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L’Isola di Arturo  di Elsa Morante
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L’Isola di Arturo

 

 
L’ISOLA DI ARTURO
 

Autore: Elsa Morante
Editore: Giulio Einaudi Editore – Torino
Anno:1957 -8 Febbraio- Rarissima prima edizione
collana: Supercoralli
Condizioni: OTTIME CONDIZIONI
Categoria: LETTERATURA ITALIANA DEL NOVECENTO ELSA MORANTE PREMIO STREGA PRIME EDIZIONI LIBRI RARI
ID titolo:54058244

"L’Isola di Arturo" è in vendita da lunedì 30 luglio 2018 alle 13:34 in provincia di Parma

Note :
Elsa Morante (Roma, 18 agosto 1912 – Roma, 25 novembre 1985) è stata una scrittrice, saggista, poetessa e traduttrice italiana, tra le più importanti narratrici del secondo dopoguerra. Prima donna ad essere insignita del Premio Strega nel 1957 con il romanzo ’’L’isola di Arturo’’. Elsa Morante inizia molto giovane a scrivere favole, filastrocche e racconti per ragazzi pubblicati su diversi giornali, fra i quali il «Corriere dei Piccoli» e «Oggi». Una serie di questi racconti giovanili confluisce nel suo primo libro, Il gioco segreto, uscito nel 1941 e seguito l’anno dopo da Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina. Nel 1936 conosce Alberto Moravia, che sposerà nel 1941. Il suo primo romanzo è del 1948, Menzogna e sortilegio; il successivo, L’isola di Arturo , del 1957. Nel 1958 pubblica un libro di poesie, Alibi. Nel 1961 si separa da Moravia. Del 1963 è la raccolta di racconti Lo scialle andaluso, del 1968 Il mondo salvato dai ragazzini, del 1974 il suo ritorno al romanzo con ’’La storia’’, libro che ha un enorme successo. È un romanzo anche il suo ultimo libro, Aracoeli, del 1982. Dopo un lungo periodo di malattia muore a Roma nel 1985.
«L’isola di Arturo» fu scritto tra il 1952 e il 1957 , pubblicato da Einaudi nel 1957 e nell’agosto dello stesso anno vinse il Premio Strega. È il secondo e più noto romanzo di Elsa Morante, tradotto in tutto il mondo e ancora oggi molto letto. Narra la storia di un adolescente, Arturo, vissuta nella dimensione incantata di un’isola che è la sintesi ideale di Procida, Capri e Ischia. Già nel 1952 infatti da un trafiletto dell’’’Unità’’ del 24 marzo si apprende che Elsa Morante ha iniziato a scrivere il suo secondo romanzo e che si tratta della storia di un prigioniero della guerra in Africa. Ancora in un’intervista rilasciata a Sergio Saviane nel 1955 Elsa Morante dichiara ’’Arturo è un ragazzo molto intelligente e felice, che a diciotto anni, dopo essere stato prigioniero degli inglesi in Etiopia, scrive raccontando la sua infanzia’’. In realtà nel romanzo dato alle stampe non si fa mai cenno alla condizione di prigioniero dell’io-narrante Arturo. Dall’esame del manoscritto risulta che l’episodio, con cui avrebbe dovuto iniziare il romanzo, fu riscritto più volte e alla fine scartato. La prigionia di Arturo perciò non viene più raccontata al lettore: ma l’omissione iniziale ugualmente corre sotto tutto il romanzo, e ci si rende conto, ora, che è proprio questo non detto ciò che sta dietro al sentimento che avvolge tutta la narrazione come un velo leggerissimo e trasparente: dentro c’è la lontananza siderale di chi racconta un mondo perduto e perfetto, dove il detto e il non detto, i vuoti e i pieni si compenetrano in un ritmo dalla indicibile leggerezza mozartiana. La vicenda inizia quasi in sordina, tutta focalizzata sull’amore immenso e adorante che il piccolo Arturo (che narra, ormai adulto, le vicende in prima persona) ha per il padre, il misterioso Wilhelm Gerace, mezzo tedesco e mezzo napoletano, uomo misterioso ’’dal sorriso di capra’’. Questo padre totalmente assente, che sparisce e fugge è l’idolo di tutta l’infanzia di Arturo, che vuole essere come lui, vuole essere sempre con lui. Il suo sogno è partire da Procida col padre per viaggi immensi, avventurosi, da romanzo. Arturo è solo, la madre è morta nel darlo alla luce, il padre passa poche settimane all’anno con lui a Procida, solo la cagnolina Immacolatella è sua compagna nelle giornate di totale libertà vagabonda della sua infanzia e preadolescenza.
Arturo vive quest’epoca della vita in riferimento costante al padre, alla sua assenza e alla sua presenza, considerata come un dono regale. Tutta la vita di Arturo è sempre stata a Procida, nell’ambiente decadente e misterioso della ’’Casa dei Guaglioni’’, il ’’palazzo’’ diroccato dove vive in quasi totale solitudine (se si fa eccezione per la rpesenza del brusco cuoco) e che nasconde segreti e misteri. Nessuna figura femminile nella vita di Arturo, solo l’immagine sfocata di una vecchia fotografia della madre, che per lui diventa una regina, una dea di cui bramare l’affetto, l’amore, la protezione. Poi, d’un tratto, l’evento che modificherà definitivamente la sua esistenza: il padre si risposa, arriva Nunziata, una fanciulla di appena sedici anni si insedia nella Casa dei Guaglioni. Appena due anni separano figliastro e matrigna, e fra loro inizia a instaurarsi un rapporto particolare, fatto di ritrosie e aperture. Soprattutto per Arturo la presenza di Nunziata si svela come un trauma: scopre la femminilità, scopre un mondo che non aveva mai visto, scopre gli affetti e il sentimento amoroso. Nunziata segna la svolta nella maturazione di Arturo, che nel giro di poco più di un anno da ragazzino diventa adulto, scopre la disillusione nei confronti del padre e decide di abbandonare per sempre quello spicchio di paradiso che ha cullato la sua infanzia, lascia l’Isola ’’Che Non C’è’’ per arruolarsi. La trama, in un certo qual modo, non si può raccontare, perché non c’è una vera trama di eventi concatenati, tutta la narrazione sta sospesa tra sogno e realtà, come un quadro di Chagall. Forse, il miglior modo per esplorare il testo consiste nel leggerlo a partire da ciò che Elsa Morante stessa scrive a Giacomo Debenedetti poco dopo avergli inviato il dattiloscritto del romanzo: ’’La sola ragione che ho avuta (di cui fossi consapevole), nel mettermi a raccontare la vita di Arturo, è stata (non rida) il mio antico e inguaribile desiderio di essere un ragazzo’’. Questo è un elemento fondamentale per tutta la lettura del romanzo, la sua dimensione onirica, la sua costruzione in rapporto al mondo femminile. Difatti, l’elemento femminile è tanto più forte e incombente quanto più è assente nel testo. L’Amalfitano, antico padrone della Casa dei Guaglioni, odiava le donne, Wilhelm, si scoprirà passo passo nella lettura, è un omosessuale ossessionato dal ricordo ingombrante di una madre dispotica che si sposa per mascherare se stesso, Arturo, fino all’arrivo di Nunziata, non ha mai conosciuto realmente una donna. Eppure… sento una nota stonata. Arturo è la stessa nota stonata. Per quanto Elsa Morante abbia desiderato essere un ragazzo, Arturo coltiva una devozione per il padre che ha un tratto tipicamente femminile, quasi Edipico. È un viaggio in un mondo dove l’infanzia svanisce per lasciare il posto all’età adulta in una maniera brusca, senza possibilità di ritorno, senza alcun guardarsi indietro. L’elemento della partenza costituisce il cardine della fine dell’Eden infantile, fatto di Certezze Assolute, divinità ’’umane-troppo-umane’’ (il padre e la madre) e dell’inizio della realtà, bruciante, fatta di desiderio, di lotta, di incontro anche con la morte. Incredibile come l’Autrice sia riuscita a ricostruire in modo comunque credibile l’infanzia di un fanciullo. Il suo desiderio di esserlo stato doveva essere realmente forte e radicato. Un desiderio che, ammetto, è per me incomprensibile e per questo mi obbliga a cercare il femminile anche nelle pagine dell’Isola di Arturo. Che, di fatto, c’è: forte, sottile, ineludibile.
Tutta tela editoriale con fregio e titoli in bianco al dorso, sovraccoperta originale figurata a colori. Formato in 8° cm. 14 x 22,5 , pagine 381, firma di appartenenza alla prima pagina bianca. Condizioni usato, interno perfetto, sovraccoperta con minime mancanze ai margini, nel complesso eccellente copia da collezione. Rarissima prima edizione (con delicatissima sovraccoperta originale in ottime condizioni) del secondo e più noto romanzo della Morante.
....’’Ogni volta che si legge o ri-legge questo romanzo, si rimane affascinati dalla struttura descrittiva del romanzo. I luoghi che galleggiano tra il reale e l’irreale, la vicenda di Arturo situata al limite tra la favola formativa e la vita, le figure a mezza strada tra il paradigma e l’esistente. Procida esiste, ma non esiste la Procida del romanzo. Ha un che di grandioso’’....
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.






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D.LGS 205/2006 - D.LGS 21/2014
Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
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...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

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