che tanto la guerra sarebbe finita presto visto che a Peenemunde si stava costruendo un missile potentissimo che il Fuhrer voleva lanciare su Londra. Lui aveva lavorato li’ . Chiesi le chiavi del gabinetto, scrissi il nome della localita’ e nascosi il foglietto. Presi la decisione di comunicare la cosa al Vaticano tramite un’ amica olandese, un monsignore il giorno dopo le disse che il pacco era partito: la notizia era stata trasmessa agli inglesi. Quel che ancora oggi non va giu’ , a Deichmann, e’ l’ antigermanesimo preconcetto, ma aggiunge che l’ antigermanesimo si deve anche ai revisionisti come Ernst Nolte. Contro Nolte e il suo mandante Kohl, ammiratore di Goebbels, nel febbraio ’ 87 Deichmann scrisse una violentissima lettera: La considero una disgrazia, una delle tante disgrazie che negli ultimi ottant’ anni la Germania si e’ procurata self service. E incalzava con una provocatoria ipotesi di lavoro: E’ mia intenzione ucciderLa.... Quanto all’ antigermanesimo, Deichmann l’ ha vissuto sulla sua pelle: Certo, ce lo siamo meritato, ma in Italia, quando tornai, la gente mi disprezzava come tedesco, anche se avevo partecipato alla resistenza. Il 10 dicembre ’ 43, Deichmann si trovava a Roma. Sapeva che sarebbe arrivato Sauckel, il plenipotenziario del Reich Arbeitseinsatz, responsabile di un numero incalcolabile di morti nei campi di lavoro tedeschi. DH doveva organizzare la cena ufficiale, avverti’ i partigiani e si accordarono per una loro irruzione al Ristorante Santi Apostoli. Sauckel mangio’ la prima, la seconda e la terza portata e nulla accadde, i partigiani non riuscirono ad accordarsi: Da noi in Germania, purtroppo, gli americani impedirono ogni reazione spontanea. Ho sempre invidiato gli italiani che dopo il 25 aprile hanno potuto ammazzare qualcuno....

 

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Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
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