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Storia di Giulia. Nuove indiscrezioni stendhaliane dell’Archivio di Casa Rinieri dè Rocchi
 

€ 11,00

Storia di Giulia. Nuove indiscrezioni stendhaliane dell’Archivio di Casa Rinieri dè Rocchi

€ 11,00

 

Storia di Giulia. Nuove indiscrezioni stendhaliane dell’Archivio di Casa Rinieri dè Rocchi
 

Autore: Lapo Rinieri de’ Rocchi & Giannantonio Stegagno
Editore: Sellerio, Palermo
Anno:1987, I edizione
Collana: La diagonale
Condizioni: OTTIME CONDIZIONI
Categoria: CRITICA LETTERARIA. SAGGISTICA. LETTERATURA FRANCESE
ID titolo:71453352

"Storia di Giulia. Nuove indiscrezioni stendhaliane dell’Archivio di Casa Rinieri dè Rocchi" è in vendita da lunedì 27 gennaio 2020 alle 19:14 in provincia di Verona

Note su "Storia di Giulia. Nuove indiscrezioni stendhaliane dell’Archivio di Casa Rinieri dè Rocchi":
Libro in brossura con alette editoriali in ottime condizioni, non vi sono segni di lettura, lievi segni del tempo, piccolo strappo della sovra copertina posteriore (in alto a destra, angolo superiore) ora bene emendato. Pagine complessive 142

VUOI DIVENTARE MADAME STENDHAL?
SULLA soglia dei cinquant’ anni un uomo può essere ancora desiderabile? Nel caso di Henri Beyle, detto Stendhal, non particolarmente prestante nel fisico, l’ eventualità non era esclusa ma appariva certo insolita. Era lui il primo a valutarla così. Considero un miracolo aver potuto suscitare amore a quarantasette anni, scrisse in una lettera datata 6 novembre 1830. Si tratta di una richiesta di matrimonio, indirizzata al tutore di una ragazza ventinovenne, senese, conosciuta tre anni prima a Parigi. Non era un colpo di testa, un atto unilaterale di audacia. Stendhal si comportava con prudenza. Già da dieci mesi, infatti, la donna gli aveva confidato di amarlo, senza ottocenteschi pudori, aggiungendo in un sussulto di franchezza: So bene, e da molto tempo, che tu sei brutto e vecchio. In quei dieci mesi i due si erano amati nel senso più completo del termine, e gli incontri erano stati annotati dallo scrittore con la rapidità criptica un po’ in inglese, un po’ in francese, un po’ in italiano, con un profluvio di parole puntate e di anagrammi che era sua propria: quel fantasioso esperanto stendhaliano ormai scandagliato dagli specialisti in tutti i suoi anfratti. La ragazza si chiama Giulia Rinieri de’ Rocchi. Di famiglia distinta, è bella, intelligente, sensibile, volitiva, capricciosa, solitamente un po’ prude (e perciò la sua condotta con il maturo romanziere è una sorpresa). Come scrittrice di lettere è spesso efficace. La sua età, per i parametri del primo Ottocento, la colloca sul crinale dello zitellaggio. Proprio con l’ intento di accasarsi si è trasferita dalla natia Siena a Parigi, sotto la tutela di un suo mezzo parente, che per età potrebbe esserle abbondantemente padre: Daniello Berlinghieri, commendatore dell’ Ordine di Malta e Ministro Residente di Toscana nella capitale francese, presso la corte di Carlo X. Il padre di Giulia, Antonio, si rassegna alla lontananza della ragazza, sua quartogenita, in vista di un matrimonio francese le parole collocazione, collocamento, dominano nella corrispondenza fra padre e tutore e si lascia turbare abbastanza poco dai pettegolezzi che in un piccolo centro come Siena accompagnano lo strano sodalizio parigino fra il commendatore-diplomatico e la ragazza. Una richiesta del granduca Leopoldo II di rimpatriare Giulia viene sostanzialmente, e sia pure con qualche fatica, elusa. E la richiesta matrimoniale di Stendhal? Viene elusa anch’ essa, con maggiore ipocrisia da parte di Berlinghieri morbosamente affezionato alla ragazza, con più raffinata abilità dilatoria da parte di Giulia. In definitiva, per una quindicina d’ anni, la nobildonna senese rappresenterà per l’ autore della Chartreuse de Parme un problema irrisolto, un tormentone sentimentale ricco di risvolti contraddittori: speranze, enigmi, delusioni. Il tutto, lo si trova raccontato in un libro uscito presso Sellerio, Storia di Giulia, di Lapo Rinieri de’ Rocchi e Giannantonio Stegagno (pagg. 141, lire 15.000, con una nota di Massimo Colesanti). Il primo dei due autori è un discendente diretto della protagonista, ed ha avuto la possibilità di ispezionare l’ archivio di famiglia alla ricerca di lettere su quell’ amore antico e difficile. L’ altro coautore è un appassionato stendhaliano. Il risultato è tale da non lasciare nulla di inesplorato nella vicenda e nella personalità di Giulia, colmando perfino le lacune lasciate in proposito da celebrati saggisti quali Luigi Foscolo Benedetto, Pietro Paolo Trompeo e i francesi Ferdinand Boyer, Francois Michel e Victor del Litto. Caustico, egocentrico, capace di sublimi scatti di cinismo, reso asprigno da un surplus d’ intelligenza, è difficile che Stendhal risulti oggetto di commiserazione. Stavolta, alle prese con Giulia, mostra invece un lato morbido, indifeso; la solidarietà del lettore lo segue spontanea, con qualche venatura di tenerezza. Il romanzo epistolare raccontato da Rinieri e Stegagno s’ interseca con eventi storici di primo piano, dalla Rivoluzione di luglio in Francia ai moti antipapalini in Emilia-Romagna. Su questo scenario domina una domanda: qual è il vero intralcio a che l’ amour-passion stendhaliano sfoci nel matrimonio? La risposta ci pare possa essere unica: l’ occhiuta, avara prudenza della provincia italiana, capace di resistere ad ogni assalto dei sentimenti. Fra Giulia e il suo entourage da una parte, e Henri Beyle dall’ altra, è lui a risultare il più generoso. Si sa che per Stendhal il matrimonio è un’ istituzione contro natura. Ma non esita, in questo frangente, a smentirsi. La donna, al contrario, traccheggia, calcola l’ effetto di ogni mossa, si tiene disponibile per occasioni migliori, pur concedendo allo scrittore momenti di deliziosa intimità prima e dopo la richiesta di nozze. Lui li registra alla sua maniera, annotando come War, Battle, Victory tutti gli eventi successivi alla prima prova d’ amore, così riassunta: 1830, 22 mars, a time, a first time. Non è però mai sicuro del prossimo incontro. Altri pretendenti lo scavalcano e vengono spesso sostituiti a loro volta: chi perché è un poco di buono o uno spiantato (i trenta o quarantamila franchi, di cui Giulia dispone, vengono infatti considerati in famiglia appena la dote di un comodo artigiano), chi perché non è disposto a stabilirsi a Parigi, dove dimorano la ragazza e il tutore. Stendhal aspetta paziente, limitandosi a provare qualche gelosia spesso mal riposta: vede ad esempio un rivale in un giovane senese, Carlo Bianchi le beau Bianchi cui non risulta che Giulia abbia mai pensato seriamente. Gli anni passano. Giulia, detta anche Siena (abbreviata in Si nell’ esperanto enigmistico di Stendhal), figura ossessivamente nei frammenti di vita vissuta che lo scrittore segna sui margini dei libri propri o altrui: ne sono costellati il Tom Jones di Fielding, gli Essais di Montaigne, le Vite di Plutarco, le Promenades dans Rome, la Vittoria Accoramboni, i Mémoires d’ un touriste. La Rivoluzione di luglio ha giovato a Stendhal in campo amoroso la notte fra il 29 e il 30 luglio 1830, trascorsa in compagnia della sua amata a scopo di protezione, resterà per lui memorabile e gli ha anche procurato una carica ambita. Per intervento del ministro degli Esteri di Luigi Filippo, Louis-Mathieu Molé, viene nominato console a Trieste. Vi si trattiene, annoiandosi, per pochi mesi. Arriva poi la nomina a console presso gli Stati di Sua Santità, con sede a Civitavecchia. Le gite a Siena, la Sienina di Giulia, si fanno così abbastanza frequenti. Ci va per respirarne l’ aria, anche talvolta in assenza della donna. Ma quando si trova con lei, a Siena o a Vignano, nella villa Berlinghieri, le glosse autografe dello scrittore assumono toni estatici o trionfali. Tre notti deliziose nel novembre 1832. Ore di reciproca dedizione nel gennaio 1833. Battle e Victory il 3 agosto 1839. Ancora Victory a Firenze, il 4 luglio 1840, e poi in settembre. Lo scrittore ha ormai cinquantasette anni, Giulia trentanove. Il tutore Berlinghieri, trasformatosi in padre adottivo, è morto da tempo, e dal 1833 la bella senese ha optato, dopo tante indecisioni, per un matrimonio di convenienza con un suo cugino, Giulio Martini, che ha visto poche volte in precedenza. Ha un buon cognome (fra i suoi successori ci sarà Ferdinando Martini, scrittore e uomo politico), le offre una decorosa copertura sociale, le fa fare dei figli e le consente di stare a Parigi: lì Giulio è infatti diplomatico, segretario addetto alla Legazione toscana. Ora le generalità della donna sono di una lunghezza iperbolica, aggiungendosi al suo cognome di ragazza quello ereditato dal padre adottivo e quello acquisito per matrimonio: Giulia Berlinghieri in Martini, nata Rinieri de’ Rocchi. Nessuna remora moralistica le impedisce di appagare l’ amour-passion professatole da Stendhal. In ciò assorbe e fa sua la teoria che lo scrittore ha enunciato nel saggio De l’ Amour: E’ molto più contrario al pudore andare a letto con un uomo che si è visto due volte, dopo tre parole latine pronunziate in chiesa, anziché cedere a malincuore a un uomo che si adora da due anni. Altro che due anni! Man mano che passa il tempo, il romanziere fa seguire al nome di Giulia l’ anzianità del loro rapporto: l’ amica of eleven years, l’ amica of fourteen years. Ma non si stanca. Stendhal muore a Parigi il 23 marzo 1842, di un attacco apoplettico, a cinquantanove anni. Giulia gli sopravviverà di quasi quarant’ anni. Scomparirà, ottantenne, il 13 agosto 1881. Sposa affettuosissima madre prudente e sagace a nessuna altra seconda: così si legge, fra l’ altro, nell’ epigrafe che uno dei figli ha fatto incidere sulla sua tomba. Chissà con quale amaro sarcasmo Stendhal ne avrebbe sorriso.

di NELLO AJELLO
La Repubblica, 24 settembre 1987



 

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Aggiornato al 13 giugno 2014

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